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Doccia gelata per i lavoratori di Mercatone Uno: la Shernon Holding dichiara fallimento, sindacati furiosi

"Una situazione grave, specie per i quattro lavoratori che si sono trasferiti o hanno fatto i pendolari tra il Piemonte e la riviera con la prospettiva di conservare il posto"

Villanova d’Albenga. Una doccia a dir poco “gelida” che complicherà ulteriormente il destino di nove lavoratori il cui futuro era già stato messo a rischio un mese fa. Ieri sera la Shernon Holding, l’azienda che lo scorso anno ha acquisito i 55 punti vendita a marchio Mercatone Uno, ha dichiarato ufficialmente fallimento.

Circa sette mesi fa la società aveva rilevato numerosi punti vendita della storica catena per la grande distribuzione di mobili con la prospettiva di effettuare investimenti per diversi milioni di euro e, come ricorda Simone Turcotto di Filcams-Cgil di Savona, arrivare a “quintuplicare il fatturato entro il 2022. Nonostante queste promesse, lo scorso aprile la società aveva richiesto un concordato preventivo per bloccare l’eventuale procedura di fallimento. Il 30 maggio la dirigenza avrebbe dovuto incontrare i rappresentanti dei sindacati e del governo presso il ministero dello sviluppo economico proprio per discutere il piano e quindi approntare i passaggi successivi”.

A meno di una settimana dall’incontro, ecco il fulmine a ciel sereno: “Ieri sera l’azienda ha dichiarato fallimento. A soli sette mesi di distanza dall’acquisizione dei punti vendita e dopo tutte le promesse fatte. Ma c’è un fatto ancora più grave: l’azienda, infatti, avrebbe dovuto garantire la continuità aziendale fino al 30 maggio, invece ha dichiarato fallimento senza nemmeno informare i sindacati e, soprattutto, senza inviare le lettere di licenziamento ai lavoratori, che questa mattina, al momento di iniziare il turno, si sono trovati i cancelli dei punti vendita sbarrati”.

Per quanto riguarda il savonese, al momento l’organico di Mercatone Uno può contare su nove dipendenti, circa la metà della ventina che erano nel periodo precedente all’acquisizione: “Di questi, cinque appartengono al gruppo originario di Villanova d’Albenga. Altri quattro, invece, provengono dal Piemonte. Non avendo ancora ricevuto la lettera di licenziamento (che per fortuna arriverà più avanti, non appena sarà stato nominato un curatore fallimentare) queste persone non possono nemmeno chiedere la disoccupazione. Sono del tutto immobilizzati. Una situazione grave, specie per quei quattro lavoratori che si sono trasferiti o hanno fatto i pendolari tra il Piemonte e la riviera con la prospettiva di poter conservare il loro posto”.

Avendo la Shernon Holding dichiarato fallimento, i sindacati hanno poca possibilità di manovra nella difficile operazione di salvaguardia dei diritti dei dipendenti: “Ora dobbiamo riuscire a recuperare il Tfr, la tredicesima e la quattordicesima, lo stipendio di maggio e degli ultimi dieci giorni di aprile, mese in cui era stato attivato il concordato preventivo e quindi debiti e crediti erano stati bloccati”.

“Riteniamo – conclude Turcotto – che chi abbia avallato la vendita dei punti vendita alla Shernon Holding abbia compiuto una leggerezza e fatto una scelta tutt’altro che lungimirante. Dichiarando fallimento dopo soli sette mesi, l’azienda ha dimostrato di non avere le capacità né le possibilità per poter andare avanti su ‘gambe’ solide, che evidentemente non c’erano nemmeno al momento dell’acquisizione. Ciò è confermato anche dalla totale assenza di interventi di rilancio dei negozi o di campagne pubblicitarie. L’azienda ha rilevato i negozi ricorrendo ai debiti e poi non ha pagato quanto dovuti ai dipendenti: come al solito, a compensare le mancanze ci dovrà pensare lo stato, con il fondo di garanzia dell’Inps”.

Il sindaco di Villanova commenta: “Quando hanno visto i sigilli ai cancelli, i lavoratori sono precipitati nello sconforto più totale anche per essersi sentiti abbandonati da tutti, in special modo da coloro che dovrebbero fare battaglie a difesa del lavoro. Forse l’espressione ’10 dipendenti’ suona un po’ fredda: è meglio dire che ’10 famiglie’ oggi sono in ansia per il futuro. Anzi, per la loro quotidianità. Purtroppo le leggi, votate da tutti, non sono fatte per garantire le persone, ma solo coloro che, passando da un fallimento all’altro o attraverso i famigerati concordati di continuità, ci prendono in giro alla faccia del rispetto della dignità della persona”.

