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Ciao Mino, “indimenticabile maestro”

Lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia

È stata una settimana molto intensa quella conclusasi in casa della Dea bergamasca sfociata nell’importante vittoria contro l’Udinese che ha proiettato la squadra di Gasperini (già finalista di Coppa Italia contro la Lazio) in piena zona Champions.

Ma come spesso accade nel mondo dello sport ad un periodo così felice (paragonabile per storicità solo al clima creatosi attorno alla finale di Coppa delle Coppe del 1988 con il Malines) per il presidente Antonio Percassi e tutta la Bergamo nerazzurra è coincisa con una  tremenda fatalità: la scomparsa il 23 aprile del grandissimo Mino Favini, il “mago di Meda” per 25 anni responsabile del vivaio e vero, unico, immenso talent scout del calcio giovanile.

Dopo il lutto al braccio ed il minuto di silenzio in occasione della semifinale di ritorno di Coppa Italia contro la Fiorentina anche in occasione della citata partita di Serie A contro i bianconeri friulani, l’Atalanta lo ha voluto ricordare. Sulla manica destra delle maglie che hanno indossato i giocatori si leggeva “Mino Favini indimenticabile maestro”: un ulteriore e doveroso riconoscimento ad una persona così speciale che tanto ha dato al club orobico ed al calcio italiano. Da ricordare anche che nel fine settimana trascorso tutte le squadre del settore giovanile atalantino hanno giocato con il lutto al braccio, oltre ad aver osservato il minuto di silenzio.

Nel corso poi della conferenza stampa di presentazione dei lavori di riqualificazione dello stadio, il Direttore Operativo Roberto Spagnolo ha annunciato che la nuova palazzina del settore giovanile nel Centro Bortolotti verrà intitolata a Mino.

Si chiamerà Accademia Mino Favini, un doveroso tributo a un grande uomo che per un quarto di secolo ha rappresentato il team portandolo ad altissimi livelli. Le fortune dell’Atalanta attuale hanno profonde fondamenta e lui, “semplicemente” è stato il “capocantiere” dell’opera per decenni e quando ancora tanti campioni di oggi non erano nessuno il calcio nazionale riconosceva già in lui il genio, lo “starmaker”, l’ineguagliabile scopritore di talenti, la leggenda di Zingonia.Da Borgonovo a Zambrotta, da Matteoli a Morfeo, da Pazzini a Bonaventura, da Caldara a Conti: quanti sono arrivati in alto grazie a lui.

Li guardava, li consigliava, li plasmava. Tecnica, sì, ma voleva soprattutto educazione. Li voleva bravi con il pallone, ma anche intelligenti e istruiti. Controllava le pagelle, il comportamento in campo, e chi sgarrava stava fuori. Ha amato tutti i suoi giovani calciatori e da tutti è stato amato come un padre prima, e come un nonno dopo.

“Che cosa guardo in un ragazzo? La tecnica, poi lo spirito di sacrificio ed infine, e solo infine, il fisico.”Il dono che vorrei? Smettere il più tardi possibile per accompagnare i miei amati ragazzi verso un futuro migliore”. I suoi ragazzi, e il calcio italiano, gli saranno riconoscenti per sempre.

Ciao Mino, ciao amico e maestro, che ci hai insegnato quello che non scorderemo mai!

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