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Pietra Ligure Superenduro, la bella sfida mancata

Spunti di riflessione al termine della tappa EWS Qualifier, annullata a causa del freddo

Pietra Ligure. Per la prima volta in undici stagioni il Superenduro annulla una prova a causa delle condizioni meteo. Una sfida solo rimandata dal punto di vista agonistico, ma di contro una scoperta di un bellissimo territorio e del suo potenziale certificato dall’entusiasmo delle centinaia di rider presenti.

Dopo le prove libere di sabato il feedback sulle prove speciali era unanime, percorsi stupendi e territorio unico nel suo genere. Con due speciali ben sopra i dieci minuti tra faggete, boschi di castagno e macchia mediterranea e una speciale cittadina con arrivo in piazza San Nicolò nel centro storico di Pietra Ligure, la prima Superenduro di stagione si apprestava a diventare una gara epica dal finale infuocato.

A spegnere l’entusiasmo di rider ed organizzatori ci si è messo il maltempo con pioggia, neve e soprattutto il gran freddo, che hanno innalzato il livello d’attenzione dei soccorsi e costretto la giuria a prendere la decisione di annullare la gara.

La località, con la collaborazione tra il Comune di Pietra Ligure, le associazioni, Pietra Ligure Outdoor, Visit Pietra Ligure, Sea Stone Riviera e Finale Outdoor Resort, ha messo in campo tutte le risorse necessarie per realizzare una gara di altissimo livello, con un’area paddock davvero curata e coloratissima a due passi dal mare, ma soprattutto con una serie di sentieri al top espressione di tutta l’eterogeneità di questo territorio che perfettamente si sposa con l’enduro in mountain bike.

Fin da subito la prima della Superenduro, valevole anche come EWS Qualifier, ha registrato grandi numeri con 405 rider di 16 nazionalità diverse pronti a prendere il via sfidandosi nella cornice di Pietra Ligure e della Val Maremola. Ma in questa occasione il meteo si è messo di traverso.

Ciò che invece non è riuscito a cancellare il brutto tempo è stata la positiva reazione della maggioranza degli atleti nell’accogliere il nuovo regolamento delle prove e le sfide che questo cambiamento comporta.

Già da venerdì nel paddock in allestimento, le assistenze erano attive con i rider per impostare il miglior setup delle bici, consapevoli del poco tempo a disposizione per trovare il miglior equilibrio in visione della gara. La giornata del sabato ha fatto emergere i differenti approcci dei rider al nuovo format delle prove.

Chi provava senza fermarsi all’immediata ricerca del giusto feeling con il trail e la bici, limitando quindi il consumo delle proprie energie e chi, invece, si focalizzava più sui passaggi tecnici provandoli diverse volte per trovare le linee più veloci, senza che però nessuno avesse la possibilità di memorizzare o studiare a fondo speciali e i passaggi nel dettaglio.

Insomma, siamo certi che questo regolamento offrirà in futuro uno spettacolo sempre più avvincente aumentando al contempo il divertimento in sella.

Organizzare e correre una gara in un territorio così bello e vario come quello di Pietra Ligure è un’opportunità unica che certamente si cercherà di cogliere nuovamente in futuro, per cui questo è a tutti gli effetti un arrivederci!

Quando l’enduro è nato ormai un bel po’ di anni fa, si parlava di una disciplina della mountain bike completa e per questo avvincente. Non si tratta solo di preparazione atletica ma anche di autosufficienza dei rider, e questo è sempre stato uno dei caratteri distintivi di questo sport.

Proprio nella gara di Pietra Ligure questo aspetto è emerso con forza cogliendo decisamente impreparati diversi concorrenti in estrema difficoltà di fronte al freddo in quota.

Sin dalle prime ore del mattino era chiaro che sarebbe stata una giornata difficile, probabilmente non ci si sarebbe mai aspettati così tanta neve, ma certamente il freddo era da mettere in conto.

Allo start, invece, in molti si sono presentati con un abbigliamento decisamente inadeguato, senza uno zaino, con pantaloncini corti e addirittura maniche corte.

Ora, se da un lato essere leggeri di attrezzatura favorisce l’agilità e la fatica nel pedalato in trasferimento, dall’altro bisogna sempre considerare a cosa si va in contro soprattutto in un territorio che offre oltre 1.000 metri di dislivello dal mare alle montagne.

Il regolamento della disciplina ad oggi non impone un certo tipo di attrezzatura e forse questo è un tema sul quale si può ragionare anche in Italia, rimane il fatto che il buon senso dovrebbe arrivare prima.

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