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Riordino delle Aree Protette, scontro in Consiglio regionale: botta e risposta tra maggioranza e minoranza

In dirittura d'arrivo il provvedimento tanto contestato e che prevede lo stop alla nascita del parco del Finalese

Liguria. E’ iniziato questa mattina in Consiglio regionale il lungo dibattito sulla legge relativa al riordino della Aree Protette e la tutela delle biodiversità.

Dopo la presentazione di tre relazioni di minoranza è stato aperta la discussione generale sul provvedimento.

Giovanni De Paoli, in qualità di presidente della IV Commissione che ha licenziato con voto favorevole a maggioranza il testo, ha illustrato nel dettaglio il disegno di legge. “Il provvedimento interviene sulla normativa in materia di aree protette il cui sistema, disciplinato dalla legge regionale 22 febbraio 1995, n. 12, richiede una revisione e un aggiornamento. Si è quindi è proceduto – ha spiegato – ad una ricognizione per coordinare l’articolato eliminando le discipline transitorie, i riferimenti e le classificazioni o denominazioni non più attuali, rivedendo le aree protette esistenti, anche istituite successivamente alla legge, e i confini dei parchi naturali, analogamente a quanto avvenuto, mediante precedenti leggi regionali, in linea con la normativa nazionale quadro”.

De Paoli ha sottolineato: “La revisione ha portato alla soppressione delle aree di interesse provinciale di Savona, di fatto non operanti né finanziate e comunque soggette alle tutele di cui ai Siti Natura 2000 affidati alla gestione della amministrazione provinciale, e all’abrogazione della norma che prevedeva il parco del Finalese, mai istituito per carenza di risorse, ma il cui territorio di riferimento – ha assicurato – è comunque largamente ricompreso nella Zona Speciale di Conservazione “Finalese-Capo Noli”.

Il presidente della IV Commissione ha rilevato che “sono previste migliori formulazioni degli obiettivi del piano del parco e una più precisa specificazione della procedura di approvazione, anche alla luce dell’evoluzione della normativa in materia di VAS e VIA, oltre alla revisione delle sanzioni amministrative”.
Fra gli altri aspetti del provvedimento De Paoli ha sottolineato: “Il disegno di legge interviene anche sulla legge regionale 10 luglio 2009 n. 28 in materia di tutela e valorizzazione della biodiversità, aggiornandola alla luce delle competenze regionali anche in tema di VAS, approntando una più completa e precisa regolamentazione dei piani di gestione dei Siti Natura 2000 in considerazione dell’evoluzione avvenuta in materia: viene rivisto il procedimento di approvazione del piano di gestione e se ne prevede la valenza di conservazione specifica del Sito. Sono – ha concluso – previste specifiche disposizioni per i piani di gestione integrati in altri piani territoriali e viene resa definitiva l’individuazione degli enti gestori in seguito alla definizione delle procedure previste a livello comunitario e nazionale”.

Marco De Ferrari (Mov5Stelle) ha illustrato la relazione di minoranza analizzando ogni singolo articolo. “Il disegno di legge – ha aggiunto – contiene norme che mirano chiaramente a ridurre l’estensione della tutela naturalistica di aree di pregio. Per non parlare delle norme che prevedono una soppressione ex lege di aree tutelate e una disciplina non chiara sui poteri sostitutivi della Regione in materia”.

Forti critiche sono state espresse anche sul rifiuto della giunta di inserire nel parco il territorio comunale di Urbe e sulla mancata realizzazione del parco del finalese. “Con questo provvedimento il centrodestra ligure riperimetrerà al ribasso – ha aggiunto – i confini di quattro parchi regionali di assoluto pregio, perdendo di fatto circa 1000 ettari di protezione per legge regionale scavalcando i piani dei parchi, spazzerà via definitivamente, chiamandolo “riordino”, i livelli di protezione su 42 aree protette del Savonese per un totale di 21 mila ettari, facendole piombare in un limbo eterno e cancellerà definitivamente le norme sull’istituzione del Parco del finalese. Tutto questo avviene attraverso un testo di legge che abbasserà in modo clamoroso il livello di tutela delle aree agricolo – forestali, che sono un presidio fondamentale contro il dissesto idrogeologico”.

De Ferrari ha ricordato la petizione lanciata dal WWF contro il disegno di legge, che avrebbe raggiunto 3 mila firme, e ha illustrato gli emendamenti presentati dal gruppo (già respinti dalla maggioranza durante il dibattito in Commissione e ripresentati in Consiglio) per mantenere in vita la protezione sulle 42 aree savonesi, istituire il Parco del Finalese, accogliere la richiesta del comune di Urbe di aderire al parco del Beigua.

