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I Magazine di IVG.it - Per un Pensiero Altro

Quanto costa un sorriso?

"Per un Pensiero Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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“Io so come sarà il mio paradiso: incontrerò tutta la gente che ho amato circondato dai sorrisi che ho regalato”. Ricordo che eravamo rimasti in silenzio a lungo, come spesso accadeva nel corso delle nostre conversazioni, ognuno immerso nei propri pensieri quando l’amico Gershom (Freeman) pronunciò la frase che ho utilizzato in apertura. In realtà stavamo discutendo del concetto di valore, ma la sua affermazione non è per niente scollegata dall’argomento anche se può sembrarlo a prima vista.

Provo a ripercorrere il senso del nostro argomentare: noi siamo inseriti in un contesto valoriale, fatto inevitabile, evidentemente storicizzabile, nel senso che si trasforma adattandosi e agisce determinando l’epoca in cui vive. Evidentemente tale contesto è diveniente anche nello spazio. Da sempre ogni nuova civiltà ha riscritto le precedenti gerarchie valoriali, anzi, le ha fatte coincidere con il proprio concetto di civiltà, quindi lo stesso si è trasformato modificano la cultura che lo espimeva e nella quale si riconosceva. È altresì ovvio che, se manteniamo costante la variabile temporale, possiamo comunque osservare strutture valoriali differenti al variare del luogo anche su aspetti fondamentali come il significato della vita o dell’onore o della fedeltà. Potrei elencare infiniti esempi ma mi sembra tanto pleonastica l’affermazione da non richiedere un simile sforzo, mi interessa di più riflettere intorno al cuore della conversazione alla quale mi riaccosto con la memoria.

Se prescindiamo dalle “civiltà gilaniche”, rimando chi fosse interessato al mio articolo “Chi ha rubato tre millenni?” del 14 marzo 2018, possiamo riconoscere il filo rosso della storia anche, e forse soprattutto, nella progressiva sovrapposizione tra il concetto di valore e quello di prezzo. Come è stata possibile una simile falsificazione? Una lettura di natura economico commerciale può sembrare, a prima vista, più che chiarificante, ma credo che, a fondamento della logica utilitaristica del mercato globalizzante e omologante alla quale siamo oramai assuefatti, sia da collocare una ulteriore riflessione.

L’atteggiamento acritico di ogni uomo nei confronti della realtà che lo circonda fa si che ogni ente costitutivo della stessa sia visto solo in relazione alla sua “possibilità d’uso”, le cose sono per l’uso che ne faccio, la domanda che mi pongo quando le incontro è “a cosa serve” non “cos’è”? Mi sembra possa essere utile a meglio comprendere la violenza falsificante della logica di mercato un esempio storico: quando gli europei sbarcarono sulle coste nordamericane trovarono una popolazone autoctona alla quale chiesero che vendesse loro le terre che, tanto abbondanti, avrebbero consentito il loro insediamento. I pellerossa risposero che non potevano vendere la terra poichè la terra non è di nessuno. La logica europea optò per la recinzione dello spazio e l’introduzione della proprietà privata. Fu un contrasto culturale all’origine del primo tragico genocidio, l’incapacità di accettare un “altro punto di vista”!

L’ottica europea si fondava sull’assioma che ogni cosa “serve a” e pertanto può essere prezzata di conseguenza, concetto totalizzante che non può contemplare la sopravvivenza di nessuna alternativa. Lungo questo itinerario logico non si può che approdare all’ancor più tragica reificazione dell’uomo: se ogni ente è l’uso che ne faccio inevitabilmente ogni essere umano è la sua funzione all’interno della struttura generale che, ancora una volta, è valutata in base a quanto costa. È altresì evidente che chiunque non sia allineato a questa logica risulta essere un border line nell’attuale sistema. L’aspetto più avvilente è quanto sia semplice valutare una persona in relazione al suo reddito o alle sue proprietà, o, in altri termini, a quanto costa il suo tempo. Le assicurazioni hanno stilato una casistica per i rimborsi che è individuale ma strettamente rapportata alla retribuzione, insomma, non tutti gli incidenti arrecano lo stesso danno all’assicurato, dipende da quanto guadagna. Questa logica che è alla radice del sistema di mercato ha bisogno di essere inattacabile per assolvere alla sua funzione fondativa e, come ogni simulacro, si deve poter autoconfermare, per dirla con Spinoza, essere “causa sui”.

Ma se sopravvivesse a questa possibilità onnicomprensiva, e pertanto sistemica, “un’altra possibilità”? Chiaramente questo intaccherebbe radicalmente la certezza e la solidità dell’intero edificio realizzato sulla stessa. Per dirla con Popper, l’impianto sarebbe edificato su palafitte, ma non proseguiamo oltre sul terreno minato dell’epistemologia, almeno non ora. Quale sarà allora l’unica possibilità per assicurare solidità alla struttura complessiva? La strategia messa in atto dal mercato si chiama globalizzazione. Non esiste una possibilità diversa, come per ogni totalitarismo, se non cancellare qualsiasi ipotesi alternativa. Potremmo affermare che il nuovo totalitarismo, che ha fallito nel tempo più e più volte nella sua forma politica, ha affinato i suoi artigli ottenendo lo scopo per via economica con una strategia a dir poco geniale: non si impone con la violenza, il ricatto, la minaccia, anzi, non si impone per niente, basterà convincere ogni vittima a divenire carnefice di se stessa, sarà sufficiente che tutti desiderino acquistare e possedere sempre di più, non importa cosa, senza rendersi conto di essere divenuti essi stessi oggetti di mercato.

Ed ecco che l’affermazione dell’amico Gershom diviene illuminante. Io che lo conosco so bene quanto amore e quanti sorrisi abbia distribuito nella sua vita, per la gioia di farlo, senza nulla chiedere in cambio perchè nessuno sa quanto costa un sorriso, nessuno potrà mai saperlo per il semplice motivo che il sorriso, come chi lo regala, non è sul mercato, un sorriso è come l’amore e
“L’amore è come la conoscenza
donarlo non ti impoverisce
arricchisce chi lo riceve
regalandoti la gioia
di aver donato”.

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
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