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Il Tar Liguria respinge il ricorso di una sala scommesse di Albenga senza concessione

La sentenza ribadisce il no alla licenza per i bookmaker senza concessione

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Liguria. La licenza per l’apertura di una sala scommesse può essere concessa solo se il bookmaker ha una concessione statale. È quanto ha ribadito il Tar Liguria nella sentenza che respinge i ricorsi dei titolare di due sale scommesse di Ospedaletti (IM) e Albenga, collegati a una società maltese priva di concessione.

L’autorizzazione della Questura, che in questo caso era stata negata, “può essere concessa esclusivamente a soggetti concessionari o autorizzati da parte di Ministeri o di altri enti ai quali la legge riserva la facoltà di organizzazione e gestione delle scommesse”.

I giudici ricordano che l’ordinamento italiano in materia di scommesse prevede un sistema “a doppio binario”, “in quanto obbliga chi intenda svolgere l’attività per conto di un operatore estero a munirsi sia della concessione da parte dei Monopoli di Stato, che dell’autorizzazione di pubblica sicurezza”. Tale sistema, concludono i giudici, “ha positivamente superato il vaglio della giurisprudenza comunitaria e nazionale”.

In questo caso, la società a cui erano collegati i centri scommesse, come riferisce Agipronews, non ha aderito nemmeno alla sanatoria fiscale aperta nel 2015 e nel 2016 per i bookmaker privi di concessione. Non è vero, scrive il Tar, “che tale normativa si rivolgesse soltanto ai soggetti evasori dell’imposta unica”, impedendo quindi la partecipazione alla sanatoria a coloro che, come la società in questione, hanno sempre dichiarato di avere sempre assolto gli obblighi fiscali.

“Nulla impediva ai ricorrenti, se in grado di provare l’integrale assolvimento agli obblighi di pagamento dell’imposta unica, di prendere comunque parte alla originaria procedura di regolarizzazione, di conseguire l’autorizzazione di polizia e di chiedere successivamente il rimborso di quanto versato in eccesso all’atto della regolarizzazione”, conclude il Collegio.

La vicenda presa in esame dal Tar Liguria riguarda il periodo storico del 2014, ovvero fatti antecedenti l’entrata in vigore della legislazione che ha poi autorizzato il centro di Albenga a svolgere attività di promozione e raccolta scommesse per conto del bookmaker maltese. Difatti, a seguito dell’entrata in vigore dell’articolo 1 (comma 644 lettera E) della Legge di Stabilità 2015, la Questura di Savona, con nota del 9 dicembre 2016, ha consentito al titolare del centro di Albenga di lavorare in favore del bookmaker maltese, privo di concessione italiana, ma titolare di licenza comunitaria.

Per quanto riguarda invece la contestazione circa la mancata partecipazione alla cosiddetta “Sanatoria fiscale”, il legale difensore del titolare del centro di Albenga precisa che “presupposto per aderirvi fosse il mancato pagamento dell’imposta sulle scommesse: ma avendo il centro di Albenga (così come gli altri centri) pagato l’imposta unica, per lo stesso è stato impossibile aderire alla ‘regolarizzazione fiscale per emersione’. A tutt’oggi pende un ricorso nanti il Tar Lazio per far accertare la discriminazione subita dal bookmake per la sua esclusione alla Sanatoria”.

“Non è poi vero che fosse possibile partecipare comunque alla Sanatoria e chiedere poi il rimborso sull’eventuale somma versata in eccesso: tale aspetto sarà meglio esaminato in sede di appello di fronte al Consiglio di Stato”.

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