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Rovinato dal gioco d’azzardo, viveva in una roulotte: trovato morto a Quiliano

Giuseppe Cotto, 64 anni, aveva perso tutto e si era ritrovato a vivere per strada: non aveva mai accettato di tornare a una vita "normale"

Quiliano. E’ morto ieri pomeriggio nella sua roulotte. O, come la chiamava lui, “la mia villetta”. Dopo una vita segnata dalla ludopatia, aveva trovato la sua pace in quella roulotte: da otto anni era diventata la sua casa, e nulla lo aveva convinto a ritornare a una vita “normale”.

E’ la storia di Giuseppe Cotto, 64 anni, ritrovato ieri senza vita all’interno della sua casa su ruote da un dipendente del Comune di Quiliano, Giuseppe Briano, che da qualche anno si occupava della sua situazione. Il corpo dell’uomo era riverso a terra ai piedi del letto: sarà l’autopsia a stabilire se a ucciderlo sia stato un trauma riportato nella caduta (l’uomo aveva problemi di deambulazione) oppure qualche malore, magari uno dei problemi di salute che lo affliggevano da anni (era diabetico e in passato aveva anche sconfitto un tumore).

Giuseppe viveva da solo, in quella roulotte. Una vita “di strada” che aveva abbracciato dopo aver gettato al vento la sua prima esistenza. Sposato con una ragazza di Vado Ligure, faceva il saldatore subacqueo: un lavoro raro e ben pagato, che lo portava in giro per il mondo. A rovinarlo è stata una malsana passione per i casinò e il gioco d’azzardo: cifre ingenti, tutti i lauti guadagni del suo mestiere, che ogni volta volavano via. Poi è arrivato il divorzio (“un altro dei grandi errori della mia vita”, ripeteva spesso), la spirale discendente. Una nuova compagna che lo ha coinvolto in una storia di droga, infine un anno e mezzo di carcere.

Uscito dalla prigione, Giuseppe non aveva più nulla se non la strada. Ed è proprio per strada che lo ha ritrovato Briano, amico d’infanzia, circa otto anni fa: l’ex sommozzatore era in una baracca, con i topi che gli camminavano addosso. Da lì è partito un lento e costante lavoro, da parte del dipendente del Comune, per tentare di restituirgli una vita dignitosa. Prima ha trovato una roulotte usata in regalo (l’unica soluzione che Cotto era disposto ad accettare, dato che rifiutava di tornare a vivere in un appartamento), poi una piccola auto elettrica per disabili. Quindi i pannelli fotovoltaici per ricaricarla e avere la corrente in “casa”, infine una piccola integrazione per la pensione minima.

In qualche modo aveva la sua autonomia, l’unica cosa che desiderava – racconta Briano – ricordo ancora la sua furia quando, dopo un ricovero ospedaliero, gli fu assegnato un amministratore di sostegno. Alla fine riuscì a farlo revocare e a ‘tornare libero’, come diceva lui”. Negli anni scorsi aveva sconfitto anche un tumore alla prostata, con un ciclo di radioterapia durato un anno e mezzo. Voleva vivere, Giuseppe, ma alle sue condizioni: dopo essere caduto in disgrazia non aveva mai voluto saperne di ritornare a una vita “normale”.

Fino a poche settimane fa: “I problemi di salute dovuti all’età e al suo stile di vita lo stavano indebolendo – spiega Briano – e così ero finalmente riuscito a convincerlo a fare richiesta per una casa popolare. Stavamo solo aspettando il prossimo bando”. Ma a firmare quella domanda Giuseppe non ci è arrivato: si è spento nella sua roulotte, dove dopo aver espiato colpe e rimpianti era riuscito a trovare il suo mondo.

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