Luca Garibaldi (PD) ha presentato la relazione di minoranza esprimendo parere negativo: “Il disegno di legge vincola i parchi, limita la partecipazione e la crescita dei processi dal basso, ne limita le potenzialità di sviluppo e riduce le tutele ambientali”.

Secondo Garibaldi “il disegno di legge rappresenta un’occasione persa per una riflessione sulle aree protette e la loro valorizzazione. Le proposte operative e di aggiornamento gestionale delle aree protette – ha aggiunto – sono minimali mentre assumono rilevanza alcune modifiche sostanziali nell’impostazione dei parchi in Liguria, nelle modalità di gestione dei confini delle aree protette e nelle previsioni di crescita dei parchi in Liguria”.

Secondo il consigliere nel provvedimento i parchi sono interpretati come un “vincolo” e, di conseguenza, “ogni tipo di azione è tesa a contenere i parchi all’interno di confini certi e non modificabili, mortificando le capacità progettuali e di tutela attiva che invece sarebbero necessarie”.

Il consigliere, inoltre, ha accusato la giunta di “sabotare il percorso partecipativo in materia di confini e strumenti di tutela previsti dai piani dei Parchi, definendone d’imperio i confini per legge e modificandoli in riduzione”.

Secondo Garibaldi la scelta di definire con legge i confini per alcuni parchi regionali con un provvedimento legislativo rischia di aprire profili di illegittimità. Critiche sono state espresse anche all’opposizione dell’ingresso nel parco dei Beigua di parte del Comune di Urbe e sul superamento della nascita del parco del finalese: “Nel documento non c’è alcun strumento di promozione, nessun coordinamento regionale e – ha concluso – nessuna politica dal punto di vista della promozione turistica e dell’indotto che il parco potrebbe generare”.

Tutto il gruppo del Pd ha espresso forti perplessità: “Mille ettari in meno di aree protette, cancellato il Parco del Finalese, cancellati i processi di partecipazione del territorio ed esclusa Urbe dal Parco del Beigua. La legge della Lega ci fa tornare indietro di vent’anni, ingessa i parchi e toglie loro poteri e funzioni”. Un giudizio contrario perché la legge nasce da una visione politica miope che vede i parchi solo come vincoli e non come luoghi preziosi per la salvaguardia del nostro territorio ed eccezionali promotori di sviluppo turistico, sociale ed economico per tutta la nostra Regione.

“I punti critici del DDL 210 sono almeno quattro. Vengono cancellati oltre mille ettari di aree protette – che sarebbe già di per se grave – tramite un intervento legislativo svuotando quindi di contenuto la funzione programmatoria dei Piani dei Parchi, che sono lo strumento di autogoverno delle realtà territoriali. Si mette la pietra tombale sopra il Parco del Finalese cancellandolo dalla legge, nonostante il fatto che contro la soppressione del Parco si sia levato non solo il grido d’allarme delle associazioni ambientaliste ma anche la contrarietà degli operatori economici e operanti nel settore della ricettività e del turismo di quel territorio. Si esclude dal Parco del Beigua una superficie pari al 3 per cento del territorio del Comune di Urbe (circa 180 ettari di faggeta e radure) nonostante la richiesta di entrare nel Parco sia stata approvata a larga maggioranza dal Consiglio Comunale e sostenuta da una decisione unanime della Comunità del Parco Beigua. In più mancano tutti gli strumenti per far sì che i Parchi possano svolgere quel lavoro di promozione e di crescita del territorio per cui sono nati”.

“Così facendo la Giunta riporta la Liguria indietro di 20 anni in controtendenza rispetto agli obbiettivi europei di sostenibilità ambientale, quando invece sono sempre più urgenti le necessità di sostenere le opportunità di sviluppo per la nostra regione e di tutelare l’ambiente e la biodiversità delle nostre aree interne”.

“Ad oggi la discussione in Consiglio non è ancora terminata, perché la legge è stata travolta da più di 30 emendamenti, di maggioranza e molti del gruppo PD: un segno evidente che è uno strumento insufficiente e in molti casi sbagliato di intervenire sui Parchi liguri, che vanno supportati, non sopportati come un peso” concludono i consiglieri Dem.

Nel dibattito del mattino sono intervenuti Giovanni Lunardon (Pd), Angelo Vaccarezza (FI) e Andrea Melis (Mov5Stelle).

