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Fionda di Legno a don Ciotti: “Per contrastare la mafia la prima riforma da fare è quella delle nostre coscienze” fotogallery

Al cinema Ambra di Albenga, gremito di spettatori, si è svolta la cerimonia di consegna del premio per mano di Antonio Ricci

Albenga. Sul palco divano e sgabelli, tastiera e strumenti. Immagini e disegni (realizzati da Mauro Moretti) che si susseguono sul maxi schermo. E una “spola” continua di protagonisti, che salgono e scendono da quel palco, incitati dagli applausi di incoraggiamento e dai silenzi assorti e attenti di centinaia di presenti (sala “sold out”).

I “Fieui di Caruggi” hanno fatto nuovamente centro, confezionando una grande edizione 2019 del premio “Fionda di Legno” che, al cinema Ambra di Albenga, è stato consegnato questa sera (22 marzo 2019) dalle mani di Antonio Ricci al vincitore don Luigi Ciotti (accolto da una vera e propria standing ovation del pubblico) “per il suo impegno, con rischio della propria vita, a favore della legalità e degli ultimi”.

Il sacerdote e attivista italiano, infatti, è stato ispiratore e fondatore dapprima del “Gruppo Abele” come aiuto ai tossicodipendenti e altre varie dipendenze, quindi dell’associazione “Libera” contro i soprusi delle mafie in tutta Italia. Proprio ieri, in centinaia di piazze italiane, è stata celebrata la “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie”, promossa ormai da anni da “Libera”.

“Ci tengo a precisare che su questo palco, e non solo, non rappresento un ‘io’, ma un ‘noi’. Qui non è venuto solo don Ciotti: tutto quello che la vita mi ha offerto e sono riuscito a realizzare lo devo a tante persone, – ha dichiarato don Ciotti, che ieri si trovava a Padova e domattina sarà a Palermo. – In questo paese, purtroppo, viviamo un’emorragia di memoria impressionante e oggi siamo di fronte anche al rischio di un’emorragia di umanità”.

“Le mafie sono tornate e sono più forti di 30 anni fa: sono cambiate, si sono trasformate, sono diventate più flessibili e imprenditrici. Alcune parti d’Italia sono rimaste alle stragi di Capaci e via D’Amelio, ma nessuna parte del Paese può considerarsi esente da questa piaga. Le mafie e la corruzione sono come parassiti che ti rodono dentro: entrano nei nostri contesti e contaminano le nostre realtà”.

“E per contrastarle, la prima riforma che deve essere fatta è quella delle nostre coscienze. È proprio dalla presa di coscienza che il problema della mafia e della corruzione coinvolge l’intero Paese che è nata l’associazione ‘Libera’”.

“Io mi trovavo a Palermo, alla commemorazione delle strage di Capaci e vicino a me c’era una donna vestita di nero da capo a piedi e con il velo. Piangeva, piangeva ininterrottamente. Io non la conoscevo ed ero un po’ imbarazzato, ma ad un certo punto mi ha scosso forte la mano, l’ho guardata e ho visto gli occhi una madre che aveva perso un figlio. E mi ha chiesto come mai il nome di suo figlio non venisse mai nominato”.

“Il nome di suo figlio era Antonio Montinaro, che insieme a Rocco Dicillo e Vito Schifani persero la vita insieme e per la stessa motivazione del magistrato Giovanni Falcone. Il primo diritto di ogni persona è di essere chiamati per nome e non semplicemente ‘i ragazzi della scorta’. Dalla volontà che nessuno venga dimenticato, che tutti vengano ricordati con la stessa forza e dignità è nata l’associazione ‘Libera’. E ora vogliamo e dobbiamo portare via alla mafia ciò che loro hanno sottratto in modo illegale e violento per restituirlo alla collettività”, ha concluso il sacerdote.

La serata, condotta da Mario Mesiano, con l’abile “regia” di Gino Rapa, come di consueto è stata animata anche da musica, divertimento, cultura e spunti di riflessione. E sul palco si sono alternati Massimo Schiavon al pianoforte e Fabio Tessiore al sax, seguiti da due grandi amici dei Fieui i “Gente de Ma” con Roberto Frazzetto e Pino Caratozzolo.

Ma novità dell’edizione 2019 è stata la presenza del “Coro Popolare della Maddalena”, un gruppo vocale eterogeneo, sorto proprio nel quartiere della Maddalena a Genova, per tentare di unirne attraverso la musica gli abitanti, sino a farli divenire Comunità. Un gruppo proveniente da quei caruggi genovesi tanto cari ad un altro prete insignito anche lui della “Fionda di legno” qualche anno fa, don Gallo.

L’evento si è poi concluso, come da tradizione, con la consegna ufficiale del premio a don Luigi Ciotti ad opera di Antonio Ricci e del sindaco di Albenga Giorgio Cangiano. L’artistica fionda è stata realizzata ancora una volta dall’intagliatore Andrea Zanini, che quest’anno ha scelto come soggetto le torri di Albenga sul fondo del mare, circondate da alghe perché, come ha spiegato, “la nostra società ha raggiunto il fondo ed ora, per forza di cose, può e deve solo riemergere”.

Al termine, tutti i protagonisti della manifestazione hanno affollato festosamente il palco dell’Ambra e hanno salutato il pubblico cantando all’unisono “Ho visto un re” (testo di Dario Fo, cantata da Enzo Jannacci con coro di accompagnamento composto da Cochi e Renato, Giorgio Gaber e altri).

Il nome di don Luigi Ciotti, dunque, è andato ad inserirsi nel lunghissimo e prestigioso albo dei vincitori del premio: Antonio Ricci, Balbontin-Ceccon-Casalino, Fabrizio De André, Paolo Villaggio, Milena Gabanelli, Roberto Vecchioni, Don Gallo, Carlo Petrini, Don Mazzi, Fiorella Mannoia, Javier Zanetti, i Nomadi, Brunello Cucinelli, Michelle Hunziker e Giulia Bongiorno ed Enrico Brignano.

I “Fieui”, in tempi non sospetti, avevano definito la scelta del vincitore dell’edizione 2019 del loro premio per eccellenza come “meditata e coraggiosa”. E alla luce del risultato della serata odierna, si può aggiungere anche “profonda e vincente”.

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