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Intesa Lega-M5S e arriva la proposta di legge: negozi aperti 26 domeniche e per 4 festività l’anno

Nel testo-bozza previste anche alcune deroghe per le zone turistiche, i centri storici e per i negozi di vicinato

Provincia. L’intesa, seppur con qualche modifica rispetto al progetto originale voluto dal ministro Luigi Di Maio, è arrivata. Lega e Movimento 5 Stelle hanno redatto e presentato il testo base della proposta di legge sulle “chiusure domenicali” in commissione alla Camera.

Il ministro del Lavoro penstastellato avrebbe voluto puntare sull’apertura del 25 per cento degli esercizi commerciali, ma con il Carroccio si è arrivati ad un accordo che prevede 26 aperture la domenica a fronte delle 52 domeniche totali (una domenica sì ed una no, in sostanza). Per quanto riguarda le zone turistiche, come le località di montagna o marine (il caso della Regione Liguria), saranno le stesse regioni a poter decidere come distribuire le 26 domeniche nel corso dell’anno.

Ma le novità non sono finite qui, perché nel testo-bozza è prevista anche l’apertura in 4 dei 12 giorni annui in cui vengono celebrate le principali festività laiche e religiose, anche in questo caso a discrezione delle stesse regioni.

Ma non mancano le deroghe, riservate a zone turistiche, centri storici e negozi di vicinato. Inoltre, nei negozi dei Comuni che vantano fino a 10mila abitanti saranno aperti i negozi fino a 150 metri quadri, mentre nei comuni con più di 10mila abitanti saranno aperti i negozi fino a 250 metri quadri.

Resteranno sempre aperte, poi, le rivendite di generi di monopolio, i negozi nelle stazioni, le rivendite di giornali, rosticcerie, pasticcerie, gelaterie, negozi di fiori e articoli da giardinaggio, mobili, libri, dischi, nastri magnetici, musicassette, videocassette, opere d’arte, oggetti d’antiquariato, stampe, cartoline, articoli da ricordo e artigianato locale. E ancora, le stazioni di servizio autostradali, le sale cinematografiche, gli autosaloni e gli esercizi commerciali nei parchi divertimento, negli stadi e nei centri sportivi.

E coloro che “sgarreranno” finiranno nella “morsa” del Governo, che per le violazioni in materia ha previsto sanzioni salate, da 10mila a 60mila euro di multa, raddoppiate in caso di recidività (denaro che sarà poi impiegato nella lotta all’abusivismo commerciale e per migliorare il decoro urbano delle città).

Nel momento in cui il testo-bozza dovesse divenire legge a tutti gli effetti, bisognerà capire le ricadute economiche che avrà sulle diverse regioni d’Italia, che hanno sempre basato buona parte degli incassi annuali proprio dal settore dello shopping, in particolare domenicale. E tra queste, la Liguria, e in particolare il savonese, non fa eccezione.

Commenti

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  1. Scritto da raffaele de crescenzo

    Credo sia un disastro chiudere la domenica per una regione e soprattutto una provincia come la nostra. Le ricadute antieconomiche che andrebbero a svilupparsi non troverebbero compensazioni di nessun tipo. Mi auguro che il disastro del “no” ripensi a questa ennesima scellerata proposta