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Morte di Luisa Bonello, i consulenti della difesa: “E’ impossibile sia un suicidio” foto

Il perito balistico Benedetti, che ha seguito i casi di unabomber e Marta Russo, e il medico legale Malcontenti aprono all'ipotesi dell'omicidio: chiesta una perizia per chiarire i dubbi

Savona. Quello di Luisa Bonello è stato un suicidio? Secondo i consulenti della difesa, il perito balistico Pietro Benedetti, uno dei massimi esperti in materia a livello italiano (tra gli altri ha seguito i casi di Marta Russo, Unabomber, mostro di Firenze e Brigate Rosse) ed il medico legale Roberto Malcontenti, è “impossibile” soprattutto alla luce di una serie di elementi come la posizione in cui è stato ritrovato il corpo e l’assenza di sangue sulla mano destra della donna così come sulla canna della pistola.

Le clamorose affermazioni sono emerse questa mattina in tribunale nel corso della nuova udienza del processo relativo all’indagine sulla morte di Luisa Bonello che, secondo la Procura, senza ombra di dubbio, si è suicidata sparandosi in bocca con la sua pistola il 19 settembre del 2014 nella sua casa al civico 17 di via Genova a Savona.

Una ricostruzione che stamattina è stata contestata dai consulenti della difesa (a giudizio per omicidio colposo ci sono Alberto Bonvicini, ex comandante della polizia postale, e Mauro Acquarone, medico ed ex marito della vittima, che sapendo che soffriva di depressione non avrebbero impedito la morte della dottoressa permettendole di tenere armi in casa) secondo cui, alla luce dei riscontri oggettivi raccolti dopo il rinvenimento del cadavere, ci sono troppe anomalie ed incongruenze per concludere che Luisa Bonello si sia sparata.

Un concetto ribadito anche da Pietro Benedetti che nella sua deposizione ha detto: “Possiamo dire che la dottoressa Bonello è stata uccisa? O è stata ricomposta dopo lo sparo, perché la posizione in cui è stata trovata è incompatibile con un suicidio, oppure dobbiamo dire che è stata uccisa”.

Per supportare la sua tesi, il perito balistico ha elencato una serie di aspetti dubbi: l’assenza di sangue sulla canna della pistola e sulla mano destra di Luisa Bonello, la presenza di tre segni sulla bocca della canna della pistola che farebbero pensare all’utilizzo di un silenziatore (spiegherebbe anche perché i vicini di casa non hanno sentito il colpo d’arma da fuoco quella notte), la mancanza di lesioni nella cavità orale della donna, ma anche la posizione in cui è stato ritrovato il cadavere, in particolare il fatto che la pistola fosse ancora nella mano della dottoressa, ma anche la traiettoria del proiettile, definita “anomala”.

“Ho riscontrato la presenza di molte tracce di sangue essiccato, ma non sulla bocca della canna sia all’esterno che sulle superfici interne. È un fatto molto strano perché solitamente nei casi di suicidi c’è tanto sangue nella canna” ha esordito Pietro Bendetti che poi ha aggiunto: “Ho trovato anche tre deformazioni inspiegabili e inusuali sulla canna e un segno sul lato destro del carrello che presuppone ci sia stato un contatto forzato. Questi segni, unito all’assenza di tracce di sangue potrebbero fare pensare all’applicazione di un silenziatore. Per questo tipo di arma non è in vendita, ma si può fare in maniera artigianale. La presenza silenziatore avrebbe potuto evitare che il sangue entrasse nella canna e anche che il rumore del colpo, che sarebbe stato ridotto di 7-8 volte, venisse sentito dai vicini” ha proseguito il consulente della difesa.

Tra le altre anomalie riscontrate l’assenza di lesioni in bocca: “Questa pistola dà un notevole rinculo e la canna ha molti spigoli. Come mai i denti della dottoressa non erano rotti? E’ impossibile che non procuri danni alle arcate dentarie..è chiaro che con tutti quegli spigoli vivi è difficile pensare che il rilevamento (ovvero lo spostamento della canna verso l’alto dopo lo sparo) dell’arma non procuri lesioni. Il rinculo, ovvero l’energia applicata nelle dita di chi impugna l’arma, avrebbe dovuto lasciare anche dei segni sulle dita, che non ci sono”.

