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I Magazine di IVG.it - La Quinta di Copertina

Due libri per… chi ama la Cina

"La quinta di copertina" è la rubrica per gli appassionati di lettura, ogni venerdì due libri consigliati da "La Compagnia dei Lettori"

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TITOLO: Balzac e la Piccola Sarta cinese

AUTORE: Dai Sijie. Figlio di un medico, Dai Sijie nasce in Cina e da giovanissimo viene spedito nella provincia del Sichuan in un campo di rieducazione fino al 1974. Alla morte di Mao, entra all’Università dove studia storia dell’arte e dove riesce ad ottenere una borsa di studio in Francia. Da allora vive e lavora a Parigi
EDITORE: Adelphi
ANNO: 2004
PAGINE: 176
PREZZO: euro 11,00

CITAZIONE
«Come si chiama, ‘sta canzone?»
«Somiglia a una canzone, ma è una sonata.»
«Ti ho chiesto come si chiama!»
«Mozart…»
«Mozart che cosa?»
«Mozart pensa al presidente Mao», proseguì Luo al posto mio.
Il capo del villaggio si addolcisce.

TRAMA: La storia si svolge nella montagna di Phenix, nella provincia di Sichuan durante la Rivoluzione culturale cinese. I protagonisti sono due ragazzi di diciassette anni circa, con il Narratore che è più piccolo di un anno rispetto a Luo, si conoscono dall’infanzia e si rispettano molto, tanto da non aver mai litigato. Il narratore è un ragazzo di diciassette anni piuttosto riservato. Suo padre è pneumologo e sua madre specialista in malattie parassitarie, entrambi considerati “nemici del popolo”. Suona il violino, che per lui ricopre un ruolo di enorme importanza, perché gli permette di evadere dalle preoccupazioni. Il suo migliore amico si chiama Luo. Molto meno timido, proviene anche lui dall’ambiente medico: suo padre è dentista ed è conosciuto per aver osato criticare Mao Tse Tung dopo avergli curato i denti: per questo viene considerato “nemico del popolo” insieme a tutta la sua famiglia. Come tutti i giovani istruiti dell’epoca, i due ragazzi vengono mandati in rieducazione tra le montagne, per sperimentare la vita rude dei contadini. Nel villaggio li trattano come “marmocchi di ricchi”. La vita nella montagna è molto difficile per loro: si trovano a svolgere incarichi faticosi, come lavorare nelle miniere o nelle risaie sotto il sole cocente. Vivono in una piccola stanza sopra un porcile. Durante il periodo di rieducazione, conoscono un ragazzo in rieducazione come loro, Quattrocchi (chiamato così per via degli spessi occhiali che doveva portare), con il quale si instaura un rapporto sempre più forte, anche se fatto per convenienza dato il grande numero di libri proibiti che il ragazzo aveva nascosto in una valigia e portato con sé nel villaggio. Dopo aver premuto sul ragazzo per farsi prestare un libro, Luo e il narratore riescono a farsi prestare un libro: Ursule Mirouët. Luo è il primo a leggere il libro, che lo dà al protagonista e si reca dalla piccola sarta cinese per raccontarglielo. Luo fa un giuramento: “Con questi libri trasformerò la Piccola Sarta: lei non sarà più una semplice montanara.” Poco a poco la lettura delle opere di Balzac trasforma la ragazza, che diventa espansiva e desiderosa di scoprire il mondo: i libri l’hanno totalmente cambiata, non è più un’innocente contadina; dichiara: “Balzac mi ha fatto capire una cosa: che la bellezza di una donna è un tesoro inestimabile”.

OPINIONE: Talvolta accade, nel mondo dell’editoria, che piccoli libri scritti da autori sconosciuti e magari,come in questo caso, dal nome quasi impronunciabile conquistino in poco tempo il grande pubblico e diventino l’argomento di ogni conversazione. Nella primavera del 2000 questo accadde in Francia a Balzac e la piccola Sarta cinese che permise a Dai Sijie di raggiungere la vetta delle classifiche. Sono passati quasi 20 anni dall’uscita e 15 dalla pubblicazione in Italia a cura di Adelphi, ma questo piccolo romanzo ha conservato tutta la sua freschezza. Da allora la Cina è cambiata moltissimo e all’ombra degli alti grattacieli delle nuove metropoli. la ferita della Rivoluzione culturale con la terribile rieducazione degli intellettuali più che rimarginata, sembra essere stata ormai dimenticata. Questo romanzo però rimane vivo non solo per la sua narrazione lieve di periodi tragici, per le avventure picaresche e talvolta divertenti dei giovani personaggi, per il delicato triangolo amoroso tra i due amici e la piccola sarta di uno sperduto paesino della remota campagna cinese galeotta una tanto preziosa quanto proibita piccola collezione di romanzi di Balzac, Dumas, Flaubert, e altri grandi scrittori europei, ma anche per la potenza della figura della piccola sarta che grazie alla scoperta della letteratura decide nel finale di emanciparsi ed essere attrice del proprio destino.

