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I Magazine di IVG.it - Per un Pensiero Altro

lI mondo alla rovescia

Per un Pensiero "Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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“Il Carnevale, in opposizione alla festa ufficiale, era il trionfo di una sorta di liberazione temporanea della verità dominante e dal regime esistente, l’abolizione provvisoria di tutti i rapporti gerarchici, dei privilegi, delle regole e dei tabù. Era l’autentica festa del tempo, del divenire, degli avvicendamenti e del rinnovamento. Si opponeva ad ogni perpetuazione, ad ogni carattere definitivo e ad ogni fine”. Il brano è tratto dal famoso saggio “L’opera di Rabelais e la cultura popolare” di Michail Bachtin. Mi sembra fin troppo evidente l’abisso che separa il carnevale di oggi dalla festività descritta da Bachtin, collocabile nel medio evo europeo, che ci presenta un momento in cui si vive “il mondo alla rovescia”.

La collocazione temporale della festa non aveva nulla a che vedere con la tradizione cristiana o con qualsivoglia periodizzazione sovrapposta più o meno artificiosamente alla vita naturale. In effetti la data era individuata nel momento del passaggio dall’inverno alla primavera, il periodo in cui alla morte della natura risponde la natura stessa con la rinascita della vegetazione, con l’utero eterno della madre Gea che ridona vita e speranza all’umanità, e bellezza, e luce, e profumi nell’aria e nell’anima. Il tempo dei nuovi amori, l’età in cui le regole non sono quelle contronatura dello stato e della , piuttosto quelle armoniose dell’uomo e della vita.

Nella tradizione celtica, sopravvissuta a lungo in tanta parte del nord Italia, la celebrazione cadeva l’ultimo giovedì di febbraio, in molte località come festa della Gibiana o Giubiana, altrove come il momento del falò in piazza, quando ognuno portava il poco che aveva da mangiare, in abbondanza ero solo il vino che bolliva nei pressi del fuoco, dolcificato e aromatizzato. Ecco raccolta un’intera comunità, ricchi e poveri, padroni e servi, tutti uguali inebriati dall’aria gelida, riscaldati dall’alcool, accesi dalle danze e liberati dal soperchiante senso di libertà collettiva, un’intera comunità intenta a regalarsi un meraviglioso momento senza regole dettate dal controllo, imperiale o papale poco importa. Solo uomini e donne protesi ad ascoltare la propria natura profonda, gli impulsi del corpo che si esprimono nella danza collettiva per poi sfociare inevitabilmente in un’orgia liberatoria. Quando le fiamme divampavano inghiottendo la sagoma femminile realizzata con le stoppie dell’anno precedente,nel centro della festa ognuno poteva gridare contro la vecchia (Gibiana – Befana – anno passato) imputandole tutte le negatività trascorse affinchè venissero epurate ed annichilite dalle fiamme.

Il sesso collettivo, la negazione dei ruoli convenzionali di potere corroborava i tizzoni incandescenti con le pulsioni vitali dell’intera comunità finalmente liberata e le ceneri conseguenti, così intimamente purificate del male trascorso e intrise della vita e della fecondità appena celebrate, erano pronte per essere sparse sui campi in modo da feretilizzarli e renderli produttivi e generosi nell’anno a venire. In questo giorno magico in cui il potente sottostà al servitore, in cui sono le donne a scegliere chi e come e non sono soggette alla tradizionale tracotanza maschile, tutto era concesso. Certo, un pericolo incombeva: chi era abituato a comandare, controllare e disporre, lo stesso che si era trovato all’improvviso ad essere uomo tra gli uomini, avrebbe potuto, il giorno successivo, volersi rivalere su chi aveva respirato libertà e diritto naturale, avrebbe potuto “fargliela pagare”. Un ottimo stratagemma era il travestimento, la maschera, ma una maschera anarchica e liberatoria, quel travestirsi grazie al quale nel momento stesso in cui mi celo mi rivelo per quello che la maschera mostra e che ho scelto liberamente.

Insomma, mi nascondo a te che sei il potere e mi disvelo a me stesso in un momento di verità e naturalità, mi regalo una protezione giocosa che mi consenta di dire e fare ciò che sento senza dovermi limitare, censurare e falsificare in nome della buona educazione, delle convenzionalità castranti e annichilenti. Poteva mai una festa simile essere accettata dal potere? Ovviamente no, ma più facile sarà convincere il popolo che la ragione della censura non è dettata dal contronatura del controllo dell’uomo sull’uomo, ma che sia l’espressione di una qualche etica trascendentale ed ecco che il rito celtico della festa orgiastica in piazza si riduce al banchetto che si potrà consumare l’ultimo giorno di Carnevale, appena prima del lungo periodo di astinenza della quaresima. Possiamo così comprendere anche l’etimo della parola, dal latino “carnem levare”, cioè eliminare la carne.

Ma siamo sicuri che “il mondo alla rovescia” sia quello festeggiato nel carnevale medioevale? Non dovremmo riconoscere come contronatura il nostro quotidiano, non vorremmo in verità tutti quanti regalarci almeno qualche giorno di sovversione liberatoria? Ed ora proviamo ad osservare il nostro carnevale, no, non quello dei bambini che, inconsapevolmente, hanno conservato in loro la sana esuberante vitalità di allora, osserviamo quello di chi si traveste ma non riesce a svestirsi di una maschera che gli è scivolata sotto la pelle, troppo vicina al cuore.

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
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