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Processo Gsl: mostrati in aula i filmati delle intercettazioni ambientali della Finanza

Il processo va avanti per dieci imputati per altre contestazioni di abuso d'ufficio, falso e rivelazione di segreti d'ufficio

Savona. E’ ripreso questa mattina in tribunale il processo per relativo all’inchiesta Gsl. Dopo che è caduta per prescrizione l’accuse di turbativa d’asta contestata a sei persone, tra manager pubblici e privati, restano in piedi quelle di abuso d’ufficio, falso, rivelazione di segreti d’ufficio che sono contestate (a vario titolo) a dieci imputati.

Questa mattina, come previsto, nel corso dell’udienza davanti al collegio del tribunale sono stati visionati i filmati relativi alle intercettazioni ambientali fatte dalla guardia di finanza che avevano installato delle telecamere nascoste e dei microfoni negli uffici dell’Asl 2 Savonese. Tra i diversi video proiettati in aula anche quelli, risalenti al maggio del 2014, nei quali secondo l’accusa si vedeva Claudia Agosti, allora direttore sanitario dell’Asl, mentre nel suo ufficio consegnava un foglio con le domande di un concorso interno a due candidati, Emilia Calderino (allora dirigente medico) e Luca Garra (allora allora responsabile del dipartimento epidemiologia e programmazione Asl), permettendogli di conoscere in anticipo gli argomenti della prova orale. Una rivelazione costata ad Agosti l’accusa di rivelazione di segreti d’ufficio (la contestazione per i due candidati era invece stata archiviata in udienza preliminare).

Sempre oggi sono stati mostrati davanti ai giudici, agli avvocati ed al procuratore Ubaldo Pelosi, oltre ad alcuni imputati tra cui Flavio Neirotti e Agosti, i filmati che riguardano la contestazione di falsità materiale e distruzione di atti mossa nei confronti di Graziella Baldinotti Tizzoni che mostrerebbero l’ex dirigente Asl mentre distrugge alcuni documenti poi portati via dall’uffficio in un sacco nero. Secondo i finanzieri di trattava di atti rigurdanti la procedura per le assegnazioni a Gsl della gestione dell’ortopedia privata.

Il processo riprenderà il prossimo febbraio con l’audizione di altri testimoni dell’accusa. A giudizio restano Alessio Albani (allora legale rappresentante della Omnia Medica società capogruppo della rete temporanea d’imprese che si era aggiudicata il bando relativo all’ortopedia privata di Albenga), Eddie Bibbiani (medico chirurgo Gsl), Luca Garra, Guido Grappiolo (medico chirurgo del Gsl), Fabrizio Grilli (medico chirurgo Gsl), Stefano Maxena (medico chirurgo Gsl), Giuseppe Moraca (medico chirurgo Gsl), Neirotti (ex direttore generale Asl 2), Baldinotti (ex direttore amministrativo Asl 2) e Claudia Agosti (ex direttore sanitario Asl 2 oggi in pensione). A vario titolo ed in concorso, dovranno rispondere delle accuse di abuso d’ufficio (in relazione all’allargamento del valore economico del progetto che, partito da sette milioni di euro per la sola provincia di Savona, era arrivato ai 21 milioni che Gsl avrebbe incassato su scala regionale), falso (relativamente a centinaia di cartelle cliniche che sarebbero state falsificate per attestare la presenza di medici che in realtà erano assenti) e rivelazione di segreti d’ufficio.

L’indagine sull’affaire Gsl aveva preso le mosse dal sospetto che l’assegnazione del progetto di sperimentazione gestionale per il recupero delle fughe dei pazienti liguri fosse il risultato di una turbativa d’asta. In particolare, secondo l’accusa del pm Pelosi, la gara di assegnazione di 18 posti letto nell’ospedale di Albenga (formalizzato con una delibera dell’Asl del 2010, approvata in Regione nel 2011) fu “taroccata”, con la “collaborazione” dei vertici dell’Asl 2 arrivando poi anche ad allargare appunto il valore economico del progetto.

Indagando su Gsl, le Fiamme Gialle avevano poi scoperto le altre presunte irregolarità sulla gestione delle cartelle cliniche che vede coinvolti cinque chirurghi (Grappiolo, Bibbiani, Grilli, Maxena e Moraca). L’inchiesta, tra l’altro, aveva anche segnato la fine della gestione da parte di Gsl dell’ortopedia privata di Albenga: la Regione aveva infatti annullato la gara per la sperimentazione e bandito un nuovo concorso, quello che poi era stato vinto dal Policlinico di Monza.

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