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Allarme topicida pericoloso a Pietra Ligure, Enpa presenta un esposto alla Procura e al sindaco

Enpa ricorda che “l’uso delle esche avvelenate è consentito solo ad aziende certificate e con attrezzature mirate alla sola specie bersaglio"

Pietra Ligure. Allarme topicida pericoloso a Pietra Ligure. A lanciarlo sono i volontari della Protezione Animali savonese, che hanno raccolto la testimonianza della proprietaria di Piuma, un cane di piccola taglia che stava per morire proprio a causa della sostanza velenosa.

“Piuma ha nuovamente rischiato di morire tra atroci sofferenze se la sua proprietaria non si fosse accorta che, durante la passeggiata nel giardino condominiale, aveva ingoiato una bustina di topicida illecitamente sistemato nelle aree comuni e nelle vie vicine (via dei Baracchini e via Morelli, dove si trova un’area cani). Come già accaduto lo scorso ottobre soltanto le immediate cure del veterinario hanno salvato la bestiola; un esposto alla procura della Repubblica ed al sindaco di Pietra Ligure è già stato inoltrato dalla proprietaria del cagnolino, per chiedere l’accertamento di responsabilità penali a carico dell’autore, seriale per la ripetitività del suo gesto”.

“I carabinieri, prontamente intervenuti, hanno verificato la situazione ed avviato gli accertamenti penali, mentre è compito del comune di Pietra Ligure è ora la bonifica delle aree pubbliche. La Protezione Animali savonese preannuncia che nell’istituendo procedimento penale si costituirà parte civile, in quanto la dispersione di sostanze velenose, come i prodotti topicidi utilizzati in modo scorretto, sono pericolose, oltreché per le persone (soprattutto bambini), per i cani a passeggio, i gatti liberi e la fauna selvatica. Sta inoltre operando da anni per cercare di indirizzare le amministrazioni comunali e condominiali verso sistemi meno feroci e più efficaci di contenimento delle popolazioni di topi, che consistono essenzialmente nel ridurre le disponibilità alimentari ed evitare l’accesso ai locali che contengono cibo, favorendo quindi la naturale riduzione della fertilità della specie; soluzioni simili sono già in corso di applicazione con buoni risultati in diverse città italiane”.

Enpa ricorda che “l’uso delle esche avvelenate è consentito solo ad aziende certificate e con attrezzature mirate alla sola specie bersaglio ma, terminata la somministrazione, la popolazione murina ricomincia a crescere molto velocemente ristabilendo la situazione precedente; il veleno utilizzato (a base di dicumarone) provoca nei topo un’imponente e ritardata emorragia interna che, tra atroci dolori, lo spinge a ricercare l’acqua da bere, dove poi muore e si decompone, con conseguenze per la pubblica igiene facilmente immaginali”.

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