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Il calcio di domani secondo Roberto Samaden

Lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia

Con una gigantesca torta “a tema”, confezionata in famiglia l’organizzatore Franco Vassallo si è potuto finalmente sedere a tavola per un ultimo brindisi con l’animo in pace non tanto per apprezzare la tradizionale cena con le società partecipanti svoltasi il 18 di gennaio nel sontuoso Palace Hotel Città di Arco, quanto per il convegno svoltosi con successo nella sala consiliare del Casinò in collaborazione con il Comitato Provinciale della Figc di Trento, che ha regalato agli allenatori, ai dirigenti e ai presidenti in occasione dell’edizione n° 20 del Torneo Pulcini Città di Arco il cui titolo, non a caso, riguardava proprio il ruolo importantissimo dei vivai affinché il nostro calcio possa avere un domani.

“Dai vivai il futuro del calcio?”, un tema apparentemente scontato ma non tanto se si pensa che l’Uefa sta disegnano un progetto per le Coppe alle quali le società, che hanno conquistato sul campo il diritto a disputarle, debbano partecipare con in lista un certo numero di giocatori fatti in casa. Il delicato argomento è stato messo nelle mani di Roberto Samaden, responsabile del floridissimo settore giovanile dell’Inter e vicepresidente nazionale del settore giovanile e scolastico della Figc, e di Stefano Vecchi, il tecnico che, per così dire, ha valorizzato il lavoro di Samaden vincendo con la Primavera nerazzurra due campionati nazionali, una Supercoppa, una Coppa Italia e un Viareggio.

Per Samaden il gap esistente tra il vivaio di una squadra dilettanti e quello di un importante club professionistico non va ricercato tanto tra coloro che insegnano calcio ai più piccini. Nella media – ha sostenuto – i nostri allenatori sono preparati, tutti o quasi, hanno frequentato corsi di aggiornamento o hanno sfruttato le occasioni che si sono loro presentate per crescere. Mancano, invece, i buoni dirigenti e soprattutto i corsi per trasformare persone di buona volontà in dirigenti capaci di gestire e far crescere un gruppo.

Samaden ha dato inoltre una spallata agli attuali sistemi di allenamento, troppo ingessati dagli orari che, alla fine, limitano le effettive ore che i ragazzi trascorrono in campo. Ci stanno troppo poco – ha ribadito – bisogna farli giocare di più e tenere sempre presente che i nostri ragazzi devono divertirsi, essere felici di appartenere a un gruppo e di crescere con dei compagni che alla fine diventano amici. Il tecnico migliore, a Milano come in un paese di una vallata sperduta, è quello che inizia un campionato con 20 ragazzi e lo termina con 21, perché, al di là dei risultati, ha saputo creare una realtà attraente.

Non poteva mancare il tema relativo ai genitori troppo invadenti. Per Samaden, i genitori, opportunamente gestiti, diventano una risorsa. La società li dovrà incontrare a inizio stagione, presentando loro i programmi e i tecnici che seguiranno i loro figli oltre ai dirigenti delegati a seguire quella realtà. E sarà cura di questi ultimi gestire nel corso della stagione i periodici incontri con i genitori, evitando ingerenze tecniche ma coinvolgendoli nel progetto.

Ecco perché, insomma, accanto ai corsi per allenatori servono anche quelli per dirigenti. Si è trattato di un dibattito coinvolgente, con protagonista un pubblico particolarmente interessato e numeroso che ha lasciato nuovi spazi per operare nel domani con una mentalità sempre più aperta ed adeguata alle necessità e al cambiamento.

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