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Il “Transylvania” approda all’ex ospedale San Paolo di Savona

La mostra fotografica dedicata al piroscafo affondato nel 1917 davanti a Bergeggi, nell’ambito delle Giornate FAI di Primavera 2019

Savona. Tra le “bellezze” da scoprire in questi giorni all’ospedale San Paolo di Savona, aperto al pubblico in occasione delle Giornate FAI di Primavera 2019, c’è anche la mostra fotografica dedicata al piroscafo “Transylvania”, affondato nel 1917 davanti a Bergeggi.

La lussuosa nave passeggeri Transylvania era stata costruita nel 1914 dalla Scott’s Shipbuilding Company. Requisita all’inizio della prima Guerra mondiale dalla Royal Navy, per essere adibita al trasporto di truppe, terminò la sua brevissima esistenza il 4 maggio 1917, a poca distanza dall’Isola di Bergeggi.

Colpita, infatti, da due siluri tedeschi, sparati da un sommergibile U-Boote, la nave affondò poco dopo mezzogiorno al largo di Capo Vado. In quella circostanza, considerata ancora oggi uno degli eventi più tragici mai avvenuti nel Mediterraneo, persero la vita oltre quattrocento persone, tra crocerossine, soldati e membri dell’equipaggio.

In un periodo in cui valori fondanti della società erano la solidarietà e il mutualismo, a farsi carico dei sopravvissuti non furono soltanto la Croce d’Oro, la Croce Bianca e la Croce Rossa di Savona, ma anche decine di pescatori di Noli e di Finale Ligure. Di questi ultimi, che parteciparono attivamente e coraggiosamente alle operazioni di salvataggio, nonostante le condizioni proibitive del mare (oltre tremila furono i naufraghi salvati), si ricorda soprattutto la corsa delle famiglie di tutta la zona costiera a ospitare i superstiti.

Transylvania

Tante piccole storie si intrecciarono, quel giorno: nuove e forti amicizie si strinsero, destinate a durare nel tempo. La mostra insiste sui risvolti emotivi di quella tragedia, che fu affrontata con un’organizzazione impeccabile e grande abnegazione da parte di tutti. In pochi pannelli – intercalati a una barella e a dispositivi medici dei primi anni del ‘900 – le riproduzioni fotografiche di cartoline, lettere, documenti ufficiali, alcune foto scattate nei giorni del salvataggio e subito successivi, nonché l’esatta ricostruzione tecnico-grafica del siluramento calano il visitatore nell’atmosfera di quei momenti concitati; e, se autoctono, lo fanno sentire orgoglioso di essere parte della comunità che, in quel lontano maggio, si distinse per il suo spirito di aiuto e di fratellanza.

Su questo intende soprattutto far riflettere la mostra, la quale ricorda altresì che anche il libro a fumetti, pubblicato nel 2001 sull’affondamento del Transylvania, fu realizzato proprio per affrontare, nell’ambito di quel tragico episodio, una tematica importante quale quella della solidarietà. Allora, il Comune di Savona concesse in perpetuo ai britannici una porzione del proprio cimitero di Zinola, dove furono sepolti ottantacinque corpi, per lo più di soldati: in quello che è diventato familiarmente il “Campo degli Inglesi”, un monumento alla memoria ricorda ancora i nomi di 274 vittime mai ritrovate, dilaniate dai siluri o trascinate chissà dove dalla corrente.

Transylvania

“Perché parlarne ancora?”, si chiede la mostra fotografica dedicata a quella tragedia. E fornisce essa stessa una risposta eloquente: “Parlare dell’affondamento del Transylvania non è un semplice esercizio di memoria per non dimenticare, ma un punto di riferimento del tempo per capire cosa è cambiato in Liguria e dentro di noi in quasi un secolo di storia”. Soprattutto “dentro di noi”…

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