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Fiaccolata del 24 aprile a Savona, l’ex procuratore Granero scrive al prefetto: “Decisione sconcertante”

"La decisione privilegia la protervia di un piccolo gruppo di ignoti ritenuti facinorosi a scapito dei cittadini che da 70 anni tengono accesa pacificamente la fiamma della libertà"

Savona. “Sconcertante”. Così l’ex procuratore capo di Savona, Francantonio Granero, definisce la decisione del prefetto Antonio Cananà, di modificare lo storico percorso della fiaccolata del 24 aprile a Savona e di non far transitare il corteo in via San Lorenzo, dove è situata la sede di CasaPound, per ragioni di ordine e pubblica sicurezza.

In una lettera aperta, Granero si rivolge direttamente al prefetto “perché dopo un accavallarsi di notizie che la preannunciavano ma che speravo fossero smentite per il bene del nostro paese ed il suo futuro democratico, è arrivata la conferma (così almeno risulta dagli organi di stampa) che è rimasto fermo nella sua intenzione di vietare il passaggio della fiaccolata commemorativa del 25 aprile sul tratto di via San Lorenzo ove è stata aperta una sede di CasaPound. Mi lasci dire con tutto il rispetto per l’istituzione che lei rappresenta e per la sua stessa persona, sebbene non la conosca, ma anche con la pienezza dei diritti che compete ad ogni cittadino di questa Repubblica, che si tratta di una decisione sconcertante”.

“In questo modo si calpestano 70 anni di storia democratica di una città Medaglia d’Oro al valore militare, concessa con decreto presidenziale la cui motivazione si conclude con il riconoscimento della ‘assoluta ostinazione a non subire la vergogna della tirannide, di dedizione alla patria, di tenacia nella fedeltà ai più alti ideali di libertà e di giustizia’. La sua decisione, sotto il fragile usbergo di esigenze di sicurezza, calpestando tutto questo, privilegia la protervia di un piccolo gruppo di ignoti ritenuti (si deve ritenere, a ragione o a torto) facinorosi a scapito della generalità dei cittadini che da 70 anni tengono accesa pacificamente la fiamma della libertà”.

“E poi, mi scusi se approfondisco, quale sicurezza si intende privilegiare? Certo non quella degli aderenti a CasaPound, essendo pacifico che nulla potrebbero temere da quelli che sarebbero sfilati pacificamente sotto la loro sede o, al contrario, lei teme atti di violenza da parte dei pochi nei confronti della cittadinanza? È evidente che la prima ipotesi sarebbe inidonea a reggere e giustificare la benché minima motivazione di un provvedimento simbolicamente così grave, che andrebbe immediatamente annullato. Se invece la Sua decisione fosse fondata sulla seconda, significherebbe che le nostre Istituzioni democratiche avrebbero deciso di piegarsi ad una presunta e (per ora) tutta da dimostrare, violenza di un gruppo di facinorosi che le Forze dell’Ordine non sarebbero in grado di controllare e reprimere. Né varrebbe a legittimare un provvedimento così poco condivisibile sul piano dell’Ordinamento costituzionale e democratico l’osservazione che, in fin dei conti, si tratta di una piccola deviazione di percorso. Il valore simbolico della vicenda è altissimo ed il principio violato (se la decisione non fosse sostenuta da validissime ragioni che in questo momento l’opinione pubblica ignora), è tra i diritti fondamentali”.

“Non so se c’è più tempo per rivedere la decisione, ma, in ogni caso, poiché la motivazione reale è ignota (io, salvo errore, non sono riuscito a trovarla sul sito ufficiale della Prefettura-Ufficio del Governo), invoco il diritto di accesso per chiederle cortesemente di rendere pubblico il testo ufficiale della medesima”.

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