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Morì a 28 anni dopo l’asportazione della cistifillea, aveva una rara malformazione: chiesta archiviazione dell’indagine

Il pm aveva indagato per omicidio colposo tre medici, ma la perizia li ha scagionati

Albenga. Nell’ottobre del 2010 una giovane mamma Claudia Sandrini era morta a 28 anni dopo essere rimasta in coma tre giorni in seguito ad un’operazione per l’asportazione di calcoli alla cistifellea eseguito all’ospedale Santa Maria di Misericordia. Una tragedia sulla quale la Procura di Savona aveva aperto un’inchiesta per omicidio colposo per accertare eventuali responsabilità dei medici.

La perizia eseguita nell’ambito di un incidente probatorio e disposta dal giudice Francesco Meloni ha però escluso che la morte della donna sia imputabile ad un errore medico. Gli esperti nominati dal tribunale hanno infatti chiarito che Claudia Sandrini aveva una rara malformazione (la “peliosi”) al fegato e quindi i gravi danni all’organo non erano stati causati da un errore medico durante l’operazione eseguita ad Albenga.

Alla luce dell’esito dell’accertamento medico legale, il pm Giovanni Battista Ferro ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta che vedeva coinvolti tre medici, l’allora primario dell’ospedale di Albenga Raffaele Galleano e due componenti della sua equipe Massimo Ciciliot e Claudio Profeti. L’indagine ha accertato che i sanitari hanno seguito correttamente il protocollo e la paziente non poteva essere salvata.

Le complicazioni per Claudia Sandrini erano sorte dopo l’intervento tanto che in un primo momento era stata trasferita prima al Santa Corona di Pietra Ligure poi alle Molinette di Torino dove poi era morta. I medici del centro specializzato torinese avevano anche seguito una procedura d’estrema urgenza, ovvero il “packing” del fegato, ma senza successo.

claudia sandrini

Claudia Sandrini era originaria del Bresciano ma da diverso tempo abitava ad Albenga. Era un perito turistico, ma aveva lavorato come parrucchiera in un salone di acconciature in città.

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