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Deposito Gnl in porto, il piano di Signorini: “Potrebbe sorgere nel Reefer Terminal di Vado Ligure”

"Deposito di rifornimento per le navi ma accessibile alle autocisterne lato terra"

Vado Ligure. “Il deposito Gnl? Abbiamo individuato l’area di Reefer Terminal a Vado come una potenziale area che possa essere sia deposito di rifornimento per le navi sia accessibile alle autocisterne lato terra. Ora ovviamente bisogna vedere se esistono le condizioni di fattibilità e sostenibilità anche con i concessionari”. A ribadire il possibile approdo del deposito Gnl (gas naturale liquefatto che molte navi stanno adottando come combustibile) nel savonese è il presidente dell’Autorità Portuale di Sistema, Paolo Emilio Signorini.

Reefer Terminal Vado

L’ipotesi era già stata ventilata a gennaio: “A Genova abbiamo problemi di spazio – aveva spiegato il presidente – e la presenza del cono di sicurezza dell’aeroporto non è compatibile con un impianto del genere. Mentre un rifornimento da La Spezia potrebbe essere non sostenibile per le compagnie”. Signorini non si era sbilanciato a tal punto da indicare espressamente una “destinazione” savonese, ma da quelle dichiarazioni pareva già evidente che non esistevano di fatto opzioni genovesi percorribili.

E oggi è arrivata la conferma a quella sensazione, con tanto di location individuata: il Reefer Terminal di Vado Ligure. Resta da capire se il territorio sarà disposto ad accogliere quel deposito. Due settimane fa il sindaco Monica Giuliano aveva escluso senza mezzi termini l’apertura a nuovi insediamenti industriali: “Nessuno mi ha detto nulla e nel caso non mi siedo neanche al tavolo – aveva tagliato corto di fronte a un possibile trasferimento degli impianti di stoccaggio di prodotti petrolchimici da Multedo a Vado – A dicembre la piattaforma Maersk sarà pronta e in funzione e in porto non ci può stare più nulla. Siamo a tappo e abbiamo già dato”.

Al di là della partita Gnl, Signorini traccia un quadro dello scalo savonese decisamente roseo nel 2018 e più fosco, invece, nel 2019. “Savona ha contribuito molto bene lo scorso anno a tenere in piedi i conti complessivi del sistema portuale – spiega – perché Genova ha sofferto di più a causa del crollo del Ponte Morandi: basti dire che l’aumento delle tasse portuali, pari a circa 1,5 milioni di euro, è stato sostenuto per 1,17 milioni dalla sola Savona. Nei primi due mesi del 2019 invece, per effetto combinato del crollo del ponte, delle mareggiate di fine ottobre e dell’incendio della sede, ha sofferto in misura significativa. Per intervenire e porre rimedio a questa situazione dobbiamo velocemente avviare gli interventi inseriti nel piano dell’emergenza approvato dal commissario Toti per ripristinare i danni delle mareggiate, e portare a termine le misure già approvate a sostegno dei terminalisti danneggiati da questi eventi”.

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