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Maurizio Landini (Cgil) a Savona: “Salvare Bombardier sbloccando le commesse. Su Piaggio il governo prenda una decisione”

Sull'area di crisi industriale complessa: "Sbloccare gli investimenti"

Savona. C’è stato tempo per analizzare ed affrontare anche le due vertenze savonesi più “calde” del periodo, cioè quelle che riguardano il futuro della Piaggio di Villanova d’Albenga e della Bombardier di Vado Ligure, a margine del’incontro su “La Cgil ieri oggi e domani sempre con i propri valori tra crisi industriale, innovazione, nuovi opportunità e l’importanza della dimensione europea” tenutosi questa mattina presso la Scuola Edile di Savona e che ha avuto come “ospite d’onore” il segretario nazionale della Cgil Maurizio Landini.

Maurizio Landini Savona

A margine dell’iniziativa, organizzata dalla Camera del Lavoro savonese per festeggiare il proprio 118^ compleanno, l’ex segretario della Fiom ha fatto il punto della situazione a pochi giorni dai due tavoli ministeriali in programma il 19 aprile (per Bombardier) e il 24 aprile (Piaggio).

Per quanto riguarda l’azienda con sede a Vado, per Landini “sarebbe importante che venisse ritirata la procedura di scorporo, che prelude al rischio di uno spezzatino e di un ridimensionamento dello stabilimento. C’è la possibilità, e questo lo deve fare Bombardier, di assegnare al sito di Vado le commesse che erano previste. Il governo, invece, potrebbe procedere all’assegnazione di commesse, in particolare quelle per l’alta velocità, che permetterebbero di far lavorare lo stabilimento, che ha tutte le competenze per poterlo fare”.

Sul fronte Piaggio, invece, Landini ha ribadito che si tratta di “un’azienda strategica per questo paese. In particolare credo che sia importante che il governo eserciti la golden power, visto che ha la possibilità di farlo. Quello che serve è un piano industriale serio: ci sono le competenze, ci sono le condizioni per poterlo fare. Credo che non sia più tollerabile il continuo rinvio di decisioni che, in questo caso, spettano in prima persona al governo, che può agire anche sulla base di riferimenti legislativi sfruttati negli anni passati. Questo può essere fatto sia perché ci sono le risorse, sia perché ci sono le condizioni per definire un piano industriale degno di questo nome, che non disperda competenze che non sono solo del territorio ma nazionali”.

Capitolo area di crisi complessa: l’istruttoria in corso (ormai già da diversi mesi) ha visto la bocciatura di quattro aziende; altre, invece, aspettano i finanziamenti necessari a partire. A questo proposito Landini ha commentato affermano che “ciò conferma l’assenza di una politica industriale e della presenza di lungaggini molto forti. La gestione dell’area di crisi complessa non è così solo a Savona: in Italia abbiamo diverse aree di crisi complessa per le quali sono state presentate offerte e ci sono interessi di investimento che non vengono sbloccati. Cosa che sarebbe utile in questo caso, visto che stiamo parlando di realtà che già esistono sul territorio”.

E in questo senso: “E’ singolare che si decreti un’area di crisi complessa per far venire nuove attività e quelle che ci sono e che si potrebbero sviluppare vengano fatte saltare. Siamo di fronte ad una contraddizione. Sarebbe utile che le varie funzioni del governo, dal ministero della difesa al ministero dello sviluppo economico agli altri ministeri coinvolti, avessero un momento di confronto per ragionare sullo sviluppo del territorio e come favorirlo. Poi qui c’è anche un problema che riguarda gli investimenti che i privati devono fare e confermare in questo impianto”.

“Credo che questi elementi siano tra le ragioni che hanno portato Cgil, Cisl e Uil a manifestare a febbraio, quando dicemmo in modo molto chiaro che le politiche del governo non andavano bene. Mi pare che questa situazione sia sotto gli occhi di tutti: è addirittura il governo stesso che conferma che ciò che ha fatto era sbagliato e non funziona. Da questo punto di vista, nei prossimi giorni sono previste molte altre mobilitazioni, del settore metalmeccanico, della scuola, della funzione pubblica, dei pensionati, fino alla grande manifestazione che faremo nel Mezzogiorno. Non perché il problema sia solo nel Mezzogiorno ma perché il problema è far ripartire gli investimenti. Il problema non è che mancano le risorse, ma che manca un progetto, un’idea di paese, di sviluppo e di territorio che deve essere messa in campo. E per questo noi siamo pronti a mettere in campo ogni iniziativa: senza investimenti non difendi né crei nuovo lavoro”.

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