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I Magazine di IVG.it - Per un Pensiero Altro

Più su, fino al sole

Per un Pensiero "Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista?
Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.

“Ogni uomo è figlio del proprio coraggio e della profondità del proprio sguardo” afferma Gershom Freeman, non so se per sollevare ogni uomo da eventuali nemesi o se stesse pensando alla vicenda di Icaro che vi voglio raccontare. In ogni caso proseguiamo la nostra riflessione intorno al “mostro di Creta” per incontrare di nuovo il gran cuore del re, il saggio Minosse.

Abbiamo imparato ad apprezzarne la sensibilità osservandolo mentre non rispettava un accordo stipulato con un dio, lo abbiamo seguito nei mesi di attesa per la nascita del primogenito per assistere al suo rancore ed alla decisione di imprigionarlo per sempre in un labirinto per poi nutrirlo esclusivamente con carne umana. Credo che sia chiaro a tutti che non si trattasse di un padre ed un marito esemplare, ma sicuramente, come uomo di potere, di un eccellente antesignano della più cinica realpolitik, per non parlare della geniale lungimiranza. Decise, infatti, di convocare i progettisti del labirinto per sapere se avevano concedpito la loro opera prevedendo una qualche possibilità di fuga per il prigioniero. La risposta di Dedalo lo inquietò. “Io e mio figlio abbiamo realizzato una mappa grazie alla quale sarebbe possibile trovare la via d’uscita – lo informò il famoso ed incauto artista – ma ne esiste solo una copia ed è in nostro possesso, Maestà, potete stare certo che il vostro segreto rimarrà tale, nessuno potrà uscire dal labirinto per raccontarlo”.

Suppongo per non venir meno alla sua fama di politico pragmatico, il saggio sovrano si fece consegnare la mappa e fece rinchiudere padre e figlio nella prigione da loro stessi progettata. Idea non priva di sadica ironia, ma certamente efficace, nessuno avrebbe saputo come uscire e i due non avrebbero potuto raccontare di aver ricevuto l’orribile incarico dal re di Creta. Va anche precisato, però, che si narra che Minosse fosse informato della prestazione tecnica fornita dai due alla moglie e di quanto fosse accaduto di conseguenza, vien da pensare che il suo gesto gli consentisse, oltre ad assicurarsi il silenzio dei responsabili tecnici, anche di godersi la vendetta sui due malcapitati artigiani. A questo punto la nostra solidarietà va tutta agli incolpevoli esecutori, ma può essere interessante qualche informazione su Dedalo: il grande artista aveva un nipote di nome Calos, figlio della sorella, per amore della quale lo aveva preso a bottega. Il giovane rivelò ben presto doti artistiche superiori a quelle del cugino Icaro e, a detta di molti, anche dello zio.

L’invidia, è noto, è cattiva consigliera, fu a causa sua che Dedalo si risolse ad uccidere il valente nipote, ma, abile come scultore, non lo era altrettanto come assassino, venne scoperto e condannato a morte. Riuscì a fuggire da Atene in compagnia del figlio per nascondersi a Creta dove lo abbiamo incontrato all’inizio del nostro racconto. Chissà, forse le affinità elettive fecero sì che ben presto entrasse a corte e conquistasse la fiducia del re e della regina ma la collaborazione con quest’ultima lo perse e gli meritò il rancore di Minosse. In effetti esistono due versioni dell’epilogo: la prima sostiene che il re fece rinchiudere padre e figlio nel labirinto, la seconda che, avvertiti da Pasifae, i due tentassero la fuga ma Minosse fece nascondere tutte le navi così da rendere impossibile abbandonare l’isola.

Su di un punto coincidono le versioni, l’astuto artista realizzò la fuga costruendosi delle ali grazie a penne di uccello fissate alle braccia con della cera e, che padre affettuoso, fornì delle stesse anche Icaro. In effetti il povero ragazzo aveva subito l’onta di essere figlio di un assassino, di dover fuggire dalla città Natale, di dover essere coinvolto in vicende di dubbia morale ed infine, seppur incolpevole, rischiava di concludere la sua breve vita in terra straniera per mano delle guardie del re. La storia di Icaro è nota a tutti: spiccato il volo con il padre non prestò voce ai suggerimenti del saggio genitore, salì sempre più in alto nel cielo, più su, verso il sole, incontro ad una luce pulita e vitale, sempre più lontano dalle brutture del mondo. Va da sè che il calore sciolse la cera e le penne si staccarono dalle sue braccia, così il giovane cadde in mare e morì, si racconta che il suo corpo venne depositato dalle onde su di un’ isola tra la Grecia e la Turchia che prese da lui il nome di Icaria.

Per tutti il volo di Icaro è simbolo degli eccessi della giovinezza, di scarsa avvedutezza, di sopravvalutazione di sè, ma forse rappresenta di più il bisogno di bellezza ed il desiderio di giustizia per tutti. Forse non è un caso che nell’isola di Icaria vennero confinati tutti coloro i quali lottarono, circa due millenni dopo, contro il regime dei colonnelli in Grecia.

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì: clicca qui per leggere tutti gli articoli

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