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Lavoro in Liguria, Cgil: “Pochi contratti di qualità e crollo di quelli precari”

Vesigna: "Le premesse per i primi mesi del 2019 non sono buone"

Liguria. L’INPS ha pubblicato oggi i dati relativi al quarto trimestre del 2018 sulle assunzioni, cessazioni e trasformazioni di contratto di lavoro dipendente nel settore privato: non si tratta di occupati ma di contratti e del solo settore privato (è importante rimarcarlo perché ci possono essere anche più contratti per una sola persona).

I dati sono indicativi di una tendenza che per la Liguria non pare essere buona. Secondo quanto elaborato dall’Ufficio Economico della CGIL Liguria il quarto trimestre 2018 ha subito una pesante contrazione (-12,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) soprattutto nei contratti precari, in particolare la tipologia del tempo determinato con 4.642 contratti contro i 6.976 dell’anno precedente (-18,5%) e della somministrazione con 1.467 contratti contro i 2.427 del 2018 (-31.3%).

“Questi numeri fotografano per la Liguria una doppia situazione – afferma Federico Vesigna, segretario generale regionale della CGIL – da un lato si misurano certamente le conseguenze del crollo del ponte Morandi, dall’altro si registrano i primi effetti del decreto Dignità, che è riuscito nell’intento di ridurre la precarietà facendo sparire migliaia di contratti a termine”.

“Con questi dati rilevati le premesse per i primi mesi del 2019 non sono buone – aggiunge Vesigna – Certamente anche la Liguria è dentro il processo generale nazionale di rallentamento dell’economia ma lo scenario che abbiamo di fronte ha una incognita in più, in quanto al netto dei tempi della ricostruzione del ponte si fa molta fatica a vedere gli effetti del Decreto Genova”.

“Il saldo tra assunzioni e cessazioni è positivo (+8.543 contratti) e questo conferma, o meglio confermava, una timida ripresa anche nella nostra regione – entra nello specifico Marco De Silva responsabile dell’Ufficio Economico CGIL Liguria – Tuttavia se si analizza il quarto trimestre la tendenza cambia in quanto il saldo occupazionale (assunzioni meno cessazioni) è negativo per 7.921 contratti. È molto significativo il crollo dei contratti di somministrazione e dei contratti a termine, che rappresentano oltre il 60% di tutte le nuove assunzioni”.

“Tra i dati positivi, anche se purtroppo poco significativi, ci sono le trasformazioni di contratto in rapporti di lavoro a tempo indeterminato: ben il 92,7% in più rispetto all’anno precedente – conclude De Silva – Purtroppo però i contratti stabili sono sempre più marginali nei flussi di assunzione (rappresentano ormai solo l’11% del totale) e non riescono ad incidere in modo significativo sul saldo occupazionale”.

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