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Bombardier, lavoratori fuori dai cancelli: scatta la nuova protesta fotogallery

E' stata decisa dopo l'assemblea dei lavoratori dello stabilimento di Vado Ligure

Vado Ligure. Lavoratori fuori dai cancelli dello stabilimento, pronta un’altra protesta: ecco l’esito dell’assemblea dei lavoratori della Bombardier di Vado Ligure, una assemblea certamente ad alta tensione.

Le assemblee dei lavoratori hanno dato mandato alle organizzazioni sindacali ed alla Rsu dello stabilimento di proclamare un pacchetto di 16 ore di sciopero nelle prossime due settimane quale “reazione alla volontà del gruppo di andare avanti, disattendendo anche le richieste arrivate dalle istituzioni, con la cessione dell’ingegneria. Questo spacchettamento, lo ricordiamo, indebolisce il sito produttivo e rende ancora più concreta la prospettiva di chiusura delle attività di produzione una volta ultimate le locomotive DC3 per Mercitalia”.
Lo sciopero verrà articolato in modo tale “da mettere in difficoltà il gruppo rispetto alle scadenze con i clienti sia rispetto alla consegna del materiale rotabile che alla consegna del materiale di supporto per le attività esterne realizzate nei cantieri perché a questo punto non è più possibile tergiversare. O Bombardier fornisce assicurazioni con fatti concreti sui carichi di lavoro che esiste la volontà di mantenere il sito produttivo o viceversa dica chiaramente che il passo successivo alla cessione di ingegneria sarà la chiusura della produzione, rendendo pertanto evidente il fatto che la continuità produttiva del sito di Vado passa unicamente dalla ricerca di un nuovo soggetto che opera nel settore della produzione materiale rotabile. I lavoratori meritano rispetto. Questo territorio merita attenzione”.

Resta dunque forte la preoccupazione delle maestranze e delle organizzazioni sindacali di categoria sulle sorti del sito produttivo vadese, una crisi ad ora senza soluzioni e garanzie sul fronte industriale e occupazionale. Nel mirino la cessione dell’ingegneria, un ramo d’azienda strategico, ma non solo: nessuna risposta in merito ai futuri carichi di lavoro, mettendo a rischio la tenuta dello stabilimento di Vado.

“Contrastare questo scempio occupazionale ed industriale” è stato il monito lanciato questa mattina e ripetuto dai lavoratori.

“La richiesta arrivata a Bombardier dalle istituzioni locali prima e dal Mise nell’incontro del 19 aprile poi, di non procedere con azioni propedeutiche alla cessione del ramo d’azienda fino alla riconvocazione del prossimo incontro al Ministero previsto per la seconda/terza settimana di maggio sia stata clamorosamente disattesa”.

“Cedere ingegneria senza alcuna garanzia per i lavoratori, chiudere le attività di produzione e tenere, per quanto tempo e dove non si sa, il service è una prospettiva inaccettabile. Quello che è evidente è che lo ‘spezzatino’ iniziato è finalizzato a chiudere un sito produttivo presente nel nostro territorio dal 1905, uno stabilimento che ha sempre consegnato al gruppo importanti utili grazie a performances tra le migliori di tutta Europa”.

Lavoratori e sindacati sono pronti a forti azioni di protesta ed una mobilitazione senza precedenti: “O il gruppo inverte decisamente rotta rispetto alle fallimentari politiche degli ultimi anni o l’unica alternativa alla chiusura è l’arrivo di un’altra realtà del settore produzione di materiale rotabile con programmi di rilancio del sito industriale, fornendo le opportune garanzie ai lavoratori”.

Ancora i sindacati: “Siamo in piena campagna elettorale per le elezioni europee. Riteniamo che delle crisi industriali, e più in generale dei problemi del lavoro, si debbano occupare tutte le forze politiche e tutte quelle persone che ambiscono a ricoprire ruoli di rappresentanza politica. Pertanto siamo disponibili a parlare nei prossimi giorni con tutti coloro i quali vorranno partecipare ai presidi dei lavoratori davanti ai cancelli dello stabilimento per ascoltare le nostre ragioni, per portare solidarietà nonché per darsi da fare affinchè si eviti un nuovo omicidio industriale con conseguente macelleria sociale in una provincia già stremata dalla crisi. Il fortissimo disagio sociale presente rischia di creare un clima di tensione esasperato e, come rappresentanti dei lavoratori, potremmo non essere più in grado di mantenere la pace sociale siano ad oggi assicurata”.

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