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Cgil Savona alla manifestazione di Roma: “Paese in recessione e Governo che non guarda al futuro, serve uno choc”

"Per chiedere al Governo di aprire un confronto serio e di merito sulle scelte da prendere per il paese"

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Provincia. Ci saranno anche i rappresentanti di Cgil Savona alla grande manifestazione nazionale organizzata per il 9 febbraio a Roma da Cgil, Cisl e Uil.

“Un paese in recessione e ad un governo che non è in grado di guardare al futuro occorre uno choc e un rilancio forte degli investimenti privati e pubblici – commenta il segretario provinciale della Camera del Lavoro Andrea Pasa – La manifestazione è stata indetta da Cgil, Cisl e Uil a sostegno della piattaforma unitaria con la quale le tre confederazioni avanzano le loro proposte e per chiedere al Governo di aprire un confronto serio e di merito sulle scelte da prendere per il paese”.

“Anche dal nostro territorio sono tantissimi i pensionati, le lavoratrici, i lavoratori, i disoccupati e gli immigrati che raggiungeranno Roma da Savona con treni, pulmann e mezzi propri. Non solo per chiedere al Governo di cambiare manovra ma anche e soprattutto per chiedere un intervento forte del Governo sulle crisi industriali locali (Piaggio e Bombardier in primis) da troppo tempo interessate da ‘tavoli’ ministeriali senza trovare una soluzione definitiva e positiva , in due comparti strategici per l’intero paese come infrastrutture e difesa, ferroviario e aereospazio, in cui sono occupate solo in provincia di Savona oltre 2 mila persone. Dagli annunci e dai proclami si deve passare ai fatti”.

In questi ultimi giorni anche a Savona fervono i preparativi per l’appuntamento con la piazza di sabato 9 febbraio: “Abbiamo mobilitato tutte le nostre strutture per allargare il più possibile la partecipazione dei lavoratori e dei cittadini a una manifestazione molto importante. Al centro dell’attenzione le proposte di Cgil, Cisl, Uil per cambiare le politiche messe in campo dal governo. Creazione di lavoro di qualità, investimenti pubblici e privati a partire dalle infrastrutture, politiche fiscali giuste ed eque, rivalutazione delle pensioni, interventi per valorizzare gli assi strategici per la tenuta sociale del paese, a partire dal welfare, dalla sanità, dall’istruzione, dalla pubblica amministrazione e dal rinnovo dei contratti pubblici, maggiori risorse per i giovani, le donne e il Mezzogiorno. Queste, in sintesi, le priorità di Cgil, Cisl e Uil per la crescita del nostro Paese. Temi che saranno al centro della mobilitazione del 9 febbraio.”

E sul Reddito di cittadinanza il giudizio resta severo: “Il contrasto alla povertà è un tema molto caro anche al sindacato, e questo assai prima di quando se ne è occupato il governo. La verità è che il reddito di cittadinanza, così com’è, mischia lotta alla povertà e politiche per il lavoro. Ma fare un miscuglio significa fare un casino”. “Di questo si è avuta conferma con i navigator, una misura che sta creando nuova precarietà”.

E su quota 100 e in generale sulle pensioni: “Confermiamo in gran parte le prime valutazioni politiche sul decreto relative all’introduzione del Reddito di Cittadinanza che abbiamo già espresso nella nota del 14 gennaio, in particolare, relativamente al fatto che tale provvedimento sottrae risorse al Fondo Povertà (superando il ReI) per trasferirle su un provvedimento che, ignorando la molteplicità delle cause che generano una condizione di disagio economico e la necessità di una presa in carico dell‟intero nucleo familiare da parte dei servizi sociali comunali , rischia, in assenza di un adeguato piano di investimenti pubblici e privati volto a generare nuove opportunità di lavoro, di trasformarsi in una misura prevalentemente a carattere assistenziale, che considera la povertà, ignorandone la complessità, una condizione su cui intervenire principalmente tramite l’offerta di lavoro senza preoccuparsi eccessivamente della qualità dello stesso e che mantiene un approccio punitivo e paternalistico nei confronti delle persone in condizione di bisogno. Su molte parti del provvedimento si sta determinando una forte tensione nei rapporti fra il governo centrale e le Regioni, che su molte delle materie di cui il decreto si occupa hanno titolarità concorrente”.

“Su quota 100 ci sono alcune cose che si possono fare subito modificando il decreto, altre che si possono fare in un secondo momento. Anzitutto, ci auguriamo che il parlamento abbia la sensibilità di eliminare le storture più significative, anche se ovviamente ci sono i vincoli della legge di bilancio. Noi però facciamo un ragionamento su due piani e quindi, per il prossimo futuro, chiediamo al governo di aprire un confronto strategico su una riforma previdenziale vera che colga l‟insieme dalla piattaforma presentata da Cgil, Cisl e Uil”. Nell’immediato, i 38 anni di contributi per tutti rappresentano una soglia invalicabile ingiusta che non tiene in considerazione il lavoro di cura delle donne, gli esodati (sono ancora circa 6 mila), né i lavori gravosi e quelli dei giovani con carriere discontinue”.

“Insomma, nel decreto, il governo sembra avere dimenticato che i lavori non sono tutti uguali, per cui la soglia non può essere la stessa per chi ha svolto un impiego manuale per decenni e chi, invece, ha passato tutta la vita lavorativa davanti a una scrivania. “Come Cgil chiediamo anche di riattivare le due commissioni che erano previste per i lavori gravosi: la prima serviva a stabilire la lista dei lavori e quindi le ricadute in termini di aspettative di vita e pensionistici; l’altra per ragionare sulla separazione tra assistenza e previdenza, perché un punto deve essere chiaro: la spesa previdenziale dell‟Italia non è fuori controllo, quindi ci sono i margini per migliorare gli interventi”.

Il concentramento dei manifestanti è previsto in piazza della Repubblica alle 9, dove partirà il corteo che raggiungerà piazza San Giovanni per il comizio conclusivo dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo.

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