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Aborto, dopo la bagarre in consiglio interviene Cgil: “Mozione con l’obiettivo di normare il controllo del corpo della donna”

“Non vogliamo nessuna limitazione a potersi avvalere di un diritto, frutto di anni di lotte della società civile”

Regione. Dopo la bagarre nel consiglio regionale avvenuto ieri, 5 febbraio 2019, anche Cgil Liguria è voluta intervenire sulla querelle relativa alla legge 194/78 (aborto) e lo ha fatto in modo molto critico.

Con 17 voti a favore, 6 contrari e 5 astenuti, infatti, il consiglio regionale ha approvato la mozione presentata da Matteo Rosso (FdI) e sottoscritta da Andrea Costa (Liguria Popolare), che impegna la giunta ad attuare le azioni riportate nella legge 194 del 1978 e a garantire l’attuazione del principio di autodeterminazione della donna in tutte le sedi così come esplicitato nella legge 194 del 1978 “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza” .

Ma Cgil ha espresso il proprio parere sfavorevole: “La mozione presentata dal consigliere regionale Rosso e approvata dalla maggioranza è strumentale, strizza l’occhio ai movimenti ‘pro-vita’ e non propone nessun intervento che incrementi i consultori e di conseguenza dia aiuto concreto alle donne. Ha soltanto il chiaro intento di restaurare un regime di stampo medioevale, un ritorno indietro ad un tempo in cui non era contemplata l’autodeterminazione delle donne e la loro libera scelta se procreare o meno, elemento, questo, invece presente nella legge 194/78”.

“La Cgil Liguria accusa la mozione di non prendere in esame la legge nel suo insieme e di avere l’unico obiettivo di voler normare il controllo del corpo delle donne, da sempre mirino delle forze politiche più conservatrici. La legge 194/78 consente alle donne di poter accedere all’interruzione di gravidanza in modo sicuro e libero e in questi anni ha permesso di salvare molte vite: ricordiamo che migliaia di donne sono morte a causa degli aborti clandestini. Non vogliamo nessuna limitazione a potersi avvalere di un diritto, frutto di anni di lotte della società civile”.

“In Liguria dal 2005 al 2017 le interruzioni volontarie sono diminuite del 35,6  per cento e dal 1982 ben del 70,8  per cento segno che la legge va nella direzione auspicata. In tutto il Paese si registrano fenomeni di recrudescenza civile e culturale. Il Comune di Genova ha istituito qualche mese fa il Registro delle famiglie, che prevede sconti e agevolazioni solo per le famiglie composte da un uomo e una donna uniti in matrimonio, escludendo tutti gli altri nuclei familiari, in contrasto con la Costituzione; il Governo con il Ddl Pillon vuole inserire norme che limitano di fatto la separazione, anche in presenza di violenza domestica”.

“Molti dei loro sostenitori paventano addirittura, con proclami deliranti, il divieto a divorziare. È presente in tutto il Paese un arretramento in termini di diritti, che si esprime principalmente con attacchi espliciti alla libertà delle donne. Questa deriva ha una medesima matrice culturale di stampo patriarcale che va contrastata, anche perché sappiamo nutrire la violenza sulle donne che ogni giorno miete vittime, facendo di questo fenomeno la vera emergenza nazionale”, hanno concluso Fulvia Veirana, segretaria regionale Cgil Liguria, e Cristiana Ricci, responsabile politiche di genere e pari opportunità di Cgil Liguria.

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