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I Magazine di IVG.it - Per un Pensiero Altro

L’epilogo

Per un Pensiero "Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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«Quant’è bella giovinezza,/Che si fugge tuttavia!/Chi vuol esser lieto sia:/di doman non c’è certezza» recita il celeberrimo ritornello della Canzona di Bacco, più nota forse come il Trionfo di Bacco e Arianna, di Lorenzo de’ Medici. Aldilà dell’ovvia condivisione del suggerimento del grande mecenate, i versi introducono l’epilogo della nostra narrazione.

Abbiamo lasciato sconsolata la povera Arianna sulle spiagge di Nasso, ora seguiamo per un attimo le vicende del suo presunto innamorato, presunto eroe e presunto coraggioso, stiamo parlando ovviamente di Teseo. Fuggito squallidamente dalle braccia della giovane, il principe fa rotta verso il Pireo, ma finalmente l’ira di Poseidon lo raggiunge. Il dio, tanto per non smentirsi, non si cura della giovane tradita, ma medita vendetta per l’oltraggio subito da lui in quanto protettore di Creta, “amico” di Minosse e diretto responsabile dell’esistenza del Minotauro. La sua complessa e frustrata psicologia lo induce a generare una terribile tempesta che distrugge le candide vele prima che Teseo ordini di ammainarle, forse anche a causa della poca attenzione del principe, probabilmente distratto dai giovani e dalle giovani che si stavano sdebitando con lui per aver conservato la vita grazie al suo gesto di eroismo.

Placata la sua ira, il dio del mare si ritira soddisfatto negli abissi. Per nulla scosso, Teseo fa issare le vele di scorta e torna ai suoi amplessi. Forse il lettore non ha scordato che le vele di riserva erano nere e avrebbero segnalato al re Egeo la tragedia della morte del figlio. In effetti l’anziano re è in attesa sul promontorio di Capo Sunio e non ha dubbi, una volta avvistate in lontananza le tragiche forme della nave di ritorno non ebbe cuore di sopportare di sopravvivere al figlio e si gettò nel mare che da allora prese il suo nome. Una volta rientrato in Atene e dopo aver ricevuto la ferale notizia della morte del padre, non si narra della disperazione del figlio ma di come, forse mosso da senso del dovere nei confronti della patria, subito il giovane si affrettò a farsi carico del pesante onere e divenne il legittimo sovrano della capitale attica.

Quanto ci fosse di premeditato e quanto determinato da un volere superiore non ci è dato sapere, quello che è certo è che possiamo riconoscere il fatto come un tipico “caso sveviano”. L’autore de “La coscienza di Zeno” avrebbe sicuramente colto la inconfessabile volontà di Teseo di divenire re di Atene anche a danno del padre, ma certo avrebbe descritto come non fosse possibile individuare un deliberato e consapevole progetto nell’agire del principe: ma ora basta trattare di tristezze di piccoli uomini afflitti dal desiderio di potere, quelli che il grande Federico chiamava “impotenti”, con buna logica, infatti ciò che si desidera è ciò che non si possiede.

È bello concludere il nostro viaggio nel mito di Creta con la figura più anarchica e libertaria del pantheon greco: Dioniso. La versione latina, il Bacco che con Arianna è protagonista del canto carnascialesco di apertura, ne rapppresenta una diminutio da compiaciuto e rubizzo frequentatore di osterie, ma l’archetipo, oserei dire l’originale, è il dio della danza, dell’ebrezza e dell’orgia. I riti a lui dedicati regalano agli iniziati la misteriosa presentificazione del dio che, attraverso l’urlo taurino, afferma la volontà di vivere ed è importante sottolineare che, nella cultura greca, l’antitesi alla morte (Thanathos) non era la vita (né come Bios né come Zoé) ma Eros, la passione, la brama di esser-ci, ma non abbiamo spazio per approfondire il tema, torniamo alla malinconica Arianna.

Dioniso era da poco partito con il suo seguito di satiri e baccanti per regalare al mondo la sua creazione, il vino, fonte di ebrezza e capace di abbinarsi alla danza come preludio all’amplesso. Avvistata la giovane in lacrime si sentì in dovere di consolarla e, così testimonia anche Lorenzo il Magnifico, l’intento ebbe successo tanto che Arianna si accompagnò per sempre alla variopinta e festosa comitiva bacchica.

Possiamo chiudere questa serie di incontri sul mostro di Creta che ci ha condotto lungo un viaggio alla scoperta di ben altri orrori non mai sottolineati, ed è interessante domandarsi per quale ragione re, eroi e dei mediocri occupino ancora ruoli da protagonisti in una vicenda che ha visto soccombere troppi innocenti, dalle vittime sacrificali ateniesi alle donne di Creta passando attraverso l’orrore della solitudine nella quale è stato confinato l’incolpevole Minotauro. Evidentemente frequentare le stanze del potere rende accettabile lo squallore di certi comportamenti, addirittura fino a giustificarsi sottolineando che il proprio cattivo odore è soverchiato da chi puzza ancor di più. Logica perversa e davvero incomprensibile per chi è avvezzo all’aria pulita.

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
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