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Arrestati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ad Alassio: patteggiano 6 bengalesi fotogallery

Secondo l'accusa i loro connazionali pagavano 6mila euro per venire in Italia, ma poi venivano costretti a lavorare per uno degli arrestati e a vivere in alloggi-topaie

Alassio. Nel settembre del 2018 sei cittadini bengalesi erano finiti in manette nell’ambito di un’indagine dei carabinieri della compagnia di Alassio su un presunto giro di sfruttamento dell’immigrazione clandestina.

Operazione contro l'immigrazione clandestina

Questa mattina, per quella vicenda hanno patteggiato davanti al gip del tribunale di Savona Fiorenza Giorgi. Reza Karim, 34 anni, considerato la “mente” dell’organizzazione, una pena di tre anni di reclusione e 600 euro di multa senza sospensione condizionale, mentre gli altri cinque, Sajib Miah, di 23, Mohamed Santo, di 18, Asim Matubbar, di 25, Hasan Mehadi, di 23, e Shidul Matubber, di 23, (gli ultimi due difesi dall’avvocato Tiziano Gandolfo), due anni di reclusione e 500 euro di multa con la sospensione condizionale.

Tutti dovevano rispondere, in concorso e a vario titolo, di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, estorsione continuata, possesso ingiustificato di armi (ovvero coltelli, bastoni ed altre armi improprie usate per le spedizioni punitive contro i connazionali) e calunnia (visto che per “giustificare” le aggressioni ai connazionali non avevano esitato a rivolgersi ai carabinieri accusando le vittime di averli rapinati costringendoli a difendersi).

Secondo l’accusa, Reza Karim, supportato dai suoi “gregari”, faceva arrivare in Italia (attraverso i barconi che partono dalla Libia) dei connazionali dal Bangladesh dietro il pagamento di seimila euro. Una volta arrivati sulle coste italiane, i migranti ottenevano un permesso di soggiorno per motivi umanitari ed arrivavano ad Alassio. Qui, anziché iniziare una nuova vita, si ritrovano tenuti in scacco dal gruppo di sei connazionali che secondo la tesi della Procura li obbligava – sotto minaccia ma anche arrivando ad organizzare raid punitivi – a pagare affitti elevatissimi per un posto letto ed a lavorare nella loro rete di attività commerciali nella città del Muretto.

Nel blitz scattato ad Alassio in occasione degli arresti gli uomini dell’Arma avevano perquisito anche due alloggi, uno in via Sollai 21 e l’altro in via Bavera, dove i bengalesi erano costretti a vivere in condizioni precarie (c’erano anche più di 12 persone ad appartamento), pagando più di 300 euro per un posto letto. Nelle due abitazioni erano stati identificati una ventina di stranieri di cui soltanto uno non in regola con il permesso di soggiorno.

Secondo quanto accertato dai militari, quando uno dei cittadini bengalesi tentava sottrarsi al controllo di Reza Karim scattavano prima degli ammonimenti e, nel caso in cui il suo atteggiamento non cambiasse, partivano telefonate minatorie ai parenti in Bangladesh fino ad arrivare a veri e propri raid punitivi. Il più grave si è registrato ad agosto 2018, vicino alla stazione di Alassio, quando un bengalese era stato aggredito a colpi di catena dai connazionali e ferito gravemente. Episodi allarmanti che avevano convinto gli inquirenti della necessità di intervenire più in fretta possibile per fermare l’escalation di violenza.

Operazione contro l'immigrazione clandestina

Per giustificare le violenze, il capo dei bengalesi, musulmano, in alcuni casi ha fatto anche credere ai parenti delle vittime di essere stato costretto ad avere atteggiamenti “forti” perché i congiunti avevano cambiato fede diventando induisti.

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