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Savona, presunti abusi al campo solare su un bambino di 8 anni foto

Il ragazzo, da poco maggiorenne, accusa due ex collaboratori della parrocchia di Lavagnola di averlo molestato nel 2009

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Savona. Ancora un possibile caso di molestie sessuali ai danni di minori in parrocchia. Questa volta si tratterebbe di un episodio verificatosi nel 2009 durante un campo solare nella parrocchia di Lavagnola, a Savona, ai danni di un bambino che, all’epoca, aveva otto anni. A renderlo noto è Rete L’Abuso, onlus savonese nota proprio per le sue battaglie contro la pedofilia nella Chiesa.

In Procura è stato aperto un fascicolo nelle scorse settimane un fascicolo, ma le indagini, che sono coordinate dal pubblico ministero Elisa Milocco, sono ancora in corso. Secondo quanto trapelato, il caso ruota intorno alla querela presentata dalla mamma di un ragazzo (diventato da poco maggiorenne) che accusa due uomini, all’epoca collaboratori della parrocchia di San Dalmazio, di aver abusato di lui. Per verificare l’attendibilità del racconto del diciottenne, che soffre di alcuni disturbi psichiatrici, il pm Milocco disporrà una perizia per accertare la sua capacità di testimoniare. Sulla base dell’esito dell’accertamento, le accuse contro i due presunti molestatori potrebbero essere confermate o cadere.

Uno dei due indagati era già finito nei guai per due accuse analoghe nel 2011: in un caso gli accertamenti investigativi della Procura non portarono alla fine a ravvisare reati, per l’altro si interruppero essendo scattata nel frattempo la prescrizione.

La presunta vittima di questo nuovo caso è assistita per la parte penale dall’avvocato Riccardo Di Rella del Foro di Genova, segretario della Rete L’Abuso, e per quella civile dalla dottoressa Elena Peruzzini, vice presidente della stessa associazione. “Questa ennesima triste vicenda – commenta il presidente di Rete L’Abuso, Francesco Zanardi – solleva una problematica nota e grave, che denunciamo da anni: il fatto che il legislatore non abbia applicato il certificato antipedofilia all’intera categoria del volontariato, quella da sempre più a rischio e, guarda caso, quella alla quale appartengono anche i sacerdoti. Paradossalmente, questa mancanza genera l’effetto opposto a quello che sarebbe lo scopo preventivo del certificato, ovvero indica ai predatori il terreno di caccia dove non vi sono controlli”.

Una criticità che, spiega Zanardi, “grazie alla disponibilità del senatore savonese Matteo Mantero era già stata sollevata in una interrogazione parlamentare del novembre 2017. Nei mesi scorsi, abbiamo ampiamente documentato anche questa lacuna al Comitato ONU per la tutela del fanciullo, che attraverso il membro del Comitato, il professor Jorge Cardona, è stata sollevata nelle sedute del 22 e 23 gennaio scorsi. Se proviamo ad entrare nella mente di un pedofilo, la prima cosa evidente è che costui cerca ragazzini, e le parrocchie sono ben popolate; il fatto poi che il certificato non sia da esibire nell’ambito del volontariato, e la cultura del silenzio che la chiesa mantiene come costante, rappresentano una garanzia per il pedofilo che, qualora venga scoperto, il parroco non lo denuncerà per evitare lo scandalo”.

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