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I Magazine di IVG.it - Per un Pensiero Altro

Non c’è più rispetto

"Per un Pensiero Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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“Agisci in modo da considerare l’umanità, sia nella tua come nella altrui persona, sempre come fine e mai come semplice mezzo”. E’ quanto impone l’imperativo categorico kantiano espresso, sia pure in tre formule differenti, ne La Critica della Ragion Pratica, pietra miliare del pensiero filosofico occidentale scritta alla vigilia della Rivoluzione francese nel 1788.

Più di duecento anni orsono il filosofo di Konisberg ha così sintetizzato l’aspetto etico che dovrebbe essere faro sicuro ancora oggi per la formulazione delle leggi che regolamentano uno stato, per le scelte di sistema a livello di rapporti economici e politici, per una positiva costruzione di qualsiasi relazione interpersonale. Potremmo individuare nel comandamento kantiano una sorta di preludio o una implicita indicazione per generare una corretta definizione del termine rispetto. Come non riconoscere questo aspetto come controllore universale, aldilà del tempo e dello spazio, di una sana e armoniosa convivenza tra gli uomini?

L’ottimismo tipico del secolo dei lumi fece ipotizzare al grande Immanuel la possibilità di una pace perpetua tra gli uomini, purtroppo la sua speranza sarà frustrata, nei secoli successivi, dal prevalere degli interessi individuali e, soprattutto, nazionali. È, pertanto, urgente riprendere le considerazioni di Kant per ripensare, alla luce dei secoli trascorsi, il significato profondo del termine rispetto. Possiamo aspettarci che la definizione prodotta dal settecento europeo possa ritenersi ancora valida alla luce di quanto documentato dalla storia e, soprattutto, all’interno di un modello esistenziale così mutato come quello attuale? Diviene indispensabile un passo indietro ma solo allo scopo di prendere rincorsa e velocità per un più ampio balzo in avanti.

L’etimologia del termine rispetto affonda nella grande tradizione latino romana della dignitas, deriva da re, indietro, e spicio, guardare. Dobbiamo intendere che significhi guardare il passato? Vuole essere una foscoliana esortazione alle storie, ad utilizzare il tempo andato come fondamento dell’oggi? Sicuramente questa è una opzione che, però, richiede un più profondo riesameme del rapporto tra ieri ed oggi come fondazione del domani, questione che mi riservo di sviluppare nel nostro prossimo appuntamento; mi piace in questa sede suggerire piuttosto una lettura leggermente diversa.

L’esortazione a guardare dietro non va letta, a mio modo di vedere, in ordine temporale, ma spaziale: mi spiego. Io leggerei il senso come un invito, osservando una persona, per esempio, a vedere quello che sta dietro al suo nome, al ruolo, alla condizione sociale, al livello culturale. Siamo abituati ad usare il mondo intorno a noi tanto da far si che ogni ente dello stesso divenga “funzione per” tanto che arriviamo a considerare anche le persone per il loro ruolo. Non più esseri umani che lavorano ma idraulici, avvocati o farmacisti; non persone in relazione affettiva ma figli genitori o amici ed, ancora più tragicamente, nemmeno più persone ma quantità, numeri identificabili come algoritmi. Ogni uomo diventa un componente di un gruppo di utilizzatori di verdure o dopobarba, lettore di saggi o frequentatore di palestra, singol dalle notti rave o coniuge con mutuo a carico. Ogni anonimo numero diviene elemento per generare una strategia di offerta d’acquisto, una previsione per una proposta finanziaria o per un viaggio ai tropici.

Per non parlare di come vengono anonimizzati gli esseri umani nelle statistiche dei giornali: il tot percento degli italiani non mangia avogadi, il numero tot di soldati italiani sono in missione in un paese asiatico, si registra l’incremento di un tot percento rispetto allo scorso anno dei decessi per tumore al pancreas. Nessun problema, la notizia ci disturba all’ora di cena ed è già nullificata al momento del caffè. Ma se in uno di quei gruppi riconoscessimo un amico, un figlio, il nostro amato, ecco che il numero avrebbe di nuovo le sembianze e la dignità di un essere umano, riusciremmo a “vedere dietro”. Così, forse, potremmo riconoscere l’uomo dietro all’idraulico, all’avvocato ed al farmacista. Chissà, forse saremmo in grado di guardarlo sporgersi da dietro ad ogni essere umano ed ogni essere umano ci riconoscerebbe come suo simile e comprenderebbe le illuminanti parole dell’amico Gershom Freeman “In ogni uomo si nasconde un sogno, in ogni sogno si rivela un dio”.

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
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