Lunardon ha definito “ingiustificato l’accanimento della maggioranza nei confronti dei parchi” ricordando, fra gli altri, la riduzione dei fondi al settore e la proposta di legge del consigliere Andrea Costa (Liguria Popolare) che chiede la soppressione del parco di Montemarcello Magra Vara. Il consigliere ha parlato di «una visione ideologica per cui quello che gravita intorno ai parchi è male”.

Nel merito del disegno di legge Lunardon ha rilevato che “il provvedimento è un’operazione calata dall’alto e si è persa un’occasione per ammodernare il sistema dei parchi, che sono un grande fattore di sviluppo economico per il territorio”.

Vaccarezza ha esordito mettendo in discussione i risultati della consultazione popolare a Urbe a favore dell’ingresso nel Parco: “Su duemila firme raccolte, a fronte di 700 residenti, pare che abbiano firmato duecento abitanti di Urbe cioè l’ingresso di un pezzo del territorio di Urbe all’interno del parco è voluto da quelli che, a Urbe, ci stanno venti giorni”.

Il consigliere ha aggiunto: “L’autonomia dei territori, però, deve anche essere condivisa col territorio. E credo che sia più importante tutelare chi ha scelto di rimanere a vivere, a lavorare, ad aprire un’azienda, a continuare a svolgere la propria attività nel nostro entroterra rispetto a chi ha la villa e ci vuole andare venti giorni all’anno. Io – ha concluso – starò sempre con quelli che vivono Urbe e non quelli che ci passano magari in moto”.

Melis ha criticato il fatto che “i parchi con questo disegno di legge diventeranno un oggetto politico e non più amministrativo”. Secondo il consigliere, inoltre, i parchi devono avere più risorse: “Il parco è uno strumento e l’uso che se fa determina la differenza” e ha sottolineato che il settore potrebbe essere di complemento al piano turistico regionale soprattutto nell’entroterra.

Melis ha aggiunto: “I vincoli si possono superare dando strumenti che prevengano la conflittualità” e, riferendosi a casi come il mancato inserimento nel Parco dei Beigua di parte del Comune di Urbe, ha concluso: “Non vorrei che la scelta sia banalmente ricondotta alle esigenze di un territorio dove si esercita l’attività venatoria”.

Voto contrario di Rete a Sinistra / LiberaMente Liguria: “Il centrodestra prosegue ostinatamente a erodere un eccezionale sistema di tutela ambientale e le sue prerogative. Impossibile condividere una riforma in cui una maggioranza, che si suppone democraticamente variabile, possa legiferare definitivamente sulle superfici delle aree protette e escludere a piacere zone di pregio, magari già sottoposte a vincolo sovraordinato – dichiarano il capogruppo Gianni Pastorino e il vicecapogruppo Francesco Battistini -. Per noi i parchi sono una ricchezza del territorio; lo pensano anche i soggetti produttivi. E, in particolare, sono un’opportunità di rilancio per alcune aree depresse dell’entroterra. Per questo hanno bisogno di pianificazione e strumenti di autogoverno attraverso cui determinare le zone vincolate. Perché solo chi è vicino alle comunità locali può decidere quali aree includere o escludere, proprio per trarre il massimo beneficio non solo in termini ambientali ma anche economici”.

“Emblematica la vicenda di Urbe: un comune che ha legittimamente deliberato di destinare meno del 3% del proprio territorio al Parco del Beigua, una porzione peraltro già sottoposta a vincolo, che oggi si vede privato di tale diritto semplicemente perché il centrodestra in regione stabilisce arbitrariamente che lì il parco non debba “mettere piede” – commentano Pastorino e Battistini -. L’ossequio elettorale verso il mondo della caccia sembra prevalere su tutto. Certo è che questa maggioranza dimostra sempre un’avversione alla tutela del patrimonio naturalistico della regione: fin da inizio legislatura, i parchi vengono vissuti come un fastidio, un fardello di cui sarebbe meglio fare a meno”.

“Tutt’altro che lungimirante, il centrodestra al governo si pone in controtendenza rispetto a quanto avviene nel resto d’Italia e del mondo – concludono Pastorino e Battistini -. In Liguria ci si applica diligentemente a smantellare i parchi, come nel caso di Montemarcello, o a indebolirli; invece di renderli più efficienti, aumentarne le risorse, potenziarne l’azione positiva che influisce direttamente sul benessere dei cittadini. Così la distanza con l’entroterra diventa incolmabile, e ci stiamo dimenticando che la bellezza del nostro territorio rappresenta un’identità naturale e culturale unica”.

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