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Cori razzisti a giovane portiere sudamericano, parla la madre: “Mio figlio ferito e amareggiato”

Le parole della mamma: "La Federazione prenda provvedimenti". Mister Fiorio: "Aprire una riflessione sul mondo del calcio, deriva preoccupante"

Cairo Montenotte. “Mio figlio ferito e amareggiato, un episodio vergonosco che non merita altri commenti se non un intervento deciso della Federazione, non si possono accettare certi episodi”. Questo lo sfogo di Ana, la madre del giovane portiere sudamericano del Priamar di Savona finito nel mirino degli insulti razzisti da parte della tifoseria cairese durante la partita di ieri allo stadio “Brin” di Cairo Montenotte, con l’arbitro donna costretto a sospendere la partita per ben due volte.

Un fatto alquanto grave, anche perchè avvenuto in una categoria giovanile e che ha lasciato esterefatto tutto il mondo calcistico savonese. La stessa società cairese è protamente intervenuta per stigmatizzare l’episodio, mentre il Priamar è prontamente sceso in campo a difesa del suo ragazzo. Il dg della Cairese ha chiesto pubblicamente scusa per l’accaduto, ma ormai le polemiche e le reazioni divampano, in particolare sui social.

“Negro di m….”, è stato l’epiteto che ha scatenato il caso: “Siamo molto dispiaciuti per quanto successo, penso che nessuno si deve permettere insulti del genere, fuori o dentro gli stadi, grandi e piccoli” aggiunge la mamma del giovane portiere.

“Ritengo che la Federazione debba fare qualcosa, mettere dei paletti a tutti coloro che si recano nei campi da calcio. Da madre ho insegnato ai miei figli l’educazione, cosa che evidentemente si sta perdendo… Anche perchè, la cosa più soprprendente è stata che nessuno degli adulti presenti alla stadio è intervenuto per fermare i cori razzisti e questo è ancora più disdicevole” sottolinea ancora la madre.

“Mio figlio sta bene, ne abbiamo parlato a lungo, certo è rimasto ferito e amareggiato, ma andiamo avanti…”.

E la mamma conclude: “Tengo a ringraziare il mister di mio figlio, Luca Fiorio, e tutti coloro che ci hanno espresso solidarietà e vicinanza, con la speranza che certe cose davvero non succedano più: a quell’età lo sport deve essere uno spazio di divertimento e di educazione”. 

Il day after agli insulti razzisti grande amarezza è stata espressa dal mister del Priamar Luca Fiorio: “Il clima teso era percepibile, ma non tanto in campo quanto dagli spalti… Tuttavia arrivare a questi livelli non l’avrei mai immaginato, non me l’aspettavo: quel drappello di 20 ragazzi che continuavano ad insultare prima e scimmiottare insulti a matrice razziale è stata una cosa che mi ha ferito dentro, da allenatore e da amante di questo sport”.

“La Cairese ha avuto un comportamento esemplare, non c’è dubbio, quanto ad altre persone adulte presenti a vedere la partita è meglio che non commento… Peccato davvero, in campo è stata una partita normale e molto corretta nonostante qualcuno abbia cercato di caricarla oltre modo. Non posso, infine, che compliemtarmi con il mio portiere, un ragazzo eccezionale, che è riuscito ad ignorare gli insulti e contnuare a giocare, a 14 anni non è facile”.

E infine un “pensiero aperto” sul mondo del calcio, in particolare la serie A e altri campionati che sono presi a modello dai ragazzi e dai giovani: “Sicuramente mi sento di dire che c’è una deriva davvero preoccupante e se non vogliamo perdere la passione e l’amore per il calcio auspico che questo nuovo episodio, avenuto in un campionato giovanile, possa aprire una serie riflessione” conclude mister Fiorio.

Intanto questa mattina anche la Cairese è tornata sull’episodio, con un post su Facebook: “L’ASD Cairese vuole ancora una volta condannare l’atteggiamento tenuto sugli spalti da questi pseudo tifosi, esprimendo la più grande vicinanza al portiere del Priamar. Nel calcio così come nella vita, non esistono differenze di colore della pelle, etnie, religione ecc, solo un pallone, due squadre, voglia di divertirsi e di vincere. Uniti tutti insieme, solo così possiamo porre fine a questa dilagante piaga del razzismo!”.

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