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Processo per la morte di un operaio in cantiere a Loano: 2 condanne e 2 assoluzioni foto

La vittima Romolo Natalino Pelizzoli era originario del Bergamasco ed era precipitato da un ponteggio

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Loano. Si è chiuso con due condanne ed altrettante assoluzioni il processo per l’incidente avvenuto il 13 luglio del 2012 e costato la vita ad un operaio quarantenne originario del Bergamasco, Romolo Natalino Pelizzoli, che lavorava all’interno di un cantiere edile in via Silvio Amico a Loano, nell’area dell’ex discoteca “Ai Pozzi”.

Questa mattina, il giudice Francesco Giannone ha condannato a dieci mesi di reclusione, con la sospensione condizionale della pena, per omicidio colposo Roberto Patelli, titolare della ditta che realizzava il lavoro, e per Ilia Petrov, rappresentante della ditta che effettuava interventi in subappalto nel cantiere. Sono invece stati assolti “per non aver commesso il fatto” Daniele Alessio Barbi e Alberto Riva, che secondo l’accusa erano i responsabili del cantiere.

Inoltre il giudice ha anche escluso la responsabilità delle due società che operavano sul cantiere – imputate in qualità di persone giuridiche -, la Casazza Costruzioni e la Kvf Srl, che lavorava in subappalto, per “insussitenza dell’illecito amministrativo contestato”. I motivi della sentenza saranno noti tra 90 giorni.

Secondo la Procura, al momento dell’incidente fatale, Pelizzoli era sull’impalcatura all’altezza del quarto piano e stava manovrando una gru con il telecomando per sollevare un bancale di mattoni. Al momento di disincagliare il pesante carico però qualcosa era andato storto: il bancale lo aveva colpito facendolo precipitare nel vuoto da un’altezza di dieci metri. Un volo che, purtroppo, non gli aveva lasciato scampo.

La tesi degli ispettori Asl è che nel cantiere loanese non fossero stati seguiti i protocolli per il sollevamento di carichi: in particolare quello di mattoni che veniva movimentato dalla gru non sarebbe stato regolare perché doveva essere unitario e “reggiato” (ovvero fissato su un pallet con una striscia di metallo o plastica resistente).

Insomma, per l’accusa, la gru manovrava un carico non idoneo e anche ad un’altezza troppo elevata.

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