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Varazze, il primo “one man show” di Caprioglio: “Io sono un bambino libero” fotogallery

Il candidato sindaco batte spesso sull'importanza di pianificare e rifiuta di legarsi a ideologie: "L'abbraccio di un partito poi è un debito da pagare"

Varazze. “Il nostro simbolo è un ‘puzzle’: simboleggia le persone che si uniscono, di qualsiasi età, estrazione sociale o ideologia politica, che liberandosi di questi retaggi mentali si uniscono in funzione di un’idea forte, di progresso. Non voglio sentir parlare di vecchie categorie e di partiti: se qualcuno aderisce alla lista deve farlo perché sposa un’idea, non un’ideologia”. Ha esordito così Enrico Caprioglio nel presentare la lista, “Patto per Varazze”, con cui tenterà di scalzare Alessandro Bozzano dalla carica di sindaco di Varazze.

Enrico Caprioglio

Questa sera, in un Kursaal Margherita gremito oltre le attese, è andata in scena la sua “prima” da candidato. Senza mediatori, senza presentatori: è stato lui stesso a prendere il microfono e a dare il via alla serata, con un vero e proprio “one man show”. Un esordio incentrato sul significato del nome della lista e del simbolo, per chiarire la filosofia alla base del progetto.

Lo slogan scelto è “Tutta un’altra storia”, Caprioglio lo spiega così: “La nostra lista civica vuole rilanciare Varazze, ma farlo seriamente. Vuole che l’economia sia implementata e che si ricominci a crescere, non a decrescere. Perché se cresce l’economia crescono gli investimenti per il sociale, per il turismo e per altre attività fondamentali per questa città”.

Caprioglio dovrà scalfire l’appoggio “bipartisan” di Bozzano, che avrà al suo fianco sia il centrodestra “ufficiale” che il Pd. Il candidato smentisce però che “Patto per Varazze” sia nata dai delusi del centrodestra: “A me non si è rivolto nessuno ‘scontento’, a me si è rivolta quella parte di cittadina che vuole unirsi intorno a idee che non sono divisive, che rappresentano un programma per il rilancio della città. Non ci sono ‘scontenti’ ma persone che la pensano diversamente”.

“Hanno chiesto a me proprio perché non vivo a Varazze – ha proseguito davanti a quasi 200 persone – mi hanno detto ‘servi tu, perché abiti fuori e puoi capire meglio cosa non funziona’. Così mi sono convinto che bisogna farlo, e farlo insieme”.

Un’avventura che il fratello di Ilaria Caprioglio (“ci scontriamo spesso, ma ci accomuna l’onestà”) inizierà a quasi tre anni di distanza dalla sua prima occasione (nel 2016, prima di individuare come candidato l’attuale sindaco di Savona, si pensò proprio ad Enrico). A chi chiede perché dovrebbe essere lui la persona giusta, risponde così: “Perché sono un bambino libero. Non sono assolutamente assoggettabile a qualsiasi abbraccio di partiti che non ti lasciano impostare la tua pianificazione come vuoi, che vogliono pilotarti. Qui a Varazze abbiamo bisogno di impostare una pianificazione concreta per la città, e quindi per questo mi sono messo a disposizione”.

La parola “pianificazione” è di gran lunga quella che ritorna più spesso nei suoi discorsi: quando parla del suo sogno di una Varazze europea, quando tratteggia le sue priorità. L’errore più grande di Bozzano? Neanche da chiederlo: “Non ha pianificato”. E la pianificazione, ammonisce, “è fondamentale per lo sviluppo armonico della città”.

L’altro concetto ripetuto è quello della “libertà”, dell’assenza di collegamenti con schieramenti o partiti. “Non voglio questo tipo di ‘abbracci’, perché dopo sono debiti da pagare” ha detto davanti al pubblico che ha risposto con un applauso. Perché lui e non Massimo Lanfranco (candidato del M5S)? Per la stessa ragione: “Perché la mia lista non ha condizionamenti ideologici, e secondo me oggi bisogna essere liberi per riuscire a far bene in questa città”.

Alla fine ha concluso dando pubblicamente il suo numero di cellulare: “Scrivetemi via whatsapp – è l’invito – vi chiedo di inviarmi idee, suggerimenti, proposte. Ma per favore, non catene di Sant’Antonio…”.

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