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Processo Gsl: cade per prescrizione l’accusa di turbativa d’asta per Albani, Neirotti e altri manager pubblici e privati

Il processo va avanti per dieci imputati per altre contestazioni di abuso d'ufficio, falso e rivelazione di segreti d'ufficio

Savona. E’ caduta per prescrizione l’accusa di turbativa d’asta contestata a sei persone, tra manager pubblici e privati, nel processo relativo all’indagine sull’assegnazione – risalente al maggio 2011 e che secondo la Procura era stata pilotata – a Gsl (Gruppo Sanitario Ligure) della gestione del reparto di ortopedia privata di Albenga. Questa mattina, infatti, il collegio del tribunale di Savona ha pronunciato una sentenza di non doversi procedere nei confronti degli ex dirigenti di Asl 2 Flavio Neirotti, Graziella Baldinotti Tizzoni e Claudia Agosti, ma anche di Alessio Albani (allora legale rappresentante della Omnia Medica società capogruppo della rete temporanea d’imprese che si era aggiudicata il bando), Angelo Antoniol (dirigente della Omina Medica) e Luca Garra (allora responsabile del dipartimento epidemiologia e programmazione Asl).

Sempre per prescrizione, Agosti, Albani, Baldinotti, Garra, Neirotti e Antoniol sono stati prosciolti anche dal reato di rivelazione di segreti d’ufficio perché, secondo la Procura, era stato reso noto ai privati il contenuto del bando di gara prima della pubblicazione, attraverso la consegna della relazione interna sulle “fughe dei pazienti liguri” utilizzata per predisporlo proprio per consentire a Gsl di presentare un’offerta idonea e vantaggiosa.

Il processo per l’inchiesta Gsl adesso proseguirà per dieci imputati: Albani, Eddie Bibbiani (medico chirurgo Gsl), Garra, Guido Grappiolo (medico chirurgo del Gsl), Fabrizio Grilli (medico chirurgo Gsl), Stefano Maxena (medico chirurgo Gsl), Giuseppe Moraca (medico chirurgo Gsl), Neirotti (ex direttore generale Asl 2), Baldinotti (ex direttore amministrativo Asl 2) e Claudia Agosti (ex direttore sanitario Asl 2 oggi in pensione). A vario titolo ed in concorso, dovranno rispondere delle accuse di abuso d’ufficio (in relazione all’allargamento del valore economico del progetto che, partito da sette milioni di euro per la sola provincia di Savona, era arrivato ai 21 milioni che Gsl avrebbe incassato su scala regionale), falso (relativamente a centinaia di cartelle cliniche che sarebbero state falsificate per attestare la presenza di medici che in realtà erano assenti) e rivelazione di segreti d’ufficio.

Per quanto riguarda la contestazione che resta in piedi per Albani, quella di abuso d’ufficio in concorso con Neirotti, Baldinotti, Agosti e Garra, si fa riferimento alle delibere con cui era stata assegnata direttamente a Gsl, senza svolgere nessuna gara d’appalto, l’estensione del servizio di sperimentazione per il recupero delle fughe di ortopedia. Accusa che, inizialmente, era stata mossa anche all’ex presidente della Regione Liguria Claudio Burlando e all’ex assessore alla sanità Claudio Montaldo che però erano già stati prosciolti in udienza preliminare con una una sentenza di non luogo a procedere “perché il fatto non costituisce reato”. Tra l’altro, proprio in occasione dell’udienza davanti al gup, gli ex vertici della Regione avevano ribadito di aver approvato il progetto di ortopedia privata di Albenga perché aveva soltanto finalità di interesse pubblico: limitare le perdite economiche per il servizio sanitario locale, evitare le fughe dei pazienti fuori regione e, di conseguenza, diminuire i disagi per i cittadini liguri.

Per Antoniol (difeso dall’avvocato Franco Aglietto), al quale venivano contestate solo le accuse di turbativa d’asta e rivelazione di segreti d’ufficio, il processo è invece finito oggi.

Nella prossima udienza, fissata per la fine di gennaio, saranno sentiti i primi testimoni dell’accusa (l’inchiesta era stata coordinata dall’attuale Procuratore di Savona Ubaldo Pelosi), ma saranno anche visionati in aula alcuni filmati delle intercettazioni ambientali fatte dagli inquirenti.

L’indagine sull’affaire Gsl aveva preso le mosse dal sospetto che l’assegnazione del progetto di sperimentazione gestionale per il recupero delle fughe dei pazienti liguri alla cordata guidata da Albani fosse il risultato di una turbativa d’asta. In particolare, secondo l’accusa del pm Pelosi, la gara di assegnazione di 18 posti letto nell’ospedale di Albenga (formalizzato con una delibera dell’Asl del 2010, approvata in Regione nel 2011) fu “taroccata”, con la “collaborazione” dei vertici dell’Asl 2 arrivando poi anche ad allargare appunto il valore economico del progetto.

Indagando su Gsl, le Fiamme Gialle avevano poi scoperto le altre presunte irregolarità sulla gestione delle cartelle cliniche che vede coinvolti cinque chirurghi (Grappiolo, Bibbiani, Grilli, Maxena e Moraca). L’inchiesta, tra l’altro, aveva anche segnato la fine della gestione da parte di Gsl dell’ortopedia privata di Albenga: la Regione aveva infatti annullato la gara per la sperimentazione e bandito un nuovo concorso, quello che poi era stato vinto dal Policlinico di Monza.

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