TITOLO: L’ultimo respiro del drago

AUTORE: Qui Xiaolong. Scrittore, poeta, traduttore saggista cinese di lingua inglese. Originario di Shanghai, dove ha vissuto nella prima parte della sua vita, si trasferisce negli Stati Uniti nel 1988 come studente straniero per lavorare ad un libro su T.S. Elliot. A seguito degli eventi che culminarono con la repressione di piazza Tian’an Men del 1989, viene bollato come nemico del governo e costretto a rimanere negli Stati Uniti per evitare ripercussioni.
EDITORE: Marsilio
ANNO: 2018
PREZZO: 18,00 Euro
PAGINE: 238

CITAZIONE
“La sua opera, Chen, dimostra che lei ha seguito anche le questioni ambientali con la consueta scrupolosità, è per questo che è adatto all’incarico che le ho affidato. Che richiede non un esperto ambientalista, ma un investigatore perspicace, sensibile e intraprendente. E soprattutto di un’onestà di cui possa fidarmi.
Ma una poesia è una cosa completamente diversa da un’indagine scientifica compagno Zhao.
Vorrà dire che mi sottoporrà tutto quello che riuscirà a scoprire. Dopodiché potrà scrivere un’altra delle sue poesie ambientaliste. Lei è un ispettore-poeta molto dotato”.

TRAMA: La Tutti, a Shanghai, pensano che l’ispettore Chen sia un poliziotto ormai leggendario. Perfino qualche alto dirigente del Partito della Città Proibita, a Pechino, come il potentissimo compagno segretario Zhao, che gli ha affidato un incarico a suo dire molto semplice ma in realtà delicatissimo: sorvegliare con discrezione le mosse segrete di un gruppo di ambientalisti e poi presentargli un rapporto dettagliato. Perché se l’inquinamento è ormai una catastrofe nazionale, il problema va tuttavia risolto tenendo conto solo ed esclusivamente degli interessi del Partito. Il punto è che «non si tratta soltanto dell’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del cibo, ma anche di una forma di inquinamento della mente», quindi l’ispettore Chen, confuciano perplesso, si sente moralmente obbligato ad andare a fondo della questione, a ogni costo. Come se non bastasse, un’ondata di inspiegabili delitti sta colpendo Shanghai: nessun indizio, nessun movente, nessun sospettato. È imminente la sessione di apertura dell’Assemblea nazionale del popolo, a Pechino, e per il dipartimento di polizia sarebbe un disastro politico se il caso, che ormai fa pensare sempre più a un serial killer, rimanesse irrisolto. Chen è come un funambolo costretto a camminare su una corda tesa all’interno di un sistema per il quale i concetti di giustizia e libertà sono subordinati alle esigenze del Partito unico, e ora deve affrontare una nuova, pericolosa doppia indagine – letteralmente mozzafiato – dagli esiti imprevedibili, che va a toccare addirittura i vertici inarrivabili della Città Proibita. Per l’enigmatico ispettore-poeta il prezzo da pagare è sempre più alto, e risolvere il caso senza venir meno ai suoi principi sempre più difficile. La sua opera, Chen, dimostra che lei ha seguito anche le questioni ambientali con la consueta scrupolosità, è per questo che è adatto all’incarico che le ho affidato. Che richiede non un esperto ambientalista, ma un investigatore perspicace, sensibile e intraprendente. E soprattutto di un’onestà di cui possa fidarmi

OPINIONE: Non c’è nulla di paragonabile a Qui Xiaolong per spiegare la Cina di oggi (Paris Match). Marsilio arricchisce con questa frase la copertina dell’ultimo libro con delitti di Qui Xiaolong. Possiamo aggiungere che è da quasi vent’anni e undici romanzi che le avventure del commissario/poeta Chen Cao ci aiutano a capire un mondo a noi quantomeno alieno e anche se quest’ultima avventura si può tranquillamente comprendere senza conoscere i precedenti capitoli ci sentiamo di consigliare vivamente la lettura di tutta la serie. Le vicende del protagonista iniziano dai primi anni novanta quando per ragioni politiche il Partito Comunista gli inibisce la carriera di poeta e traduttore di letteratura inglese e per contro lo assegna, in qualità di ispettore capo, alla squadra speciale del dipartimento di polizia di Shangai. Questa è solo una delle cose incomprensibili per un lettore occidentale che fatica a digerire l’idea di un paese in cui il partito unico pervade ogni aspetto della vita amministrativa, economica e sociale. Da allora Chen con le sue indagini non ha smesso di raccontarci le tumultuose trasformazioni della sua città e della Cina intera: le contraddizioni, la corruzione, le tendenze liberticide, le ingiuste enormi disparità sociali, ma anche una differente capacità politica rispetto all’occidente di guardare lontano nel prendere le decisioni. Attraverso di lui abbiamo assaporato i gusti della varia e raffinata cucina cinese, scoperto una letteratura millenaria in cui la poesia ha un ruolo dominante e una società che vive un equilibrio schizzofrenico tra modernità e tradizione.  L’approccio della Cina e del Partito Comunista ai pericoli ambientali è l’argomento che Qui Xialong affronta con L’ultimo respiro del drago riprendendo le fila dal precedente Lacrime sul lago Thai, settimo capitolo della serie, e anche questa volta ci stupisce con un giallo pieno di suspance e incerto fino alle ultime pagine in cui il nostro eroe, sempre più in equilibrio precario tra etica confuciana, necessità di stato e affetti personali, ancora una volta riesce a portare a termine un risultato che è ben più ampio della soluzione dell’indagine.

La Compagnia dei Lettori è un gruppo nato allo scopo di leggere e parlare di libri condividendo emozioni e riflessioni scaturite da una passione comune. Si riunisce ogni primo martedì del mese alla Feltrinelli di Savona.
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