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I Magazine di IVG.it - Per un Pensiero Altro

La filosofia delle scarpe strette

Per un Pensiero "Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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“… e c’è gente che indossa un paio di scarpe strette per l’intera dolorosa giornata al solo fine di godere la sera quando, finalmente, potrà togliersele”. È una caustica affermazione dell’amico Gershom Freeman che, due sere or sono, sedeva a cena con me e si accompagnava ad una interessante signora che si ostinava a chiamare Gala anche se quello non era il suo nome.

Credo di conoscere la ragione del cambio onomastico ma non è di questo che voglio scrivere, cito la serata perchè Gala, mi vedo costretto a chiamarla così non avendo avuto modo di conoscerne il nome anagrafico, mi chiese ragione del titolo di questa rubrica della quale Gershom le stava raccontando.

“Che differenza c’è tra un pensiero “altro” – mi stava domandando mentre le versavo del vino – ed un “altro” pensiero?”. In quel momento mi sono visto costretto a trovare una inequivoca spiegazione e a chiedermi: chissà se chi mi legge si è posto lo stesso interrogativo? E se sì, chissà che spiegazione si è dato? La risposta che elaborai sul momento in verità mi abitava dentro da sempre, ma più importante è che continua a piacermi ancora adesso ed ho deciso, pertanto, di utilizzarla nell’articolo di questa settimana. “Sto pensando di acquistare una casa ad un piano in città – ho esordito sorseggiando il mio rosso – questo è un pensiero. Sto pensando di acquistare un’abitazione a due piani in riva al mare: questo è un “altro” pensiero. Sto pensando di vivere in un’abitazione che non ha prezzo nè può essere acquistata o venduta, le cui pareti sono desideri e promesse, il tetto è profumo di vento ed è il luogo di intreccio di amori e speranze per tutti coloro che avranno cuore di vederla, bene, questo è un pensiero “altro”” Dopo aver concluso ho ascoltato il silenzio nel quale le mie parole mi stavano raggiungendo e mi sono riconosciuto.

Gala stava sorridendo perplessa osservandomi mentre Gershom esplodeva in una delle sue meravigliose risate anarchiche. In quel momento il mio amico fraterno decise che era opportuno rivelarci quella che definì “la filosofia delle scarpe strette”, pensiero che ho tentato di sintetizzare ricorrendo ad una sua frase che si legge in apertura di articolo. Cerco di essere più chiaro riportando in breve il senso del ragionamento di Gershom: troppa gente vive dolorosamente in attesa del momento in cui si potrà togliere le scarpe scomode. Non si tratta di esseri umani sfortunati a causa di malattie o disagi economici, relazionali, politici.

Credo che Gershom volesse riferirsi a quelle persone che conducono una vita “normale”, che non sono border line, emarginate, afflitte da forze esterne prevaricanti; credo stesse parlando di tutti quelli che si fanno del male, si censurano e cercano di fare lo stesso con gli altri; di quelle persone che si precludono le possibilità di essere felici, quelle che non si concedono al profumo di un fiore, che non si lasciano intridere dai colori del tramonto, che hanno paura di dire ti amo, che non alzano la voce perchè non si fa ma vorrebbero annientare l’imbecille che li sta umiliando. Il percorso del pensiero di Gershom si inerpicò su vette che ancora osservo affascinato e che meriterebbero ben altro commento, ma credo che l’aspetto più significativo vada riconosciuto nella convinzione che, per dirla con le sue parole, “il paradiso terrestre è casa nostra”.

Insomma – si chiede – perché essere convinti che la vita che ci spetta sia una valle di lacrime? A che pro procreare, se si crede davvero che il nostro sia un destino di dolore? Perché mai consentirci come lecito solo un intermittente sollievo alla sofferenza? Non ci spetta di diritto una esistenza edenica? Forse che non ci meritiamo il paradiso terrestre? E qui il solito salto nell’abisso che gli conosco: “Io sono convinto che l’umanità non abbia mai abbandonato l’Eden, ancora è casa nostra, ma non abbiamo il coraggio di viverlo, di guardarlo negli occhi, di credere di meritarlo. Forse oltre alle scarpe strette abbiamo indossato, di certo senza rendercene conto, anche un paio di occhiali che ci falsano la vista, che ci mettono davanti agli occhi un mondo ingannevole, controllato da assurdi simulacri che ci mostrano l’Eden come fosse una valle di lacrime nella quale è opportuno abdicare alla vita per avere in cambio la sopravvivenza.

Diviene così indispensabile organizzare l’assurdo del nostro vano peregrinare alla ricerca di un approdo felice, di una terra promessa dalla quale non ci siamo mai mossi. Allora le scarpe strette sono una sorta di cilicio per deambulare al fine di espiare una colpa mai commessa. Forse l’unica nostra colpa è la mancanza di coscienza e di coraggio, forse, se solo riuscissimo a toglierci gli occhiali …

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
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