In riferimento alla ricostruzione della Procura – secondo cui Luisa Bonello si è sparata in bocca mentre era seduta sul letto e, dopo lo sparo, è ricaduta in posizione supina, con la pistola appoggiata sul petto ed impugnata nella mano – l’esperto balistico ha osservato: “Non è verosimile che l’arma e il corpo siano rimasti in quella posizione. Lo escludo nel modo più assoluto. Tenendo la pistola con una mano sola le sarebbe scappata e fa meraviglia che non ci sia una goccia di sangue sul palmo destro.. E’ inspiegabile”.

A sollevare molti dubbi sull’ipotesi del suicidio è stato anche il medico legale Roberto Malcontenti che ha esaminato il referto autoptico e la relazione del dottor Marco Canepa, l’esperto nominato dal pm Giovanni Battista Ferro. “Ho rilevato diversi elementi contraddittori che meritano di essere approfonditi” ha esordito per poi aggiungere: “Non voglio dire che non è stato suicidio, ma l’analisi oggettiva dello stato dei luoghi è incompatibile con questa ipotesi”.

“Non c’è una macchia di sangue sulla mano della dottoressa ed è una cosa impossibile. La mano che spara non può non avere un riscontro ematico che documenti la vicinanza dell’arma col bersaglio prescelto. Le foto sono sorprendenti: la mano è perfettamente pulita, il dito è inserito sul grilletto.. è una cosa che non esiste in letteratura medico legale, ma nemmeno agli occhi di un profano. Se questo e un suicidio dico che è assolutamente incompatibile” ha aggiunto il medico legale.

Anche il dottor Malcontenti ha esternato perplessità per l’assenza di lesioni in bocca: “Non e possibile che non ci sia nemmeno un dente scheggiato. Non e possibile che non ci sia una micro lesione nel cavo orale causata dal rinculo e dal rimbalzo dell’arma. Sono concetti che insegnano ai nostri studenti parlando dei suicidi: ci deve essere uno spruzzo di sangue sulla mano e sulla volata della pistola”.

Quanto alla posizione del cadavere, il medico legale ha precisato: “Ha delle anomalie.. E’ composta.. la mano ricade davanti e il dito è sul grilletto..? E’ assurdo. Può esserci un’anomalia nei dati oggettivi che si riscontrano in un caso di suicidio, ma qui siamo di fronte ad cumulo di elementi anomali”.

Infine, rispetto all’esame tossicologico effettuato sul sangue della dottoressa Bonello, il dottor Malcontenti ha precisato: “C’era un cocktail di farmaci che poteva aver causato un intorpidimento delle condizioni della signora. Probabilmente era in uno stato di difficoltà di coordinazione e pensiero”. Un aspetto rispetto al quale nella relazione del dottor Marco Canepa, che ha eseguito l’autopsia, si arrivava alle stesse conclusioni (“la polintossicazione rilevata, sia essa indotta o volontaria, ha causato stati di alterazione della coscienza e possibili effetti tossici nelle ore precedenti la morte” ed “è possibile ch il decesso sia giunto in stato di sonnolenza e alterazione psicomotoria”), ma si faceva anche presente che “nei casi di terapia in corso con farmaci antidepressivi come quelli assunti la significatività statistica dell’incremento di suicidio come effetto collaterale”.

“In questo caso parlare di suicidio senza pensare ad una ricomposizione della salma dopo lo sparo è impossibile. E’ scientificamente e tecnicamente impossibile. Ci sono troppe cose impossibili insieme” ha poi concluso il consulente della difesa.

Secca la replica del pm Giovanni Battista Ferro secondo cui la ricostruzione della Procura non è stata minimamente scalfita ed l’unica da considerare: “Ho trovato Canepa molto più convincente. Sul fatto che non ci fosse sangue né sulla canna dell’arma né sulla mano ha spiegato molto bene che non c’è stata la rottura di nessun vaso che potesse causare uno schizzo ematico e, inoltre, l’energia cinetica del proiettile ha proiettato verso l’alto le perdite”.

Alla luce delle conclusioni opposte a cui sono arrivati i consulenti del pm e della difesa, l’avvocato Fausto Mazzitelli, che insieme al collega Paolo Nolasco assiste il dottor Acquarone, ha chiesto al giudice di disporre una perizia che chiarisca la causa e la dinamica della morte per dipanare tutti dubbi emersi e stabilire se l’ipotesi del suicidio sia concreta o se si possono aprire scenari finora non considerati come l’omicidio. Una richiesta sulla quale il giudice si è riservato di decidere.

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