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I Magazine di IVG.it - Per un Pensiero Altro

La sfida

Per un Pensiero "Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista?
Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.

“La gente ha bisogno di un mostro in cui credere. Un nemico vero e orribile. Un demone in contrasto col quale definire la propria identità. Altrimenti siamo soltanto noi contro noi stessi”. E’ la convinzione dello scrittore Chuck Palahniuk, l’inquieto autore di Fight Club, ai più noto nella versione cinematografica.

Conserviamo in un angolo della mente la sua affermazione e siamo pronti per seguire i passi dell’eroe ateniese che abbiamo lasciato la scorsa settimana all’ingresso del labirinto nel quale ora si addentra: il respiro è affannato, si guarda intorno, è evidente che ha paura ma, sia chiaro, solo chi ha paura può dimostrare di essere coraggioso! Non aver paura è segno di due sole possibilità: o la situazione non è pericolosa o il protagonista non lo sa, per inconsapevolezza o ottusità, in entrambe i casi non ha bisogno di essere coraggioso nè può dimostrarlo. Quello che è certo è che Teseo comincia ad essere meno spavaldo, si volta ripetutamente ad osservare il filo che lo segue senza provare alcuna angoscia mentre il suo cuore aumenta le frequenze.

Ecco che nel silenzio del dedalico palazzo si avverte il respiro di un essere possente, Teseo è tentato di rincorrere il filo per raggiungere l’uscita ma è troppo tardi, prigioniero della sua tracotanza deve proseguire, si avvicina a quell’essere imponente che sembra dormire. Non appare poi così orribile, certo la mostruosità ibrida è evidente, ma accoccolato in posizione fetale a ridosso di una parete somiglia più ad una vittima indifesa che ad un feroce predatore. Teseo si fa coraggio, ucciderlo nel sonno è la scelta migliore, certo poco onorevole, ma nessuno potrà saperlo, sono solo loro due nel labirinto, anzi, forse è solo Teseo che sta percorrendo il labirinto della sua coscienza dove potrà finalmente trovare se stesso e conoscersi. Se non si affrontano riti di passaggio come è possibile sapersi altro o semplicemente qualcosa? Ma non abbiamo tempo ora per questo profondo interrogativo antropologico, ci basti una sommessa notazione: la nostra società ha via via eliminato, più o meno deliberatamente, ogni rito di passaggio per poi lamentarsi di aver a che fare con anziani adolescenti spaventati.

Ma torniamo a Teseo: il nostro eroe si avvicina al Minotauro con la spada sollevata, un colpo ben assestato dovrebbe essere sufficiente, se non mortale almeno da renderlo facilmente vulnerabile, ma il giovane procede con lo sguardo fisso sul muso taurino del deforme essere così da non accorgersi di un inciampo per i suoi calzari, eccolo che cade in ginocchio e la lucida armatura emette nell’impatto un suono sconosciuto a quelle pareti che fa eco a quello dell’arma sfuggitagli di mano. Gli occhi del Minotauro si aprono appannati dal sonno, osservano la forma ignota che intravedono tra le ombre del risveglio: cos’è quella cosa tremante che emette gemiti di terrore? Non somiglia al suo pasto abituale, è più grande e sembra protetta da un oggetto circolare e splendente. Lo scudo luccica al sole e nasconde quasi completamente la forma di chi lo impugna raccolto nella sua concavità. Teseo nemmeno osa sporgere il capo, riesce solo ad avvertire il rimbombare folle del proprio cuore, il Minotauro si solleva possente, stende le membra intorpidite dal sonno e si avvicina allo scudo quando, meraviglia delle meraviglie, lo scudo gli rimanda la mostruosità di un essere né uomo né bestia.

Il povero inconsapevole si volta come sperasse di vedere quell’abominio alle sue spalle: nessuno! Preso dall’orrore di sè si impossessa dello specchio che il tremante braccio di Teseo non sa trattenere: subito comprende di essere lui quella mostruosità, non ne aveva mai avuto coscienza ed ora comprende il terrore di tutti quelli che fuggivano alla sua vista, non sono gli altri ad essere sbagliati, è lui. Il suo muggito feroce si trasforma in pianto delirante, getta a terra lo scudo e offre a Teseo uno spettacolo orribile che il giovane non dimenticherà mai. “Io sono la bestia, io senza memoria di padre e di madre, io rinnegato da ogni essere che ho incontrato, io che non conosco carezze ma solo orrore – urla folle nel silenzio del labirinto – io mi voglio nutrire di tanto orrore e cancellare dal mondo la bestemmia della mia esistenza”. Intanto si dilania le carni a morsi facendosi a brandelli fino a cadere morto a pochi passi da Teseo che è rimasto immobile a terra senza comprendere e senza sapersi muovere.

Pochi minuti e lo scempio è divenuto silenzio e trionfo, Teseo può riavvolgere il filo e raggiungere vittorioso l’uscita. Il muto ristare sopeso di tutti gli astanti in attesa si trasforma in giubilo alla vista dell’eroe incolume e vittorioso, Arianna lo abbraccia e lo bacia bagnandolo delle sue lacrime di gioia, i fanciulli liberati dal terribile destino si lanciano in danze e canti dionisiaci. Ha inizio la leggenda del giovane eroe e l’oblio per il mostro di Creta… ma solo per tutti quelli che non sanno! Quanto spesso sono l’inganno, la menzogna, la mediocrità che invadono i libri di storia, ma nessuno può saperlo: forse!

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì: clicca qui per leggere tutti gli articoli

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