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I Magazine di IVG.it - Nera-Mente

Perchè siamo attratti dall’orribile?

"Nera-Mente" è la rubrica di Alice, appassionata di criminologia

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La fascinazione* per il crimine, per ciò che è “macabro”, ha assunto, negli ultimi anni, livelli di “audience” mai visti prima.
In uno spettacolo quasi surreale, sono cresciuti fenomeni come il dark tourism, il turismo dell’orrore: veri e propri viaggi organizzati per “visitare” luoghi in cui si sono consumate grandi tragedie. Ad esempio, i vecchi campi di concentramento nazisti, oppure le sezioni di alcuni musei create ad-hoc sul tema dell’orrore, la galleria in cui morì Lady Diana, e via dicendo.

* Il termine “fascinazione” è tratto dall’opera di Oriana Binik, “Quando il crimine è sublime. La fascinazione per la violenza nella società contemporanea”, Mimesis, 2017. Testo che tratta il fenomeno sociale e culturale del crimine, attraverso temi che ho citato nel mio articolo e molti altri.

Nella nostra Italia, le destinazioni più in voga per quanto riguarda questo fenomeno sono state la villetta di Cogne, in cui si consumò l’omicidio del piccolo Samuele, divenuta meta di pulman organizzati e oggetto di molte fotografie da parte di turisti curiosi, così come Avetrana, diventata tristemente celebre per l’inquietante vicenda dell’omicidio di Sarah Scazzi.

Se vogliamo restare ancora più vicini a casa nostra, possiamo parlare del relitto della nave Costa Concordia, anch’esso oggetto di foto e video: molti sapranno che per un periodo è stato ubicato a Pegli. Oppure del recente Ponte Morandi, protagonista del tragico crollo avvenuto il 14 agosto scorso, mietendo 43 vittime e terrorizzando l’Italia intera: innumerevoli persone, a seguito della tragedia, si recavano nei pressi del luogo per scattarsi un selfie. Questa è solo una parte di quello che potrebbe essere un lunghissimo elenco.

Un’altra reazione collettiva al crimine è il collezionismo di murderabilia, che, alla lettera, indica gli elementi associati ad un assassino, fatti oggetto di collezione. Il che può sembrare piuttosto macabro. In realtà esiste un così alto numero di collezionisti che su internet vi è addirittura uno specifico sito dove viene messo in vendita questo particolare materiale. Dentro quest’ultimo è possibile trovare qualsiasi cosa: disegni, lettere, magliette, altri effetti personali di famosi criminali e persino foto raccapriccianti dei loro efferati delitti e immagini inedite delle scene del crimine.

Salotti tv come “Quarto Grado” ultimamente spopolano tenendo incollato allo schermo il pubblico da casa, in attesa che si parli del prossimo spargimento di sangue, della prossima persona scomparsa, del prossimo omicidio irrisolto o del prossimo colpevole (molto spesso mediatico) con sottofondo, non rare volte, una bella musica strappa-lacrime, che se ci immedesimiamo ancora un po’ di più nella storia, male non fa.
 Ecco che se noi siamo affascinati dal crimine, dall’orribile, molti mass media spingono per farci appassionare ancora di più.

Ma da dove nasce questa fascinazione per il crimine, per il lato oscuro dell’animo umano, gli omicidi efferati, le tragedie? Alcuni famosi psichiatri forensi, con anni di esperienza sul campo, hanno teorizzato prima e stabilito poi, che il male è presente in ognuno di noi in maniera molto simile: ciò che distingue un criminale o “psicopatico” dalle persone comuni è che il primo questo male lo mette in atto, le seconde si limitano a sognarlo o immaginarlo.

E’ dunque forse questo il discorso? Siamo affascinati dal male perché in realtà parte di quel male ce l’abbiamo tutti un po’ dentro, chi più represso, chi meglio incanalato, chi lo ha conosciuto, ci si è picchiato e si è messo in pace, chi un po’ meno, chi forse non pensa nemmeno di avercelo e leggendo queste parole, letteralmente scioccato ed anche un po’ offeso si chiederà “chi, io”? Fatto sta che abbiamo bisogno di “precipitarci” a vedere il male, di avvicinarci ad esso tanto più ci è possibile, di “sapere” fino a che punto possiamo spingerci affinché ci tocchi davvero, in un’ottica di sfida interiore, forse alle soglie del masochismo, talvolta.

In un’epoca come la nostra, in cui i mali dell’anima sono considerevolmente aumentati, abbiamo indubbiamente  bisogno di  sapere che  non siamo  gli unici a soffrire, che c’è chi sta peggio di noi, che esiste qualcosa di più grave di quello che sta capitando a noi. 
E come non parlare della morte, oscura protagonista della maggior parte di queste vicende che tanto ci affascinano? La fine di tutto. Non c’è cosa piú certa nella vita, ma anche più sconosciuta. Del resto, chi di noi è mai fisicamente morto? Chi ci può rassicurare sul fatto che morire non faccia poi così male o dirci se ci sia qualche luogo meraviglioso o terribile dopo ad attenderci? Inferno o paradiso? Reincarnazione? Il nulla? Questo spaventa gran parte dell’umanità.

Molto verosimilmente potrebbe essere anche questa paura della morte ad avviare in noi la fascinazione per il crimine: d’altro canto è un modo per avvicinarci ad essa, per guardarla, per osservarla, per studiarla. Per farla un po’ più nostra, perché tanto in fondo in fondo ce lo ricordiamo sempre, che prima o poi dovrà succedere anche a noi. Non in una tragedia simile, si spera. Non con modalità simili. Mentre aspettiamo, però, al tg stanno parlando di un altro omicidio. Andiamo ad ascoltare, va, che non si sa mai.

“Nera-mente” è una rubrica in cui parleremo di crimini e non solo, scritta da Alice, studentessa ed aspirante criminologa: clicca qui per leggere tutti gli articoli

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