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Laura Boldrini a Savona per dire “no” alla violenza di genere: “Non può essere normale essere umani di serie B” fotogallery

Oggi l'ex presidente della Camera sarà in tribunale per il processo contro Camiciottoli: "Lo faccio per tutte le figlie d'Italia"

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Savona. “Non si può convivere con la violenza. Lo dico alle donne, o alle ragazze vittime di bullismo o prese di mira sulla Rete: cercate di reagire. Non si può accettare come un fatto ‘normale’ ciò che non è normale, essere insultate come esseri umani di serie B. Oggi in Rete ci sono pratiche molto odiose come quella del revenge porn: è una cosa ignobile e infame, io dico alle ragazze di non soccombere e denunciare”. Lo ha spiegato ieri sera Laura Boldrini a oltre cento persone in una Sala Rossa gremita per la tappa savonese del suo “tour” contro la violenza di genere.

laura boldrini

Un ciclo di incontri che rappresentano un impegno attivo e solidale per dire “no” ad un fenomeno presente non solo in rete, ma in ogni frangente di vita quotidiana, una battaglia di cui Boldrini è da tempo alfiere. E Savona ha risposto: “Non pensavo che potesse esserci una tale affluenza. Vuol dire che il tema dell’occupazione femminile e del ruolo della donna nella società è sentito. E’ stato bello anche vedere partecipare tanti uomini: il tema deve essere affrontato da uomini e donne insieme, escludere gli uomini dal dibattito sarebbe un errore clamoroso”.

Per eliminare i capisaldi di una cultura maschilista, spiega infatti l’ex presidente della Camera, occorre diffondere i valori necessari, aprire gli occhi di coloro che ormai vivono assuefatti da una società costruita da regole ottuse. Il monito non è rivolto solo alle donne, ma anche agli uomini: Laura Boldrini ha evidenziato più volte che per rendere il mondo più equilibrato e rispettoso dei vari diritti si debba intraprendere un percorso dove la reazione da parte di entrambi i sessi diventa la chiave di volta per creare una società migliore.

I temi affrontati hanno toccato ogni sfera esistenziale della donna: dal bisogno di poter decidere l’interruzione di gravidanza fino alla necessità di una parità di retribuzione lavorativa con l’uomo, dall’urgenza di creare una rete di persone per ribellarsi ad un sistema tutt’ora ancorato ai pregiudizi di genere fino a porre i presupposti per realizzare un futuro migliore e più equo. Significativo è stato anche il discorso tenuto da Laura Moretti, consigliera di parità della Regione Liguria, che ha svelato numeri precisi circa le donne nei luoghi di lavoro, soprattutto di alto livello: in Liguria i dati mostrano come docenti universitari donne raggiungano la soglia del 9%, mentre in politica, solo il 30% dei sindaci è donna.

È stato anche affrontato un discorso sul linguaggio utilizzato, che spesso presenta i lineamenti della ancora persistente cultura maschilista, sul tanto discusso cambiamento di molti nomi che per anni sono stati pensati e pronunciati al maschile (vedi “il sindaco”, “l’avvocato”, “il signor presidente”). A partecipare all’evento sono state anche diverse associazioni come “Unione Donne in Italia”, “D.i.Re”, “Differenza Donna”, “Snoq-Torino” e “Centro per non subire violenza”, che, con la presenza di molti suoi membri (avvocati), hanno condiviso la loro esperienza.

Boldrini non lascerà immediatamente Savona: questa mattina, infatti, sarà in tribunale per la seconda udienza del processo che vede il sindaco di Pontinvrea, Matteo Camiciottoli, imputato per diffamazione nei suoi confronti (pubblicò un post in cui propose di inviare gli stupratori di Rimini ai domiciliari a casa di Boldrini, “magari le mettono il sorriso”). Una frase interpretata come un “augurio allo stupro” che ha dato vita a un’aspra querelle, partita sui social e sui media e approdata in tribunale: “Un sindaco che arriva a fare affermazioni così aberranti secondo me ne deve rispondere – spiega Boldrini – perché non si può pensare che uno apra bocca offendendo e umiliando altre persone. Io lo faccio per me, certo, per la mia dignità, ma anche per mia figlia e tutte le figlie di questo Paese che hanno il diritto di vivere in un’ambiente sano in cui sono rispettate. Non si può sempre ignorare il problema o andare oltre. Io sono qui con l’intenzione di affermare i miei diritti, e porterò avanti questa battaglia”.

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