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“Stupratori a casa Boldrini”: Camiciottoli condannato a 20 mila euro di multa fotogallery video

Il sindaco di Pontinvrea dovrà versare anche 100 euro a favore di ciascuna delle cinque associazioni che si sono costituite parte civile e pagare le spese processuali

Savona. Ventimila euro di multa ed altri ventimila euro di risarcimento a Laura Boldrini (con la sospensione della pena se l’imputato pagherà il danno entro un mese dal passaggio in giudicato della sentenza). Lo ha stabilito questa mattina il giudice Emilio Fois al termine del processo al sindaco di Pontinvrea Matteo Camiciottoli per diffamazione ai danni della ex presidente della Camera, Laura Boldrini.

Boldrini torna in Tribunale a Savona

Il procedimento penale scaturito dal post Facebook in cui il leghista proponeva di far scontare agli stupratori di Rimini i domiciliari a casa di Laura Boldrini, sostenendo che ciò avrebbe potuto “metterle il sorriso”, è andato a sentenza già nella seconda udienza, dopo le deposizioni della stessa Boldrini, del suo staff comunicazione e di Camiciottoli.

Il sindaco di Pontinvrea, poi, dovrà versare anche 100 euro a favore di ciascuna delle cinque associazioni che si sono costituite parte civile (le associazioni Unione Donne Italiane, Differenza Donna, Se non ora quando, Donne in rete e Centro per non subire violenza) e dovrà pagare le spese processuali, pari a 3.500 euro per l’ex presidente della Camera e a 1.980 euro per ciascuna parte civile.

Raggiante l’ex presidente della Camera, che ha dichiarato: “Giustizia è fatta. Siamo molto soddisfatte. Parlo al plurale perchè non è solo la mia soddisfazione ma anche quella delle avvocate che erano qui, la mia e quelle delle associazioni costituitesi parte civile. Voglio dedicare questa sentenza a mia figlia, che non dovrà mai smettere di credere nella giustizia, e a tutte le figlie d’Italia, che devono sapere che in questo paese c’è una giustizia che non consente l’umiliazione delle donne. Sono contenta e mi auguro che alle tante giovani che nella Rete e non solo subiscono questi trattamenti umilianti arrivi il messaggio di alzare la testa, denunciare e non soccombere. Questa è la cosa più importante per una donna”.

Camiciottoli ha già annunciato che intende proseguire la battaglia: “Non mi pento di quel tweet perché non era un incitamento allo stupro, era un attacco a delle politiche che sono lontane da me. Chi mi conosce lo sa. Io devo rendere conto alla mia coscienza. Credo che il giudice abbia emesso una ‘buona’ sentenza. Ma la appelleremo: siamo convinti di non dovere un centesimo all’onorevole Boldrini, di non dovere un centesimo alle associazioni. Rimaniamo dell’idea che la mia fosse sono un’aspra critica ad una politica che oggi è stata rinnegata, probabilmente per un interesse di consensi, ma che qualunque italiano sa che è sempre stata portata avanti dall’onorevole Boldrini”.

“Evitare il processo con le mie scuse? Io faccio attività politica per non stare sotto scacco del potente di turno che mi chiede scuse se dico qualcosa contro di lui. Io faccio attività politica convintamente con le mie idee (lasciamo giudicare i cittadini se sono giuste o sbagliate) e non devo assolutamente scusarmi. Non c’è un motivo perché in coscienza non ho un motivo per dovermi scusare”.

“Questo non era un processo politico – ha sostenuto il pm Chiara Venturi che nella sua requisitoria aveva chiesto una condanna a otto mesi per Camiciottoli – E non stiamo discutendo di una ‘istigazione a delinquere’, come sarebbe l’invito a uno stupro. Stiamo parlando di diffamazione aggravata, per mezzo di un post pubblico su Facebook e ai danni di una carica pubblica dello Stato. Diffamare significa offendere l’onore e il decoro di una persona: ritengo sia quello che ha fatto l’imputato“.

“Postare la fotografia di un violentatore, correlandone la presenza a casa di una donna, una qualsiasi donna (in questa sede non importa il ruolo pubblico di Boldrini), e suggerire un atto sessuale tra i due, notoriamente è una cosa che fa venire il sorriso alle donne… – ha ironizzato Venturi – Purtroppo lo sappiamo tutti che nel parlare comune a volte si sostiene questa tesi, che avere un rapporto con un uomo possa ‘far bene’ a una donna, ma questo non toglie che sia offensivo. Suggerire che la donna in questione possa ‘darla via’ al primo venuto è diffamazione, e in questa valutazione non c’entrano nulla le idee politiche, giuste o sbagliate, delle persone coinvolte: la critica politica non può sfociare nell’offesa all’avversario”.

Tesi a cui il legale di Camiciottoli, Marco Mori, ha replicato così: “Condivido il fatto che questo non sia un processo politico. Il problema è che in questo processo abbiamo parlato solo di politica… abbiamo affrontato l’immigrazione e la violenza di genere, ma sempre dal punto di vista politico. Si è parlato poi di stupro, sesso e violenza, ma anche il pm ha giustamente fatto notare che Camiciottoli non ha mai parlato di stupro e di sesso. Il mio assistito ha solo suggerito che averli a casa potesse farle piacere, senza ulteriori precisazioni. Leggere in quel post, che partiva proprio con l’intento di tutelare una donna, un invito allo stupro è un errore, e anche il pm concorda evidentemente con noi dato che ne ha fatto cenno nella struttura del capo d’imputazione. L’unico punto della discussione allora è quel riferimento al ‘sorriso’: la frase è provocatoria ma assolutamente chiara, lecita e non diffamatoria. Boldrini è attaccata non in quanto donna, ma come politico”.

Le parti civili avevano invece formulato richieste di risarcimento danni di vari importi, per decine di migliaia di euro.

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