IVG.it -  Notizie in tempo reale, news a Savona, IVG: cronaca, politica, economia, sport, cultura, spettacolo, eventi ...

Come funzionano i rimborsi spese in busta paga

Più informazioni su

Succede spesso di dover svolgere la propria attività, sia da dipendenti che da collaboratori, al di fuori della sede aziendale specificata nel contratto di assunzione. In questi costi si ha accesso ad un rimborso spese in busta paga volto a risarcire tutte quelle spese sostenute al di fuori della sede di lavoro necessarie per lo svolgimento delle proprie mansioni.

Le trasferte.

Prima di poter parlare delle diverse tipologie di rimborsi previsti dalle normative italiane, è necessario chiarire cosa si intenda con trasferta prestando particolare attenzione alle differenze tra una trasferta interna al comune della sede di lavoro e a una esterna, sul territorio comunale.

Bisogna quindi identificare con chiarezza l’indirizzo della sede di lavoro, molto semplice per contratti subordinati poiché dovrà venire chiaramente indicata nella lettera di assunzione, ma più complicato per eventuali collaboratori. La C.M. n. 207/E/2000 descrive la trasferta come “un’attività che si svolge fuori dalla sede naturale in cui si è tenuti contrattualmente a svolgere le proprie funzioni”. Questo però non copre tutti i casi possibili poiché molte attività, per via delle funzioni o servizi forniti, non possono identificare la sede di svolgimento delle mansioni con la sede della società.  In questi casi ci si affida al domicilio fiscale del collaboratore. Citando la C.M. n.7/E/2001 dell’Agenzia delle Entrate “tale criterio può essere utilizzato ad esempio per  per amministratori di società o enti, semprechè dell’atto di nomina non risulti diversamente individuata la sede di lavoro”.

Le trasferte inoltre devono sempre essere temporanee altrimenti si trasformano in trasferimenti. Non esiste un numero di giorni massimo di trasferta concordato per legge ed ogni caso viene valutato a sé a seconda delle attività svolte o dei servizi offerti. Riportiamo di casi considerati trasferte anche se di durata superiore ai 240 giorni, spesso legati ad edilizia o opere ingegneristiche.

Trasferte interne ed esterne al territorio comunale.

Arriviamo quindi alla distinzione tra trasferte interne ed esterne al territorio comunale e andiamo a vedere come vanno ad incidere sui redditi dei dipendenti.

Nel caso di trasferte interne al territorio comunale, i rimborsi spese vanno ad aggiungersi interamente al reddito del dipendente (ad eccezione dei rimborsi spese legati ai trasporti). Nel secondo caso invece i rimborsi non saranno imponibile sul reddito fatto salvo per alcune eccezioni stabilite nella normativa.

3 diversi tipi di rimborso spese in busta paga.

Esistono tre diversi sistemi per elargire rimborsi spese in busta paga ai dipendenti: il rimborso forfettario, quello a piè di lista (anche detto analitico) e il rimborso misto.

Andremo ora in dettaglio su ognuna delle tre tipologie coprendo gli aspetti di tassazione e documentazione richiesta. Ogni trasferta potrà essere risarcita con uno qualunque dei tre metodi a patto che non se ne utilizzi più di uno per trasferta (non si può dividere una trasferta di due giorni rimborsando un giorno come forfettario e uno come misto).

Rimborso forfettario.

Il rimborso spese forfettario si basa su di un corrispettivo stabilito dall’articolo 51 del D.P.R. n.17/1986 e prevede che questi pagamenti non vadano a creare reddito per il lavoratore.

Il valore del rimborso spese forfettario è di 46,48 euro al giorno per le trasferte al di fuori del territorio comunale ma comunque all’interno di quello italiano e di 77,46 euro per le trasferte estere.

Questi importi sono giornalieri e non variano in base alla durata della trasferta (se dovesse durare meno di 24 ore si verrebbe comunque a ricevere il rimborso totale). Il rimborso forfettario copre solamente le spese di vitto ed alloggio e non richiede di presentare alcun documento. I rimborsi per le spese di trasporto e viaggio (incluso il rimborso chilometrico dipendenti con mezzo personale) vengono pagati in aggiunte a quelli forfettari ma vanno accompagnati da adeguata documentazione.

Rimborso a pié di lista o analitico.

Nel caso dei rimborsi a pié di lista, i pagamenti non andranno a formare reddito per il dipendente se appartenenti a queste categorie:

  • spese di vitto, alloggio, viaggio e trasporto a patto che siano debitamente documentate;
  • altre spese varie, fino ad un importo di 15,49 euro per le trasferte in Italia e 25,82 euro per quelle estere anche se non documentate.

Il rimborso a pié di lista non comporta alcun limite di importo per spese di vitto, alloggio, trasporto e viaggio sempre se documentate e giustificate. Il lavoratore o dipendente dovrà però presentare una nota spese a fine mese contenente tutti i dati necessari per verificare e giustificare i costi sostenuti allegando eventuali fatture, scontrini, documenti di viaggi, etc.

Rimborso misto.

Il terzo tipo di rimborso è una via di mezzo fra i primi due.

Il rimborso misto prevede:

  • se il rimborso di spese di vitto o delle spese di alloggio viene coperto in modo analitico si potrà aggiungere un rimborso forfettario di 30,99 euro al giorno per l’Italia e 51,65 euro al giorno per l’estero.
  • se il rimborso analitico copre sia vitto che alloggio, si potrà aggiungere una rata forfettario di 15,49 euro al giorno per l’Italia e 25,82 euro al giorno per l’estero.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di IVG.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.