E proprio oggi a Bassano del Grappa è nata l’Associazione Fornitori Mercatone Uno A.S. per la tutela dei diritti dei creditori delle società del Gruppo Mercatone Uno ammesse alla procedura di Amministrazione Straordinaria nel 2015. Il consiglio direttivo dell’associazione è composto da William Beozzo (Farm srl), in qualità di direttore, dall’avvocato Savio Francesco, ex presidente dell’Ordine degli Avvocati di Bassano del Grappa, in qualità di presidente e dai consiglieri Alberto Gastaldi, Gianluca Robuschi, Luca Santaniello, Poppi Maurizio e l’avvocato Vittorio Accarino.

Le aziende fornitrici coinvolte nella vicenda Mercatone Uno sono oltre 500 disseminate su tutto il territorio italiano per un valore di crediti non riscossi, ad oggi, intorno ai 250 milioni di euro. Tra le società debitrici, oltre a quelle del Gruppo Mercatone Uno, si è aggiunta recentemente Shernon Holding srl, a cui i commissari straordinari nell’agosto del 2018 hanno ceduto 55 punti vendita del gruppo: “L’esigenza di creare una realtà associativa in grado di tutelare e informare tempestivamente tutti i fornitori coinvolti nella vicenda Mercatone Uno è nata proprio a seguito della richiesta anche da parte di Shernon Holding srl avvenuta lo scorso aprile 2019, dell’ammissione alla procedura di concordato preventivo in bianco. Nell’Associazione Fornitori Mercatone Uno A.S. i fornitori coinvolti potranno trovare quindi oltre che un efficacie strumento di tutela dei loro diritti anche una fonte qualificata di tutte le informazioni necessarie”.

“Infatti, tra i compiti principali che l’associazione, senza fini di lucro, si prefigge di svolgere per i propri associati vi sono anche: la raccolta, e la diffusione agli associati, di informazioni, elaborazioni ed analisi tecniche contabili e giuridiche della documentazione riguardante le procedure concorsuali; progettare linee guida di azioni giudiziali, negoziali e relazionali da proporre agli associati, per ottenere la miglior soddisfazione dei creditori, ricorrendo alla collaborazione di tecnici, di esperti e di professionisti che, sulla base della documentazione e dei flussi informativi comunque acquisiti, potranno evidenziare le soluzioni più opportune; proporre agli associati azioni, anche collettive, tese alla tutela delle posizioni dei diritti di credito sopra specificati e mantenere un canale comunicativo continuo e diretto con il Mise”.

“La logica è quella di assicurare a tutti gli associati una puntuale ed immediata informativa sugli sviluppi delle procedure e dei soggetti coinvolti, ma, soprattutto, di proporre, nei tavoli che saranno aperti, tutte le possibili migliori soluzioni che possano permettere il miglior soddisfacimento delle ragioni creditorie dei propri associati”.

Si legge in una nota “L’associazione segue attentamente il percorso giuridico che si evolverà, soprattutto per capire le conseguenze tra questo fallimento e il procedimento di amministrazione straordinaria del gruppo Mercatone, al fine di tutelare i crediti dei propri associati e i livelli occupazionali”.

“I fornitori costituenti l’Associazione del Gruppo Mercatone Uno hanno sempre manifestato a tutti gli organi competenti le proprie perplessità sull’operazione con Shernon Holding – ha dichiarato William Beozzo, direttore dell’associazione – Sono stati persi altri 8 mesi e ulteriori risorse finanziarie. Ricordiamo che in gioco non ci sono solo i 1860 dipendenti del gruppo, a cui mandiamo tutta la nostra solidarietà, ma anche tutti i dipendenti delle nostre aziende, un indotto che coinvolge in Italia quasi 10.000 persone”.

“Con questo atto, il Tribunale di Milano nella persona del Giudice Delegato Sergio Rossetti, la Procura di Milano nella persona di Roberto Fontana e il Commissario nella persona di Marco Angelo Russo hanno agito nell’interesse dei dipendenti, e finalmente hanno dato voce ai fornitori all’indotto che ne deriva. In questi 8 mesi di gestione di Shernon Holding non si è fatto altro che aggravare una situazione già particolarmente grave che andava fermata al più presto. Un grande plauso quindi al Tribunale di Milano, alla Procura e al Commissario per il lavoro svolto e per la prontezza di risposta ad una situazione insostenibile. Ribadiamo comunque il nostro sostegno a tutti i dipendenti del Gruppo”.

Le aziende fornitrici coinvolte nella vicenda Mercatone Uno sono oltre 500 disseminate su tutto il territorio italiano per un valore di crediti non riscossi, ad oggi, intorno ai 250 milioni di euro.

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