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Auto rubate e documenti falsi: procacciatori e agenzie auto compiacenti, così la banda “piazzava” la merce fotogallery

Arrestate 12 persone tra cui quattro di Albenga e una di Pietra Ligure

Savona. Vendeva auto di lusso, rubate all’estero, a italiani danarosi che potevano così aggiudicarsi una Porsche a cifre che oscillavano tra i 30 e i 50.000 euro. Mentre per gli stranieri proponeva documenti falsi a poco più di duemila euro, soprattutto patenti straniere che poi, un anno dopo, potevano essere convertite in quella italiana. E per farlo si affidava a veri e propri “procacciatori” tra cui il titolare di alcune agenzie di pratiche auto con sedi a Loano, Pietra Ligure e Ceriale.

auto rubate

E’ il fiorente “mercato” allestito da Carino Di Giovanni, 37enne nato in Germania e residente a Bordighera, che grazie anche all’intermediazione della 29enne compagna lituana Lina Naceviciute aveva, secondo gli inquirenti, creato un’organizzazione che coinvolgeva altre 10 persone. Una banda molto organizzata e attenta che però, alla fine, è caduta nella rete della Squadra Mobile della polizia di Stato di Savona: alla fine sono 12 le ordinanze di custodia cautelare (7 in carcere e 5 ai domiciliari), più decine le denunce, al termine di una indagine iniziata già nel 2017 grazie a una segnalazione riguardante un documento falso. “Una semplice segnalazione – racconta la comandante della Squadra Mobile savonese, Rosalba Garello – ma che ci ha fatto subito attivare perché temevamo di trovarci davanti a un reato legato all’immigrazione clandestina. Invece ci siamo trovati davanti a due ‘filoni’ differenti, il traffico di auto e la contraffazione di documenti”.

Per quanto riguarda il primo, a dare il via al giro d’affari era stata la compagna di Di Giovanni, Lina, che tramite un’amica d’infanzia aveva contattato un gruppo di connazionali attivo proprio nel traffico di auto rubate (e per questa sua “intermediazione”, nonostante il rapporto familiare, tratteneva una percentuale della vendita). Il gruppo si occupava di acquisire auto di lusso (come Porsche o Lexus, di valore superiore agli 80 mila euro) rubate di solito in Germania o in Belgio, di farle “preparare” (producendo la documentazione falsa e ribattendo o sostituendo il telaio) e quindi di farle pervenire in Italia grazie a due “autisti” lituani, Deimantas Juskevicius e Andrej Pismenyi (entrambi 35enni, nei loro confronti verrà spiccato un mandato di arresto europeo).

Una volta in Italia le auto venivano portate in un garage a Imperia, dove venivano fatti tutti i controlli su documenti e telaio: a quel punto le vetture venivano prima intestate a prestanome e poi proposte ai potenziali acquirenti (tutti italiani) da veri e propri “procacciatori”. Il principale aiutante in questo ramo secondo la polizia era il cugino di Di Giovanni, Carino Buttu, 41enne di Albenga, che oltre a cercare clienti in prima persona gestiva quelli segnalati dagli altri componenti della rete. Attivo nello stesso settore era anche un 50enne catanese, Emilio Edison Grasso, residente a Pietra Ligure, che come compito “aggiuntivo” aveva quello di procurare delle Sim straniere per eludere il monitoraggio da parte della polizia. Ai domiciliari sono invece finiti Cristian Schifano, 38enne ingauno, e Matthew Scuffi, 32enne nato ad Alba ma residente anche lui ad Albenga.

Un’altra “fonte” di auto da vendere era un gruppo di sinti attivo nel settore delle truffe (compravano auto usate da privati che le proponevano online, pagandole però con assegni falsi): a fare da intermediario tra Di Giovanni e i sinti era Giovanni Abbate, 43 anni, nato in Svizzera e attualmente già detenuto per altri reati.

L’indagine, però, coordinata dal pm Massimiliano Bolla, ha riguardato anche una attività parallela di Di Giovanni, ossia la vendita di documenti falsi ai cittadini stranieri. In questo caso i “prodotti” erano passaporti (i più cari, circa 6.000 euro), carte d’identità ma soprattutto patenti straniere. Questi titoli di guida, principalmente lituani o danesi, erano proposti a cifre tra i 2.000 e i 2.500 euro a chi non aveva la possibilità di conseguire la patente italiana (soprattutto per via della difficoltà dei quiz teorici): dopo un anno, infatti, è possibile chiedere la conversione del titolo di guida straniero in quello italiano.

Ad aiutare Di Giovanni in questo traffico era Francesco Ielo, nato a Reggio Calabria nel 1953 e residente ad Albenga. Ai domiciliari è finito anche il 75enne Domenico Marziano, titolare di diverse agenzie di pratiche auto (a Pietra, Loano e Ceriale): secondo gli inquirenti metteva in contatto Di Giovanni con stranieri che non riuscivano a passare l’esame teorico. Totalmente estranee invece sono risultate essere le agenzie di pratiche auto gestite dai figli di Marziano.

Per tutte le persone citate (più un altro italiano, attualmente però in Brasile) il giudice Fiorenza Giorgi ha emanato ordinanze di custodia cautelare (in carcere per Di Giovanni, Buttu, Grasso, Abbate e Ielo più i due lituani, ai domiciliari per la compagna Lina e gli altri collaboratori). Decine invece i clienti denunciati: in tutti i casi, è la tesi della polizia, non potevano non essere a conoscenza della provenienza dei documenti o delle auto di lusso che andavano ad acquistare. Per le vetture stanno scattando in queste ore anche i sequestri preventivi.

“Voglio fare un plauso alla Squadra Mobile per la costanza e la tenacia con cui hanno portato a termine questa operazione – è il commento del Questore, Giannina Roatta – Un’attività un po’ diversa dalle altre, il che testimonia le capacità di una squadra in grado di diversificare i metodi di lavoro a seconda dei reati che deve affrontare. E’ una squadra che ha una profonda conoscenza del territorio della Provincia, e che con una operazione di ampio respiro ha identificato un sodalizio internazionale”.

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