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Albisola 2019, Ivan Bertoli tenta il colpaccio: sfida Garbarini e il Pd strizzando l’occhio a scontenti e M5S

L'ex dipendente del Comune lavora a una lista civica "di persone scelte per le loro competenze", con un programma giallo-verde

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Albisola Superiore. “Ho lasciato il mio posto da dipendente del Comune perché in coscienza non potevo più lavorarci. Troppe cose non funzionavano, troppi ‘scheletri’. Per questo mi candido a sindaco: so esattamente cosa serve per farlo funzionare meglio“. Parole e musica di Ivan Bertoli, 35 anni, ex tecnico comunale nel settore Patrimonio e Manutenzioni: fino al 2016 “sottoposto” prima dell’assessore Gambetta, poi di Garbarini e infine del sindaco Orsi, ora è pronto a sfidarli per tentare l’assalto alla poltrona di primo cittadino.

Ivan Bertoli

Bertoli infatti, nel frattempo “traslocato” nella vicina Albissola (dove è responsabile del procedimento in Comune nel settore lavori pubblici), sta da tempo lavorando a una sua lista civica, inizialmente chiamata “Nuova rotta per Albisola Superiore” e poi ribattezzata “Albisola torna Superiore”: “Il paese deve tornare al ruolo che gli compete, ha perso troppo smalto. Come fare? Rivedendo e riducendo le spese, facendo manutenzioni puntuali sul territorio, utilizzando le poche risorse per promuovere il turismo su tutto il territorio incluso l’entroterra e non solo su Albisola Capo, e ricercando sistematicamente contributi invece di basare il bilancio sugli oneri di urbanizzazione”.

A comporre la sua squadra, avverte, saranno persone scelte per la propria competenza: “Non mi importa dei partiti né del ‘colore’ di provenienza – spiega – guarderò solo le qualifiche”. Parte della lista è già pronta: di sicuro ne faranno parte Gioia Di Chiazza (impiegata), Igor Lanzoni (ex presidente di Csen Liguria) e Roberto Basso ‘De Santis’ (dj e Pr), annunciati già lo scorso settembre. “Ho individuato anche altre persone – garantisce Bertoli – per completarla mi mancano solo 4 nomi”.

Risparmio, turismo nell’entroterra e meno cemento, come detto, ma anche una Tari basata sulla quantità di spazzatura prodotta (“come in Germania, dove i cassonetti pesano i sacchi e si aprono grazie a una scheda elettronica”) e una revisione profonda del meccanismo di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Un programma che qualcuno in paese, ironicamente, sta già ribattezzando “5 Leghe”: “In effetti ha punti in comune con quelli tipici del Carroccio e dei pentastellati” ammette Bertoli. Un po’ un paradosso, se si pensa che nel 2015 aveva in tasca la tessera del Pd: “Ma non l’ho più rinnovata – puntualizza – e non sono disponibile ad allearmi con loro“. E con il M5S? “Il mio programma è molto simile, se ne può parlare”. Un’apertura che, letta tra le righe, cambia un po’ gli scenari albisolesi: vediamo perché.

Ad oggi gli schieramenti sicuri di scendere in campo sono due, ed entrambi hanno i loro problemi. Il primo è l’attuale maggioranza: orfana di Orsi, ha deciso di puntare sul vice Maurizio Garbarini che, però, faticherebbe a conciliare l’attività di sindaco con il suo lavoro da dipendente della Provincia, e per questo non ha ancora detto sì. Si lavora dunque a un piano B (che non sarà però, come sussurrato nei giorni scorsi, Roberto Gambetta). E nel frattempo, a complicare le cose, c’è una frangia del centrodestra che, dopo 10 anni al fianco della squadra Orsi, non è così convinta di appoggiarne il successore e sembra pronta a guardarsi intorno in cerca di un’alternativa su cui riversare i voti.

Il secondo schieramento è il centrosinistra, o meglio il Pd. Viaggia sotto il nome di “Albisola in Testa” ed è retto da un triumvirato composto da Andrea Toso, Luca Delbene e Antonio Schizzi. Il candidato designato doveva essere il 46enne insegnante Alberto Parodi che, però, qualche giorno fa si è chiamato fuori a causa di grane con la Procura: gli viene contestata una irregolarità formale nell’ampliamento di una villetta, già sequestrata, e da sindaco non potrebbe impugnare una eventuale ordinanza di demolizione del suo stesso Comune. Resta da scegliere dunque tra i consiglieri uscenti Maria Vezzolla e Marino Baccino, ma entrambi non convincono appieno tanto che ci si sta guardando intorno. E anche qui a peggiorare le cose c’è qualche “scontento” pronto a migrare il proprio voto altrove.

Due gruppi di scontenti che potrebbero far gola proprio a Bertoli: se da solo non ha chance di vittoria, con i “transfughi” di destra e sinistra potrebbe acquisire un peso superiore, quantomeno per fare opposizione in modo credibile. A meno che la sua lista non venga “acquisita” dal MoVimento 5 Stelle. Il Meetup, infatti, è in attesa dell’ok da Roma per la certificazione della lista e, almeno per ora, schiera come papabile la propria portavoce Stefania Scarone. Vox populi, però, narra di fitti incontri nelle riunioni del mercoledì sera proprio con Bertoli, che potrebbe “traslocare” squadra e programma all’interno dei 5 Stelle: a quel punto, sommando insieme i civici, gli scontenti e i pentastellati, potrebbe davvero avere i numeri per impensierire tutti.

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