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L’odissea di un pietrese: “Io, ferraiolo abusivo perché non esistono i moduli”

"Hanno creato un albo per regolarizzarci ma ad oggi nessuno ha ancora creato gli strumenti per permetterci di lavorare regolarmente"

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Pietra Ligure. Un nuovo albo professionale, appositamente creato “per regolarizzare una categoria che esiste da sempre in forma abusiva” ma che è ancora sprovvisto dei moduli necessari per permettere ai suoi iscritti di lavorare in regola e che quindi non ha raggiunto il risultato sperato. E’ questo il paradosso di cui è vittima il pietrese M.O., che da qualche mese si è iscritto alla neonata categoria 4Bis dell’Albo dei Gestori Ambientali.

Come spiega lo stesso M.O., tale categoria “è stata creata a giungo dell’anno scorso al fine di regolarizzare i cosiddetti ferraioli, gli addetti al recupero dei rifiuti metallici (che vengono poi commercializzati presso i centri di raccolta autorizzati)”.

M.O. faceva già parte dell’Albo dei Gestori Ambientali, anche se apparteneva ad una categoria differente (la 4F). Qualche mese fa ha però deciso di iscriversi alla 4Bis: “Espletata la trafila burocratica prevista per l’iscrizione all’Albo e giunto al momento di iniziare a lavorare – spiega M.O. – mi sono recato in alcune cartolerie specializzate in modulistica per acquistare il nuovo formulario semplificato che attesta la filiera del rifiuto dal produttore al punto di raccolta”.

Si tratta di un modulo fondamentale, che certifica la provenienza del rifiuto, le sue caratteristiche e indica chi lo ha recuperato e a chi è stato venduto. Un modulo fondamentale, come detto, senza il quale i ferraioli non possono lavorare. E che però non esiste ancora.

“Purtroppo nessuna delle delle tipografie autorizzate dal ministero delle finanze si è fatta carico della produzione di quest’ultimo – conferma M.O. – La Buffetti (per citarne una che ha risposto alla mia richiesta) mi ha comunicato di non aver in programma la messa in produzione. Allora mi sono rivolto all’Albo Gestori presso la sezione nazionale, regionale e provinciale. Mi hanno risposto che la cosa non è di loro competenza”.

Nonostante le difficoltà il pietrese non si è dato per vinto: “Ho scritto all’ufficio tutela ambientale della Provincia: mi hanno risposto che la comunicazione era stata passata al competente in materia e dopo questo più nulla. Ho scritto al ministero dell’ambiente, più volte: la risposta è stata uguale a quella ricevuta dalla Provincia”.

Insomma, il consueto rimpallo di competenze e responsabilità che, nel frattempo, lascia il diretto interessato nell’incertezza più totale e, nel caso specifico, senza la possibilità di lavorare: “In attesa di una risposta mi ritrovo a non poter lavorare in regola o (se decidessi di farlo senza la documentazione) a rischiare multe da 1.000 a 5.000 euro circa. Sono vittima di un vuoto legislativo che ha creato una categoria potenzialmente ai limiti della legge”.

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