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Ordinanza “anti migranti”, via al processo per l’ex sindaco di Carcare

Franco Bologna respinge le accuse di aver firmato un provvedimento discriminatorio e razzista, la difesa: "Emesso esclusivamente per motivi sanitari"

Savona. E’ proseguito questa mattina con l’audizione dei testimoni della difesa il processo che vede a giudizio l’ex primo cittadino di Carcare (ora vicesindaco) Franco Bologna per l’ordinanza in tema di accoglienza migranti, firmata nel giugno 2016, e che vietava sul territorio carcarese la “dimora, anche occasionale, a persone provenienti dall’area afro-asiatica prive di regolare certificato medico attestante le condizioni sanitarie”.

Un provvedimento, salito alla ribalta delle cronache (come quello analogo emesso dal primo cittadino alassino Enzo Canepa) con la definizione di “anti migranti”, che era stato ritenuto discriminatorio e razzista dalla Procura che aveva emesso un decreto penale di condanna al pagamento di una multa da 3750 euro per l’allora sindaco.

Bologna, con l’assistenza degli avvocati Amedeo Caratti e Massimo Badella, si è però opposto al decreto penale e, di conseguenza, su questa vicenda si sta celebrando un processo.

L’attuale vicesindaco di Carcare, infatti, ha sempre sostenuto di aver agito esclusivamente per motivi sanitari e per tutelare i bambini dell’asilo nido vicino al quale dovevano essere sistemati 50 profughi. “L’ordinanza era stata emessa in un contesto ben preciso. Al sindaco era stata manifestata grande preoccupazione per il probabile ed imminente arrivo di cittadini stranieri provenienti da aree dove c’era il rischio della presenza di malattie contagiose e lui ha tradotto questo allarme nel provvedimento. Peraltro nell’ordinanza non si impediva l’arrivo di migranti, ma si chiedeva che avessero un certificato medico” hanno precisato i legali di Bologna. Secondo la difesa, quindi, c’era preoccupazione per l’eventuale arrivo di profughi in degli appartamenti adiacenti ad una struttura frequentata da bimbi in un’età compresa dai pochi mesi fino ai 3 anni che hanno le difese immunitarie più basse (tanto che ai genitori viene chiesto di presentare certificati medici che attestino le vaccinazioni).

Ricostruzione che è stata confermata in aula dai testimoni della difesa, tra cui il medico di famiglia Alessandro Ferraro, attuale assessore comunale alle politiche sociali, che era in carica anche nella precedente Giunta: “C’era preoccupazione per gli aspetti sanitari perché certe patologie, come tubercolosi e scabbia, possono essere critiche per i bimbi in tenera età. Ricordo che in Comune avevamo saputo del probabile arrivo di migranti dal giornale e dai genitori e dalle educatrici dell’asilo”.

Anche l’educatrice Maria Rosa Bonifacino, che da dodici anni lavora nell’asilo di piazza Pertini a Carcare, ha confermato che i genitori dei piccoli alunni erano preoccupati: “Si parlava dell’arrivo di più di venti migranti. I genitori erano molto allarmati e volevano sapere se noi avevamo notizie più precise. Non avendole, come scuola, ci siamo attivati per parlare col Comune. Così abbiamo parlato col sindaco e gli abbiamo detto quello che avevamo letto dai giornali per avere informazioni. I genitori gli hanno palesato il loro stato d’animo, in particolare in relazione agli aspetti sanitari. Poco dopo abbiamo saputo che il sindaco aveva emesso l’ordinanza”.

Rispondendo ad una domanda degli avvocati Badella e Caratti, la maestra ha poi precisato che “i bambini che vengono all’asilo devono presentare dei certificati che attestino la buona salute e lo stesso vale per il personale che ha a che fare con loro”.

Secondo la difesa, quindi, l’ordinanza dell’allora sindaco Bologna andrebbe contestualizzata in questa situazione. La prossima udienza, per gli ultimi testimoni e per la discussione, è stata fissata per la fine di maggio.

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