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Lettere al direttore

Musei, i Verdi Savonesi scrivono all’assessore Rodino

"Bisogna considerare la cultura un servizio pubblico essenziale su cui investire"

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In questi giorni è uscita la notizia per cui pure i biglietti del museo della ceramica e della Pinacoteca verranno distinti per favorire visitatori e visitatrici della città.

Questa notizia, che potrebbe apparire una agevolazione per tutte e tutti, in realtà rappresenta un ennesimo segnale di incipiente privatizzazione dei musei cittadini se a questa notizia aggiungiamo:

a) la Pinacoteca priva di direttore e di programmi scientifici che sta riducendosi ormai ad un deposito di dipinti e sculture;

b) il museo della ceramica, che apre un nuovo ingresso e una nuova fase di gestione con una direttrice autonoma e un programma di attività diviso dalla Pinacoteca oltre alla nascita di una nuova sala espositiva e di un bar ristorante autonomo ed aperto all’esterno.

Ora noi Verdi vorremmo chiedere:

a) La Pinacoteca Civica è destinata a “morire progressivamente” senza alcuna possibilità di una autonoma direzione e di progetti scientifici?

b) il Museo archeologico continuerà ad essere l’unico al mondo civico e che vive dei propri incassi? (A proposito come si pensa di sopperire alla possibile riduzione di navi da crociera per il dragaggio del porto che porterà pure ad una diminuzione di tuirsti e turiste)?

c) Il Museo Pertini e la cella di Mazzini continueranno ad aprire nelle modalità assurde verificate o finalmente si definiranno orari regolari e continui?

d) Si penserà ad un circuito di visite insieme alla Curia Diocesana?

Noi Verdi crediamo però che il problema sia un altro ovvero considerare la cultura un servizio pubblico essenziale su cui investire perché diversamente Savona scivolerà lentamente nell’oblio insieme alla collezione Gambarutti,alla collezione Salomone,a quella Rescio,che si stanno perdendo o si sono perse per l’ignavia del comune ma dato che questa Giunta non vuole andare in tale direzione noi crediamo che Ella se ne debba andare dando un chiaro segnale su disastro culturale cittadino.

Danilo Bruno

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