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Lettere al direttore

E un’ordinanza sul traffico?

di Danilo Bruno

In questi giorni è uscita la notizia per cui dal 12 dicembre 2019 attraccherà alla piattaforma di Vado Ligure la prima nave portacontainer.

Da allora il traffico già molto pesante sulle strade savonesi si intensificherà aggiungendosi ai punti tradizionali di inquinamento e pericolosità (es. il nodo dell’Aurelia di Albisola Superiore) nuovi rischi di grave pericolosità per la situazione ambientale della zona.

In questo quadro occorrerebbero degli strumenti di intervento,che proviamo ad elencare:
a) una idea di gestione del traffico che sia riportata nei piani regolatori cittadini ma che sia integrata da Vado Ligure-Quiliano fino ad Albisola e che comporti il trasferimento del traffico portuale su rotaia;
b) una visione comprensoriale del problema,che comporterebbe una riunione e consultazioni permanenti dei sindaci in modo da ottenere una gestione adeguata del traffico ma soprattutto una comune pressione su Provincia,Regione e Governo affinche’ il traffico portuale venga rapidamente trasferito su rotaia adeguando urgentemente il sistema ferroviario al traffico merci;
c) una ordinanza sul traffico,che vieti la circolazione dei TIR in città sia a Savona che nelle zone limitrofe in modo da costringere ad individuare rapidamente corridoi ferroviari per la circolazione delle merci e soprattutto un’area di interporto dove si possano fermare i TIR e che sia dotata di adeguati servizi e connessa alla rete ferroviaria.

Si tratta di misure urgentissime poiche’ i dati sull’inquinamento atmosferico a Savona sono pesanti e soprattutto rischiano di peggiorare con l’apertura della piattaforma Maersk.

Al silenzio dei comuni a cominciare da quello di Savona dobbiamo rispondere con una forte pressione affinche’ si cambi la situazione e soprattutto con la richiesta di una azione politica congiunta verso la Regione e lo stato affinche’ la ferrovia divenga la via per l’uscita delle merci dal porto e soprattutto già ora si individuino corridoi ferroviari per impedire alle città di collassare definitivamente.

Danilo Bruno

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