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I Giovanissimi gialloblù tornano in campo con un messaggio: “La Cairese non è razzista” foto

La risposta della squadra che sabato scorso dovette assistere alla sospensione della partita per insulti ad un avversario

Quiliano. Si è aperto un nuovo fine settimana calcistico e tutte le squadre, tra oggi e domani, sono chiamate a tornare a sfidarsi, animando i campi di tutta la Liguria tra campionati nazionali, regionali a provinciali.

Per due formazioni il rientro in campo è stato piuttosto particolare perché, durante la settimana, si è parlato tanto della loro partita, per motivi extrasportivi. Si tratta di Priamar e Cairese della categoria Giovanissimi U15 provinciali che, sabato scorso, avevano pareggiato 1 a 1 al termine di una partita sospesa per due volte dall’arbitro. A Cairo Montenotte il direttore di gara, infatti, aveva deciso di interrompere il gioco avendo sentito degli insulti di natura razziale rivolti al portiere ospite, di origine sudamericana.

Numerosi politici e dirigenti delle società calcistiche, durante la settimana, sono intervenuti per dire la loro sull’accaduto; oggi i ragazzi hanno risposto nel migliore dei modi: tornando con entusiasmo a dedicarsi alla loro passione per il pallone, giocando contro gli avversari di turno in un clima di correttezza.

Il Priamar ha affrontato sul campo di casa la Riviera del Beigua, pareggiando 2 a 2. La Cairese, dal canto suo, era impegnata in trasferta al Dagnino di Quiliano, dove ha affrontato il Vado “B”.

La società valbormidese, sin dal primo istante, aveva condannato e preso le distanze da quanto accaduto al Brin sabato scorso. Oggi la squadra gialloblù che era stata coinvolta nella tanto discussa partita ha risposto in maniera eloquente: i ragazzi valbormidesi sono entrati tutti in campo tenendo tra le mani un foglio con la scritta “La Cairese non è razzista! La Cairese siamo noi!”.

Un messaggio chiaro ed eloquente, per condannare una volta per tutte quanto accaduto sabato scorso e al tempo stesso per chiedere a tutti di tornare a parlare di calcio per ciò che accade sui campi e non per spiacevoli e beceri episodi che, a causa di pochissime persone, talvolta portano alle cronache le partite dei giovani.

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