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“Spese pazze” in Regione, sentenza il 30 maggio 2019. Ombra Severino su Melgrati: gli scenari

Con un'eventuale condanna in primo grado, scatterebbe la sospensione dalla carica di sindaco 

Alassio. È stata fissata per il prossimo 30 maggio 2019, la sentenza del processo relativo alle “Spese pazze” in Regione Liguria. E ad Alassio è già partito il conto alla rovescia perché, in base al responso che emergerà, nella città del Muretto potrebbe verificarsi un vero e proprio terremoto politico.

Ebbene sì, perché il sindaco Marco Melgrati, in caso di condanna, rischia seriamente la sospensione dalla sua carica. Sul primo cittadino alassino, infatti, pende la scure della Legge Severino, che si applica agli amministratori condannati per reati come il peculato o il 316 ter del codice penale.

Con un’eventuale condanna in primo grado, scatterebbe la sospensione dalla carica di sindaco (nel caso specifico, Melgrati dovrebbe lasciare il posto al suo vice, Angelo Galtieri) per 18 mesi, ai quali se ne aggiungerebbero altri 12 in caso di conferma della condanna da parte della Corte di Appello, e poi con conseguente decadenza dell’intera giunta comunale e nuove elezioni nel caso di conferma della condanna da parte della Cassazione.

L’accusa è quella di peculato, che prevede, in caso di condanna, una pena compresa tra i 4 e i 10 anni. Ma, oltre all’assoluzione in cui confidano l’imputato e il suo legale Franco Vazio, ad “aiutare” il sindaco di Alassio potrebbe essere la modifica all’articolo 316 ter del codice penale, già in vigore, attraverso il quale si potrebbe richiedere la derubricazione del reato da peculato a indebita percezione (pena prevista in caso di condanna, da 1 a 4 anni) di erogazioni o fondi pubblici (una strada già percorsa ad esempio, “seppur in via subordinata ad un’assoluzione”, dai legali del viceministro Rixi).

Un’ipotesi che al momento non è mai stata presa in considerazione dal legale di Melgrati, ma non è una strada da escludere. L’eventuale “passaggio” dal reato di peculato a quello di indebita percezione, infatti, porterebbe ad un duplice beneficio: pene meno severe e prescrizione più breve (7 anni invece che 12 e mezzo).

Melgrati non è l’unico imputato: sono 23 i consiglieri regionali che, secondo l’accusa, si sarebbero “fatti rimborsare con soldi pubblici, spacciandoli per spese istituzionali, cene, viaggi, gite al luna park, birre, gratta e vinci, ostriche, fiori e biscottini”. In alcuni casi, sempre secondo l’accusa, “venivano consegnate ricevute che erano state dimenticate da ignari avventori. In altri venivano modificati gli importi a mano. Le pezze giustificative, molto spesso, si riferivano a periodi festivi: Natale, Capodanno, Pasqua e Pasquetta, 25 aprile e Primo Maggio”.

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