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I Magazine di IVG.it - Per un Pensiero Altro

Per Fabrizio De André

Per un Pensiero "Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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“Ci svegliammo ed eravamo insieme/così ci riaddormentammo/fronte contro fronte/per incontrarci/in sogno”. Mi piacerebbe lasciare alle parole della breve poesia la possibilità di disvelarsi da sole, ma è altrettanto piacevole commentarle e rendere più accessibile al lettore il senso profondo delle stesse. Si tratta di una antica composizione dell’amico Gershom Freeman che ho utilizzato in chiusura di un mio lavoro teatrale dal titolo “Fabrizio De André … e il poeta divenne immortale”.

Un testo che ho tanto amato, scritto con il supporto della fondazione che fa capo alla compagna di Faber, Dory Ghezzi, che approfitto per ringraziare ancora una volta per la disponibilità. L’opera conta oramai un centinaio di repliche in diverse città, certo ed ovvio, non ha avuto la cassa di risonanza televisiva, ma sono sicuro che a Fabrizio sarebbe molto piaciuta. Ad ogni spettacolo l’epilogo mi commuove, ancora oggi, dopo almeno quindici anni dalla prima messa in scena.

Nell’opera i versi introduttivi divengono una canzone corale che Faber compone con gli amici e le amiche di Via del Campo e dello Scandinavia per celebrare l’eternarsi di Luigi Tenco, ma di fatto rappresenta la mia intenzione di celebrare Fabrizio, Luigi e tutti i veri poeti che, questa è la mia convinzione, in quanto poeti divengono immortali. Ed ora è il tempo di tornare alla poesia: chi si sveglia, ovviamente poco importa sesso, età, condizione sociale o credo religioso, scopre di essere “insieme”! No, non intendo banalmente in due ( o più ) nello stesso luogo, insieme vuole indicare la consapevolezza di una unione ben più profonda, in quell’abisso insondabile dove l’io ed il tu sanno di essere noi e ancora di più.

Immaginiamoli osservarsi quasi stupiti di tale emozione, potrebbero mai tentare di condividerla con le parole? Inevitabilmente finirebbero per dover ricorrere a strumenti spuntati ed abusati dal tempo e dalla comunicazione frenetica di oggi, forse vorrebbero ricorrere all’espressione più ovvia e meravigliosa, il fatidico “Ti amo”. Ma no, sopravvive il silenzio, sanno bene che quando un io dichiara di amare, chi lo ascolta comprende che il sentimento che l’altro gli sta comunicando è quello che è amore per lui: stanno affermando di provare quale dei due sentimenti, quello di chi parla o quello di chi ascolta? Possono avere la certezza di avvertire la medesima melodia dell’anima? E se chi si è sentito rivolgere le magiche parole provasse a condividerle con un “Anch’io” o, citando un noto film, con un criptico “Idem”, potrebbe mai avere la certezza di essere compreso?

Ecco allora che i due ( torniamo al classico luogo di coppia per semplicità logistica ), come dicevo, ecco che i due si risolvono per un comportamento assolutamente folle, folle e aldilà delle regole e delle convenzioni come può ed è bello che sia l’amore, semplicemente decidono di non proferir parola e di appoggiare la fronte dell’uno su quella dell’altro e così, nel più intimo e profumato silenzio, si lasciano nuovamente accogliere dal sonno, ed ecco il miracolo, ecco l’eterno mistero svelarsi: un sogno condiviso, senza limiti di spazio e di tempo, senza un perché, nessun se, nessun forse, eccoli insieme nel non luogo del per sempre. Un solo istante nel sogno può essere eterno, e loro sono lì, mano nella mano, a carezzarsi con lo sguardo, a respirare la stessa anima, ad essere amore senza bisogno di un soggetto e di un oggetto. Non io che amo te, che è un modo per allontanarsi, per essere due, con la paura di non condividersi davvero, con i dubbi su darsi o prendere, ma finalmente felicità pura, un attimo di eternità capace di dare senso alla vita.

E allora chissà, una volta concesso a me stesso di essere così libero, forse un giorno, coi piedi nudi che si lasciano carezzare dalla risacca colorata dal tramonto, forse riuscirò a respirare il profumo di quel tramonto, a carezzarne le morbide forme e, così rapito in quell’altrove che è il luogo della poesia, della libertà e dell’amore, forse potrò aprire la mia mano per accogliere la sua, e sapere che anche chi sta stringendo la mia, in quel preciso istante, sta respirando lo stesso tramonto, sta carezzando le medesime forme vellutate, e non avrò paura, perché l’abisso che mi accoglie è tana, accogliente ed assoluta, forse un giorno, chissà … e il poeta divenne immortale.

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
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