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Spostamento a monte della ferrovia, il Wwf: “Meglio il raddoppio in sede”

E il Comitato di Albenga: "Binari di incrocio, di precedenza e servizio, sottopassi, sovrappassi, stazioni cittadine, tramtreno per una ferrovia efficiente”

Loano. “Nonostante i disastri già fatti con lo spostamento a monte della ferrovia a Ponente, ancora c’è chi spinge per fare le stesse scelte tra Finale ed Andora? Si faccia invece il raddoppio in sede, cominciando dalla tratta Finale-Loano”. A dirlo sono i rappresentanti di Wwf Liguria e Wwf Savona.

“C’è da stupirsi che ancora oggi settori dell’economia e della politica continuino a spingere per un progetto (chiamato impropriamente di ‘raddoppio’ tra Finale ed Andora, quando invece è uno spostamento a monte se non un’eliminazione di fatto della ferrovia per la riviera di Ponente) nonostante le conseguenze negative che esso porterà per la mobilità sostenibile e l’enorme impatto ambientale, andando a stravolgere Sic ed aree ambientalmente sensibili”.

Per il Wwf andrebbe fatta “una profonda riflessione sulle scelte fatte fino ad ora. Il raddoppio già attivo dal 2001, se ha comportato una riduzione (modesta) dei tempi di percorrenza, ha però portato conseguenze molto negative sul territorio e per l’utenza, decentrando la stazione a San Remo (i cui binari sono a svariati minuti a piedi dall’entrata della stazione) e Taggia, ed escludendo dal servizio importanti località rivierasche come San Lorenzo e Ospedaletti. Ma l’apertura della nuova tratta Andora-San Lorenzo, con le stazioni dimezzate e collocate ‘nel nulla’ si è tramutata una catastrofe persino peggiore, che i pendolari, studenti e lavoratori hanno potuto ampiamente sperimentare e i media documentare più di una volta. In quanto a centri come Cervo e Diano Marina, dal dicembre 2016 non sono più raggiungibili se non con il mezzo privato o con un inefficiente servizio pubblico su gomma. Paradossale perciò che a sostegno dello spostamento a monte anche nella tratta Finale-Andora si parli dei benefici per il turismo. Di quale turismo parliamo quando Laigueglia, Ceriale, Loano e Borgio vedranno scomparire la ferrovia, ed Albenga vedrà la stazione a 5 km di distanza dal centro?”

“Qualcuno si è chiesto se lo spostamento a monte già effettuato non abbia invece avuto conseguenze gravi proprio per l’accessibilità turistica e non sia una concausa della crisi, quando invece nella Riviera di Levante dove la ferrovia raggiunge tutte le località e permette una raggiungibilità in modo ambientalmente sostenibile non ci risulta esserci crisi? Avere una pista ciclabile al posto di una ferrovia non significa necessariamente fare una scelta verso una mobilità ambientalmente sostenibile, se poi per raggiungere la pista ciclabile si deve usare il mezzo privato”.

“Chi spinge per questo ‘raddoppio’ tra Finale ed Andora e parla di (solo) 1,5 miliardi di costo per la tratta, dimentica che tali stime sono risalenti a diversi anni fa, e non sono mai state seriamente attualizzate. Con una lunghezza di 32 chilometri di cui 25 in galleria, una stima più attendibile è che tale opera costi sopra i 2,5 miliardi, se non arriverà a sfiorare i 3 miliardi di euro di costo complessivo. Si finanzi invece il raddoppio in sede tra Finale e Andora senza l’abbandono degli 11 chilometri già a doppio binario tra Loano e Albenga, realizzando al posto di un negativo allontanamento a monte un più sensato raddoppio in sede, con minor dispendio di denaro pubblico, tempi di realizzazione più ragionevoli e mantenimento del servizio, partendo innanzitutto dal raddoppio della tratta Finale-Loano, che da solo risolverebbe già una delle più grosse criticità della linea,utilizzando quei 225 milioni di euro (che a quanto riporterebbero i media sarebbero stati accantonati nel 2016) che coprirebbero da soli circa 2 terzi del costo del raddoppio in sede tra Finale e Loano”.

“La scelta del raddoppio in sede tra Finale e Andora porterebbe in tempi relativamente brevi (e con investimenti contenuti) ad una definitiva velocizzazione della Genova-Ventimiglia senza penalizzare ambiente, utenti e territorio come già avvenuto nel passato anche recente”, concludono dal Wwf.

Sullo stesso tema interviene il “Comitato per la salvaguardia del territorio e la tutela della popolazione e delle attività produttive” presieduto da Franco Stalla che ricorda come “C’era una volta una ferrovia che correva lungo la costa ligure collegando le città rivierasche. Alta velocità, alta capacità, Tav, Tap, Tac terminologie abusate per giustificare un qualcosa che non si conosce: lo spostamento a monte, come illustra l’ultimo progetto, non prevede nulla di più di due binari, poche ed isolate stazioni senza alcun scalo merce”.

“La politica tripartisan negli ultimi mesi, ha compiuto una crociata per togliere dall’isolamento il ponente, insistendo in ogni luogo e occasione sulla necessità di spostare a monte questi benedetti binari. Dalle parole quali un miglior servizio, più treni, nuovi convogli, si è passato ai fatti, gli stessi Crociati tripartisan hanno firmanto il Contratto di servizio tra la Regione Liguria e Trenitalia della durata di 15 anni (2018-2032) dove è previsto un servizio invariato nei chilometri annualmente percorsi, una riduzione dei posti offerti di circa il 15 per cento, un aumento delle tariffe fino ad un massimo del 46 per cento consegnando al servizio di trasporto ligure il primato della ferrovia più cara d’Italia”.

“Nonostante l’intermodalità (caricare i camion sui treni), sia l’unico sistema per decongestionare il traffico delle merci sulle strade liguri, non fu prevista nei vari tratti già spostati a monte. Ottima pratica utilizzabile, ma impossibile da realizzare. Un’opera pensata negli anni novanta con un costo previsto di un miliardo e mezzo, ma che ad oggi, ai costi attuali di circa 100/150 milioni a chilometro (tra gallerie e viadotti) ci vorrebbe un assegno del Signor Bonaventura da almeno tre miliardi. Binari di incrocio, di precedenza e servizio, sottopassi, sovrappassi, stazioni cittadine, tramtreno sono soluzioni low cost per una ferrovia efficiente al servizio del cittadino”.

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