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Spese pazze, la scure della “Severino” su Melgrati: potrebbe essere salvato dalla modifica dell’articolo 316 ter del codice penale

Il legale Vazio: “Puntiamo alla piena assoluzione, ma non escludiamo questa strada” (già percorsa dai legali di Rixi)

Alassio. Le conclusioni del suo legale Franco Vazio, nell’ambito del processo relativo alle “Spese pazze” in Regione Liguria, sono state presentate lo scorso ottobre 2018, con un’arringa di oltre 2 ore. Ora sono in corso le discussioni degli avvocati dei coimputati e, presumibilmente in primavera 2019, sarà depositata la sentenza. E sale l’attesa per capire quale sarà, proprio in relazione alla sentenza, il futuro del sindaco di Alassio Marco Melgrati, che rischia la sospensione dalla sua carica.

Melgrati non è l’unico imputato. Sono 23 in tutto (tra i quali anche il viceministro Edoardo Rixi), infatti, i consiglieri regionali che si sarebbero fatti rimborsare con soldi pubblici, spacciandoli per spese istituzionali, cene, viaggi, gite al luna park, birre, gratta e vinci, ostriche, fiori e biscottini. In alcuni casi, sempre secondo l’accusa, venivano consegnate ricevute che erano state dimenticate da ignari avventori. In altri venivano modificati gli importi a mano. Le pezze giustificative, molto spesso, si riferivano a periodi festivi: Natale, Capodanno, Pasqua e Pasquetta, 25 aprile e Primo Maggio.

Ma è proprio su Melgrati, nel suo ruolo di primo cittadino, che aleggia la scure della Legge Severino, che si applica agli amministratori condannati per reati come il peculato o il 316 ter del codice penale. Con un’eventuale condanna in primo grado,  scatterebbe la sospensione dalla carica di sindaco (nel caso specifico, Melgrati dovrebbe lasciare il posto al suo vice, Angelo Galtieri) per 18 mesi, ai quali se ne aggiungerebbero altri 12 in caso di conferma della condanna da parte della Corte di Appello, e poi con conseguente decadenza dell’intera giunta comunale e nuove elezioni nel caso di conferma della condanna da parte della Cassazione.

L’accusa è quella di peculato, che prevede, ovviamente in caso di condanna, una pena compresa tra i 4 e i 10 anni. Ma, oltre all’assoluzione in cui confidano lo stesso imputato e il suo legale Franco Vazio, ad “aiutare” il primo cittadino alassino potrebbe essere la modifica all’articolo 316 ter del codice penale, già in vigore, attraverso il quale si potrebbe richiedere la derubricazione del reato da peculato a indebita percezione (pena prevista in caso di condanna, da 1 a 4 anni) di erogazioni o fondi pubblici (una strada già percorsa ad esempio, “seppur in via subordinata ad un’assoluzione”, dai legali del viceministro Rixi).

Il “passaggio” dal reato di peculato a quello di indebita percezione porterebbe quindi ad un duplice beneficio: pene meno severe e prescrizione più breve (7 anni invece che 12 e mezzo).

Un’ipotesi che al momento non è mai stata presa in considerazione dal legale di Melgrati Vazio, che non ha però chiuso la porta a tale strada: “Ho gridato ai quattro venti che è stato un grande errore presentare e approvare, come hanno fatto Lega e M5S, un vero e proprio codicillo ad personam, nascosto nelle pieghe del decreto, che di fatto derubrica il reato di peculato e che, guarda caso, aiuta i propri amici di partito”.

“Certo, però, che come avvocato di Melgrati nelle repliche parlerò di questa norma. Indubbiamente si tratta di una modifica significativa che trasforma e cancella per casi come questi il reato di peculato. Ciò posto, Melgrati non è chiamato a rispondere di gite al luna park, gratta e vinci o ostriche, ma di spese e di rendicontazioni come capogruppo assolutamente istituzionali e per questa ragione ho chiesto la sua piena assoluzione, senza subordinate”, ha concluso l’avvocato ingauno.

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